Lettera di sei sindaci «Qui solo i migranti chiesti dalle aziende»
Riapertura del Decreto flussi per i profughi economici Bergamini: gli altri vanno respinti, come faceva Prodi
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Battono un colpo alcuni sindaci non-Pd sul tema rovente dell’accoglienza dei profughi. La loro proposta è sostanzialmente d’intercettare parte del fiume dei migranti diretti da noi attraverso la riapertura del Decreto flussi, cioè la “porta” legale per gli extracomunitari richiesti dal nostro sistema produttivo, e respingere tutti gli altri. La proposta, o almeno la prima parte, è stata messa nero su bianco in una lettera inviata al prefetto Michele Tortora e ai parlamentari, quindi impegna i rappresentanti istituzionali di alcuni dei più importanti Comuni del territorio. Si tratta di Fabio Bergamini, sindaco di Bondeno, primo firmatario e ideatore; Daniele Garuti (Poggio Renatico), Fabrizio Toselli (Cento), Roberto Lodi (Terre del Reno), Chiara Cavicchi (Voghiera) e Andrea Brancaleoni (Tresigallo). La lettera parte dalle «molte contraddizioni irrisolte» sulla gestione dei migranti, con la richiesta di «un cambio di prospettiva, a tutela dei territori, dell’economia regolare, delle prospettive di vita che si vuole offrire a chi arriva nel nostro Paese per povertà».
Il punto di partenza, quindi, è che la maggioranza dei profughi siano in realtà migranti economici. Di qui l’idea di rispolverare il Decreto flussi, cioè l’atto amministrativo con il quale il governo programma (o programmava prima dell’emergenza profughi, lamentano i sei sindaci) quanti stranieri non comunitari possono entrare in Italia per motivi di lavoro, con tanto di sponsor locale e posto di lavoro già pronto. «La procedura era chiara - si legge nella lettera - e tutelava tutti i soggetti in gioco», dai territori allo Stato fino al lavoratore straniero, che otteneva il permesso di soggiorno. «Ricordo numerosi lavoratori nigeriani che venivano a lavorare in fabbrica» aggiunge Bergamini.
Il Decreto flussi è stato di fatto congelato negli ultimi anni, visto che degli oltre 30.850 posti messi a disposizione l’anno scorso (17mila per stagionali di agricoltura e turismo), sono arrivate 44.649 domande, solo una su cinque con esito positivo. «È una questione politica, amministrativa ma anche etica - scrivono i sindaci - davvero lo Stato preferisce accogliere immigrati mantenuti piuttosto che offrire loro l’opportunità di un lavoro? Davvero preferisce spendere quasi 5 miliardi di euro per mantenere centinaia di migliaia di extracomunitari senza tutele anziché selezionare chi arriva?». Di qui la richiesta a Prefetto e parlamentari di farsi promotori della riapertura del Decreto flussi.
La seconda parte della proposta la aggiunge a voce Bergamini: «Una volta regolarizzati gli arrivi di chi serve da Costa d’Avorio o Nigeria, gli altri senza requisiti vanno respinti, come faceva anche il governo Prodi». (s.c.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il punto di partenza, quindi, è che la maggioranza dei profughi siano in realtà migranti economici. Di qui l’idea di rispolverare il Decreto flussi, cioè l’atto amministrativo con il quale il governo programma (o programmava prima dell’emergenza profughi, lamentano i sei sindaci) quanti stranieri non comunitari possono entrare in Italia per motivi di lavoro, con tanto di sponsor locale e posto di lavoro già pronto. «La procedura era chiara - si legge nella lettera - e tutelava tutti i soggetti in gioco», dai territori allo Stato fino al lavoratore straniero, che otteneva il permesso di soggiorno. «Ricordo numerosi lavoratori nigeriani che venivano a lavorare in fabbrica» aggiunge Bergamini.
Il Decreto flussi è stato di fatto congelato negli ultimi anni, visto che degli oltre 30.850 posti messi a disposizione l’anno scorso (17mila per stagionali di agricoltura e turismo), sono arrivate 44.649 domande, solo una su cinque con esito positivo. «È una questione politica, amministrativa ma anche etica - scrivono i sindaci - davvero lo Stato preferisce accogliere immigrati mantenuti piuttosto che offrire loro l’opportunità di un lavoro? Davvero preferisce spendere quasi 5 miliardi di euro per mantenere centinaia di migliaia di extracomunitari senza tutele anziché selezionare chi arriva?». Di qui la richiesta a Prefetto e parlamentari di farsi promotori della riapertura del Decreto flussi.
La seconda parte della proposta la aggiunge a voce Bergamini: «Una volta regolarizzati gli arrivi di chi serve da Costa d’Avorio o Nigeria, gli altri senza requisiti vanno respinti, come faceva anche il governo Prodi». (s.c.)
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