braccio di ferro nell’ente
Alla Partecipanza Agraria «serve un commissario»
CENTO. «Partecipanza, serve il commissario». Prosegue il braccio di ferro all’interno del consiglio della Partecipanza Agraria di Cento. Ad intervenire in merito alla situazione di stallo che nell'ent...
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CENTO. «Partecipanza, serve il commissario». Prosegue il braccio di ferro all’interno del consiglio della Partecipanza Agraria di Cento. Ad intervenire in merito alla situazione di stallo che nell'ente si sta trascinando da mesi, sono i nove consiglieri Fabrizio e Valter Balboni, Sauro Bregoli, Flavio Draghetti, Vasco Fortini, Fausto e Mirco Gallerani, Tiziano Pirani, Alessandro Tassinari, che costituiscono la metà dei componenti del consiglio eletti il 24 maggio 2015. E rivolgendosi al presidente Aproniano Tassinari, ribadiscono che «è possibile evitare il commissariamento dell'ente a condizioni che si azzeri l'attuale governo, con dimissioni del presidente e dei magistrati. È solamente a seguito di tali dimissioni che si può procedere ad affrontare i problemi ingenti della Partecipanza Agraria centese, come il rinnovo dei contratti cortili, la divisione ventennale, con il coinvolgimento di tutti i consiglieri eletti».
Ritenendo le dimissioni dell’attuale governo necessarie, i nove consiglieri fanno ricadere la responsabilità sull’attuale presidente Tassinari che «ha respinto, fin dall'inizio, ogni possibilità di dialogo, escludendo di fatto la collaborazione e l'apporto di contributi positivi da parte dei consiglieri eletti. Per non parlare delle spese legali. Una chiusura netta al dialogo da parte del presidente, comprovata da quanto dichiarato nell’ultima riunione di consiglio con la frase pronunciata : “se vado a casa io ... andiamo a casa tutti quanti”». (be.ba.)
Ritenendo le dimissioni dell’attuale governo necessarie, i nove consiglieri fanno ricadere la responsabilità sull’attuale presidente Tassinari che «ha respinto, fin dall'inizio, ogni possibilità di dialogo, escludendo di fatto la collaborazione e l'apporto di contributi positivi da parte dei consiglieri eletti. Per non parlare delle spese legali. Una chiusura netta al dialogo da parte del presidente, comprovata da quanto dichiarato nell’ultima riunione di consiglio con la frase pronunciata : “se vado a casa io ... andiamo a casa tutti quanti”». (be.ba.)
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