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«Ho sconfitto il male anche grazie allo sport»

«Ho sconfitto il male anche grazie allo sport»

Copparo, l’atleta Stefano Zannoni tre anni fa era stato colpito da un tumore «Sono le grandi passioni che ti possono riportare alla vita. E io ci sono riuscito»

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COPPARO. Stefano Zannoni è un atleta conosciutissimo: 52 anni, una moglie e due figlie, un lavoro da responsabile commerciale per una ditta veneta. Un fisico possente. Atleta di livello in anni giovanili nel nuoto, poi Isef e un'attività che lo ha reso conosciutissimo di preparatore atletico in sport di squadra (era lui a preparare la Copparese negli anni Novanta, e le sue formidabili tabelle sono ancora molto usate a tenti livelli nel calcio e non solo). Poi la passione per il nuoto di fondo, in mare. Cosa diversissima dalla piscina, la differenza che c'è tra correre in una pista di atletica o in una campestre impegnativa. A fine 2014, però, il colpo fatale . O quasi. È’ lui stesso che lo racconta: «Stavo benissimo. lavoravo, nuotavo. Mai stato in ospedale o malato in vita mia. In ottobre, nel 2014, mi manca la voce. Come per un colpo di freddo. Specialisti, altre visite. È un tumore maligno alla base della lingua, che occupa quasi tutto lo spazio della laringe. Se non sono morto soffocato è stato solamente per la mia grande capacità polmonare. A fine dicembre in un istituto di Milano mi operano con una tecnica robotica talmente avanzata da estirpare tutto e non richiedere nemmeno chemio o radio terapia. Ora solamente attenti controlli trimestrali». E quando ti sembrava che tutto fosse perduto, e dopo un intervento all'avanguardia.

«Sono ritornato al nuoto in mare. L'allenamento, la spinta, l'affrontare le onde, cercare le boe. Difficile, impegnativo, ma ti fa sentire ancora più vivo. Sono stato un atleta per tutta l a vita. Lo sono ancora» . Partecipazione ai campionati master.« Si, con buoni risulati. E la competizione è accesissima, con avversari che sono andati anche alle Olimpiadi, a volte». Quest'anno ho avuto ottimi risultati specie nel mezzo fondo, sui 3000 metri. A giugno secondo assoluto nei master 50 nel mezzofondo a Castiglion della pescaia, a 20” dal primo, Luca Monolo, campione europeo in carica. 27 assoluto su 160 partecipanti (agonisti e master). Sempre in giugno, 20 assoluto a Chioggia, sesto Master, primo nei Master 50. Nel gruppo di testa con i ventenni. A Trieste, primo luglio, ancora primo in categoria, settimo assoluto. Nel gruppo di testa ero il meno giovane. Il giorno dopo, nel fondo (5200 metri) pago lo sforzo (e, probabilmente , la pasta e l'eccellente fritto misto della cena...) 28 assoluto su 78, quasi tutti agonisti e sesto master(primo nella categoria). E poi , una grande giornata, lo scorso 8 luglio al Baloo di Punta Marina (Ravenna) la gara più attesa della stagione, campionato regionale Emilia Romagna. Ci sono due gare. La mattina presto alle 9.15 i cinquemila metri del fondo, e poco dopo le 11 (mezz'ora dopo la fine del fondo) il mezzo fondo di 2500. da un anno dico che le voglio nuotare entrambe. Non mi crede nessuno. Io insito. Mia moglie Susy (conosciutissima a Copparo: fu fondatrice ed attrice per anni della compagnia dialettale Quei da Cupar) in modo drammatico e convincente cerca di diassuadermi. Non ci riesce,. Tra i partenti del fondo c'è anche la medaglia olimpiaca Stochino. Quindicesimo assoluto (su novanta partecipanti), 15 assoluto Master e secondo in categoria (il solito Monolo...) e tempo ottimo. oltretutto sono primo in classifica regionale per i master 50. Acqua, una barretta energetica e sono pronto a ripartire. Mia moglie fa di tutto per dissuadermi. Arrivo ventiquattresimo (su 203) primo di categoria, nono dei master. Nuoto tutto il tempo con i migliori. Primo nella classifica regionale. Al traguardo, mi guardo intorno,. Susy ha il compito di fotografare l'arrivo. Non la vedo. È ancora sul lettino a prendere il sole. E quando arriva, tempo, molto tempo, dopo mi rimprovera in modo spettacolare per essere arrivato troppo presto».

Un ritorno alla vita, ormai quasi tre anni dopo la malattia. È’ proprio vero le passioni ti riportano alla vita.

Alessandro Bassi

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