Il circolo velico vola Boom di richieste e necessità di spazi
Lido Volano, il presidente Feggi: cerchiamo una nuova sede «Non vogliamo soldi, solo un posto per lavorare bene»
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LIDO VOLANO. Per potenziare i tanti progetti di scuola turistica e di vela che, insieme alle iniziative di carattere ambientale e culturale lo contraddistinguono da sempre, il Circolo velico del Lido di Volano è alla ricerca di nuovo spazio.
«Qui c’è vita, creatività, voglia di fare per i giovani e per il territorio - spiega Enrico Feggi, presidente del Circolo velico del Lido di Volano -, ma lo spazio che abbiamo in concessione si è fatto ormai troppo stretto». Situato tra i bagni Playground ed Isa, raggiungibile dal retrospiaggia del Lido di Volano, il circolo velico è una sede distaccata di quello attivo a Codigoro ed ospita al suo interno 80 tra catamarani e derive, oltre ai gommoni per l'assistenza in mare e alle barche dei soci.
La sede principale di Codigoro, che conta 360 iscritti, gestisce solo il comparto delle barche a motore, mentre al Lido di Volano tutte le attività incentrate sulla vela. «Qui ospitiamo anche 48 canoe, non solo di gente del posto e promuoviamo il turismo lento - prosegue Feggi -, perché questo è un territorio che si presta a coniugare sport, ambiente, tempo libero e vacanza, ma ci manca lo spazio fisico. Abbiamo una lista d'attesa con tempi di due o tre anni, prima che si liberi qualche posto».
Il circolo velico è titolare di una concessione demaniale che il demanio marittimo regionale, ha rilasciato al Comune di Codigoro, il quale a sua volta ha ceduto alla struttura, presieduta da Feggi.
Tra le attività di spicco organizzate dal circolo velico anche la vela-terapia, con una serie di iniziative ludico-sportive rivolte ai bimbi in cura, presso la Neuropsichiatria infantile dell’Asl di Codigoro.
«Chiediamo spazio, non soldi - precisa Feggi -; abbiamo riscontrato molta sensibilità e attenzione al nostro problema da parte dei consiglieri comunali che sono venuti a trovarci domenica, in occasione della liberazione di una tartaruga. Abbiamo tanta voglia di fare cose buone per qualificare il territorio».
Lo spazio che circonda il circolo velico tuttavia è in prevalenza occupato da fasce dunose naturali, tutelate da vincoli normativi paesaggistici.
Katia Romagnoli
«Qui c’è vita, creatività, voglia di fare per i giovani e per il territorio - spiega Enrico Feggi, presidente del Circolo velico del Lido di Volano -, ma lo spazio che abbiamo in concessione si è fatto ormai troppo stretto». Situato tra i bagni Playground ed Isa, raggiungibile dal retrospiaggia del Lido di Volano, il circolo velico è una sede distaccata di quello attivo a Codigoro ed ospita al suo interno 80 tra catamarani e derive, oltre ai gommoni per l'assistenza in mare e alle barche dei soci.
La sede principale di Codigoro, che conta 360 iscritti, gestisce solo il comparto delle barche a motore, mentre al Lido di Volano tutte le attività incentrate sulla vela. «Qui ospitiamo anche 48 canoe, non solo di gente del posto e promuoviamo il turismo lento - prosegue Feggi -, perché questo è un territorio che si presta a coniugare sport, ambiente, tempo libero e vacanza, ma ci manca lo spazio fisico. Abbiamo una lista d'attesa con tempi di due o tre anni, prima che si liberi qualche posto».
Il circolo velico è titolare di una concessione demaniale che il demanio marittimo regionale, ha rilasciato al Comune di Codigoro, il quale a sua volta ha ceduto alla struttura, presieduta da Feggi.
Tra le attività di spicco organizzate dal circolo velico anche la vela-terapia, con una serie di iniziative ludico-sportive rivolte ai bimbi in cura, presso la Neuropsichiatria infantile dell’Asl di Codigoro.
«Chiediamo spazio, non soldi - precisa Feggi -; abbiamo riscontrato molta sensibilità e attenzione al nostro problema da parte dei consiglieri comunali che sono venuti a trovarci domenica, in occasione della liberazione di una tartaruga. Abbiamo tanta voglia di fare cose buone per qualificare il territorio».
Lo spazio che circonda il circolo velico tuttavia è in prevalenza occupato da fasce dunose naturali, tutelate da vincoli normativi paesaggistici.
Katia Romagnoli
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