Padroncini, causa contro i colossi dei Tir
Mercedes, Volvo, Renault, Daf e Iveco accusate di cartello per far alzare i prezzi. Gli autotrasportatori: vogliamo 50 milioni
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Gli autotrasportatori ferraresi si sentono danneggiati da pratiche commerciali ritenute illecite e hanno messo in moto la macchina dei risarcimenti, nella speranza di poter recuperare parte dei loro investimenti: è una fida a i colossi industriali del settore, quello dell’autotrasporto su gomma che muove interessi colossali. Ferrara si è mossa in maniera importante sul profilo legale: «Siamo risultati terzi a livello nazionale, con 120 imprese per circa 800 mezzi, pari a un valore d’acquisto di una cinquantina di milioni di euro», dice Lorenzo Folli, responsabile provinciale di Fita-Cna. Il sindacato degli autotrasportatori è il vettore di una battaglia contro i costruttori Mercedes, Volvo Trucks, Renault Trucks, Daf e Iveco. Un anno fa i marchi sono stati sanzionati per 2,9 miliardi di euro (la multa più alta mai inflitta a livello continentale) dall’Antitrust Europea, accusati di aver costituito un cartello di prezzi sulla vendita dei camion. Una recente sentenza della Corte di Giustizia Europa considera la decisione una prova d'illecito per cui si può avviare una causa di risarcimento, sempre se si può dimostrare di aver acquistato, preso in leasing o noleggiato a lungo termine camion di medie o grandi dimensioni, nel periodo che va dal 1997 al 2010.
I danneggiati hanno cinque anni di tempo per inoltrare la causa e in Italia Fita-Cna, tramite alcuni studi legali, si è già mossa. «A livello nazionale - spiega Folli - abbiamo raccolto l’adesione di 2.900 imprese che contano quasi 14mila camion, del valore complessivo di circa un miliardo. E’ stata fatta da parte nostra una richiesta transattiva, pari alla copertura del 25% dell’investimento. Speriamo possa andare a buon fine anche se, a quanto pare, le industrie produttrici sarebbero orientate a bocciarla».
Come detto, il rischio è di andare in tribunale, con le prime sentenze che non arriverebbero prima di qualche anno. Tutta ancora da indagare la modalità con cui affrontare la causa, «ci stiamo attivando per produrre una class action, anche se nel nostro Paese non è ancora prevista», osserva il responsabile ferrarese di Fita-Cna. Quel che lascia ben sperare è la fondatezza delle ragioni degli autotrasportatori: «La nostra posizione - dice ancor Folli - ha basi piuttosto solide. Pensi che i marchi si mettevano d’accordo anche sui tempi di uscita dei nuovi camion, lasciando agli acquirenti ben poco spazio di manovra».
Le pratiche commerciali illecite avevano inoltre condotto a prezzi più elevati (mediamente del 15%) e alla ritardata introduzione di alcune tecnologie.
Fabio Terminali
I danneggiati hanno cinque anni di tempo per inoltrare la causa e in Italia Fita-Cna, tramite alcuni studi legali, si è già mossa. «A livello nazionale - spiega Folli - abbiamo raccolto l’adesione di 2.900 imprese che contano quasi 14mila camion, del valore complessivo di circa un miliardo. E’ stata fatta da parte nostra una richiesta transattiva, pari alla copertura del 25% dell’investimento. Speriamo possa andare a buon fine anche se, a quanto pare, le industrie produttrici sarebbero orientate a bocciarla».
Come detto, il rischio è di andare in tribunale, con le prime sentenze che non arriverebbero prima di qualche anno. Tutta ancora da indagare la modalità con cui affrontare la causa, «ci stiamo attivando per produrre una class action, anche se nel nostro Paese non è ancora prevista», osserva il responsabile ferrarese di Fita-Cna. Quel che lascia ben sperare è la fondatezza delle ragioni degli autotrasportatori: «La nostra posizione - dice ancor Folli - ha basi piuttosto solide. Pensi che i marchi si mettevano d’accordo anche sui tempi di uscita dei nuovi camion, lasciando agli acquirenti ben poco spazio di manovra».
Le pratiche commerciali illecite avevano inoltre condotto a prezzi più elevati (mediamente del 15%) e alla ritardata introduzione di alcune tecnologie.
Fabio Terminali
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