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in aula si giustifica «sono ignorante, sono napoletano» 

Con l’auto addosso alle ragazze di strada, a processo

Con l’auto addosso alle ragazze di strada, a processo

Parla, si difende, vuole farlo nonostante il suo avvocato lo consigli di non rilasciare dichiarazioni spontanee in questa fase del processo, appena iniziato: lui, imputato di lesioni gravissime, aver...

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Parla, si difende, vuole farlo nonostante il suo avvocato lo consigli di non rilasciare dichiarazioni spontanee in questa fase del processo, appena iniziato: lui, imputato di lesioni gravissime, aver investito con l’auto una ragazza di strada e averle procurato lesioni e fratture per 60 giorni, dice che «lì non c’ero quella sera, si vedano le telecamere, se ci fossi stato meriterei qualsiasi cosa, io sono ignorante e sono napoletano, non capisco di queste cose», incappando in una gaffe, poichè la giustificazione geografica non tiene visto che davanti a sè ha un giudice e un cancelliere, entrambi campani. Mauro Pizzo è accusato di aver investito una ragazza uruguaina, Patricia Dajana Perrone che ha trovato il coraggio di costituirsi parte civile con gli avvocati Massimo Soffritti e Monica Tartari. Quella sera di febbraio, Pizzo le andò addosso volontariamente con l’auto. Il motivo? Non si sa ancora. Si sa come emerso al processo iniziato ieri e che terminerà il 14 settembre prossimo con gli ultimi testi e la discussione finale, che quella sera Pizzo passò tre volte, da mezzanotte all’1.30, nello stesso punto dove la ragazza e altre due colleghe erano ferme in attesa di clienti. La prima volta - secondo le loro testimonianza anche ieri al processo- quasi minacciandole - e scambiandole per prostitute di altra nazionalità, chiese loro di pagare per il posto. Era probabilmente alticcio e fuori controllo, lui ripassò altre due volte e alla terza andò addosso a Patricia, colpendola alle gambe, fratturate. Tanto che i sanitari del 118 dovettero caricarla sull’ambulanza perchè non riusciva a camminare: fratture per 60 giorni, lesioni importanti. Poi Pizzo scappò e a lui arrivarono grazie alla registrazione video del telefonino di una delle colleghe di Patricia. Il giudice Lepore e il pm Tittaferrante alla prossima udienza del 14 settembre concluderanno il processo con richiesta e sentenza.



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