Cassa integrazione crollano le ore Ma la ripresa stenta
I dati del rapporto Uil, nel primo semestre 2017 calo del 74% Zanirato: è dovuto a minori richieste, ma anche a chiusure
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Il primo semestre del 2017 ha visto scendere in picchiata le ore di cassa integrazione autorizzate nel territorio ferrarese. Lo dice l’ultimo rapporto Uil sul monitoraggio per macro aree, regioni e province, che mette a confronto non solo i primi sei mesi del 2016 e del 2017, ma anche i mesi di maggio e giugno di quest’anno.
Il calo complessivo percentuale (-70,4%) risulta non solo il più alto di tutta la regione Emilia Romagna, ma tra i più consistenti a livello nazionale, piazzandosi al settimo posto dopo Enna, Frosinone, Nuoro, Aosta, Oristano e Bergamo.
In totale, le ore di Cig autorizzate sono passate dalle 3.467.577 del primo semestre 2016 alle 1.025.796 attuali, con una diminuzione percentuale di 70,4 punti.
Il calo maggiore lo si registra nella Cassa integrazione in deroga, passata da 289.119 a 39.243 ore, con un abbattimento pari a -86,4%, mentre quella ordinaria ha visto una flessione del 73,7%, che in numeri assoluti significa 597.993 ore attuali contro le 2.277.713 richieste un anno fa.
Scende anche il ricorso alla Cassa integrazione straordinaria, soprattutto quella di solidarietà: le 30.860 ore autorizzate nei primi sei mesi dell’anno scorso sono diventate appena 7.278 quest’anno, scendendo del 76,4%. Più contenuto il calo delle ore Cigs richieste per riorganizzazioni e crisi aziendali, che risulta comunque dimezzato, passando da 869.885 a 381.262.
Un segnale positivo, a prima vista, ma è proprio così? Le interpretazioni, infatti, in mancanza di informazioni sulle aziende richiedenti non consente di leggere in maniera univoca, tanto più che se si considera il paragone tra maggio e giugno 2017 emerge un quadro “schizofrenico” rispetto alle rilevazioni semestrali, perché qui Ferrara si trova al top della classifica opposta, prima provincia in tutta Italia per aumento nel ricorso alla Cig, con uno stellare +1441% in appena trenta giorni.
In realtà entrambi i dati, interviene il segretario provinciale Uil Ferrara, Massimo Zanirato, non vanno enfatizzati. Va intanto fatta una premessa, quelle indicate sono le ore autorizzate, che quasi sempre risultano in numero maggiore rispetto a quelle realmente utilizzate. Ma, pur al netto delle ore reali, il dato mensile non deve sconfortare più di quanto quello semestrale non debba sembrare incoraggiante. «Non sappiamo nel dettaglio quali sono le aziende coinvolte, quindi il calo drastico tra il 2016 e il 2017 può essere letto sia come un segnale di ripresa, perché le aziende hanno meno necessità di richiedere la Cig, sia come un dato negativo, perché a monte c’è un fallimento». Stessa cautela per il dato mensile: «L’arco temporale è troppo ristretto per poter essere significativo. Bastano poche variazioni per produrre un aumento a quattro cifre». Ma è indubbio, conclude Zanirato, «che quella di Ferrara si conferma un’economia fragile, e i segnali di ripresa avvertiti nel resto della Regione qui stentano ad arrivare: quando in Emilia Romagna le cose vanno male, a Ferrara vanno malissimo, e se vanno bene, qui solo benino».
Il calo complessivo percentuale (-70,4%) risulta non solo il più alto di tutta la regione Emilia Romagna, ma tra i più consistenti a livello nazionale, piazzandosi al settimo posto dopo Enna, Frosinone, Nuoro, Aosta, Oristano e Bergamo.
In totale, le ore di Cig autorizzate sono passate dalle 3.467.577 del primo semestre 2016 alle 1.025.796 attuali, con una diminuzione percentuale di 70,4 punti.
Il calo maggiore lo si registra nella Cassa integrazione in deroga, passata da 289.119 a 39.243 ore, con un abbattimento pari a -86,4%, mentre quella ordinaria ha visto una flessione del 73,7%, che in numeri assoluti significa 597.993 ore attuali contro le 2.277.713 richieste un anno fa.
Scende anche il ricorso alla Cassa integrazione straordinaria, soprattutto quella di solidarietà: le 30.860 ore autorizzate nei primi sei mesi dell’anno scorso sono diventate appena 7.278 quest’anno, scendendo del 76,4%. Più contenuto il calo delle ore Cigs richieste per riorganizzazioni e crisi aziendali, che risulta comunque dimezzato, passando da 869.885 a 381.262.
Un segnale positivo, a prima vista, ma è proprio così? Le interpretazioni, infatti, in mancanza di informazioni sulle aziende richiedenti non consente di leggere in maniera univoca, tanto più che se si considera il paragone tra maggio e giugno 2017 emerge un quadro “schizofrenico” rispetto alle rilevazioni semestrali, perché qui Ferrara si trova al top della classifica opposta, prima provincia in tutta Italia per aumento nel ricorso alla Cig, con uno stellare +1441% in appena trenta giorni.
In realtà entrambi i dati, interviene il segretario provinciale Uil Ferrara, Massimo Zanirato, non vanno enfatizzati. Va intanto fatta una premessa, quelle indicate sono le ore autorizzate, che quasi sempre risultano in numero maggiore rispetto a quelle realmente utilizzate. Ma, pur al netto delle ore reali, il dato mensile non deve sconfortare più di quanto quello semestrale non debba sembrare incoraggiante. «Non sappiamo nel dettaglio quali sono le aziende coinvolte, quindi il calo drastico tra il 2016 e il 2017 può essere letto sia come un segnale di ripresa, perché le aziende hanno meno necessità di richiedere la Cig, sia come un dato negativo, perché a monte c’è un fallimento». Stessa cautela per il dato mensile: «L’arco temporale è troppo ristretto per poter essere significativo. Bastano poche variazioni per produrre un aumento a quattro cifre». Ma è indubbio, conclude Zanirato, «che quella di Ferrara si conferma un’economia fragile, e i segnali di ripresa avvertiti nel resto della Regione qui stentano ad arrivare: quando in Emilia Romagna le cose vanno male, a Ferrara vanno malissimo, e se vanno bene, qui solo benino».
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