La Nuova Ferrara

Ferrara

Bimba nasce morta Chiesti i danni all’ospedale di Cona

Bimba nasce morta Chiesti i danni all’ospedale di Cona

Famiglia di Ficarolo chiede risarcimento di 400.000 euro  La consulente: feto in sofferenza, serviva il parto cesareo

3 MINUTI DI LETTURA





Doveva chiamarsi Nicole, ma quel nome non è mai stato comunicato all’anagrafe. Il 14 gennaio scorso gli strumenti utilizzati per il monitoraggio sanitario hanno perso per sempre la traccia del suo battito cardiaco e il parto l’ha consegnata ai genitori e ai medici senza vita.

Il caso è da qualche giorno al vaglio della magistratura, dopo che genitori e parenti della piccola hanno deciso di querelare il Sant’Anna e di chiedere i danni.

Secondo la consulente tecnica della famiglia il tracciato cardiaco anomalo del feto avrebbe dovuto indurre i medici che hanno visitato la madre, al settimo mese di gravidanza, a praticare subito un parto cesareo. Invece il travaglio - spiega l’avvocato della famiglia, Federico Donegatti, del foro di Rovigo - è stato indotto troppo tardi, quando per la piccola, che sarebbe nata prematura, non c’era più nulla da fare. Il fatto lo racconta la mamma, V.L., 34 anni, commerciante di Ficarolo (Ro), che afferma: «Per me è stato uno choc da cui non riesco ancora a riprendermi, ne sono uscita distrutta».

Nel gennaio scorso la donna ha avvertito improvvisamente una riduzione della vitalità della piccola. «Sentivo - racconta - che si muoveva poco». Il 13 gennaio si è quindi rivolta all’ospedale di Legnago (Vr) per un controllo. L’assenza di una terapia intensiva neonatale, però, l’ha spinta, dietro consiglio dei medici, a rivolgersi a un ospedale più attrezzato, un centro di terzo livello in grado di poter assistere anche un bimbo nato in condizioni molto critiche.

La scelta è caduta sul Sant’Anna di Ferrara, dove la donna è giunta nel pomeriggio del giorno successivo, il 14 gennaio. Pronto soccorso, ostetricia e monitoraggio: il percorso diagnostico è stato pressoché obbligato dopo la visita medica durante la quale la gestante ha comunicato la sua preoccupazione per lo stato della piccola. V.L. è stata sottoposta a un tracciato per accertare le condizioni del feto associato a terapia cortisonica, un trattamento che si somministra nell’evenienza di un parto pre-termine. Alle 23 del 14 gennaio la brutta notizia che ha fatto presagire il peggio: «Gli operatori sanitari non riscontravano più il battito fetale», sottolinea l’avvocato Federico Donegatti. Il 15 gennaio, il parto indotto e, alle 20.45, il decesso.

La famiglia chiede all’azienda ospedaliera la cartella clinica, «dietro consiglio della mia ginecologa», ricorda V.L.. La documentazione viene trasmessa alla consulente tecnica, Maria Corte Metto. Ed è lei a scrivere che durante il monitoraggio della paziente sarebbero stati sottovalutati «i sintomi delle indagini strumentali». Cioè uno stato di sofferenza fetale che non sarebbe stato affrontato in maniera adeguata, in particolare con un taglio cesareo da praticare con molte ore di anticipo rispetto al parto indotto, per evitare le tragiche conseguenze di un presunto distacco di placenta. Queste ad avviso della consulente le ragioni che hanno portato alla morte di Nicole.

La disgrazia «ha anche causato un grave peggioramento delle condizioni psichiche della signora V.L., che già soffriva di sindrome ansiosa con attacchi di panico», con ripercussioni «importanti sia sulla sfera affettiva relazionale che lavorativa». Si tratta, è opportuno sottolinearlo, di una ricostruzione dei fatti che dovrà essere valutata da un magistrato e che potrà essere eventualmente contestata dalla controparte, l’ospedale di Cona.

La famiglia (padre, madre, zii e nonni della piccola) ha chiesto un risarcimento complessivo di oltre 400mila euro. (gi.ca.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google