Crac Carife, ultima beffa per gli azionisti
Prescrizione per le banche coinvolte nell’inchiesta per la legge 231: i risparmiatori non potranno bussare a quelle porte
3 MINUTI DI LETTURA
E’ l’ultima beffa per i risparmiatori di Carife, in particolar modo per tutti coloro che comprarono azioni nell’estate 2011 partecipando con le proprie risorse all’operazione dell’aumento di capitale (150 milioni di euro), oggi finita sotto processo con l’udienza fissata al 20 settembre che vede 12 imputati accusati di bancarotta patrimoniale, aggiotaggio, falsi in prospetto e ostacolo alla vigilanza e quasi un migliaio di parti civili, una piccola parte degli azionisti stessi.
La beffa, in questo caso, si concretizza con la mancata applicazione nell’inchiesta sul crac Carife-aumento di capitale, della legge 231: una legge speciale mai applicata a Ferrara, lo si è fatto per la prima volta durante le indagini in questione, con contestazioni formali dirette alle varie banche che sono state coinvolte: vecchia Carife, Carife Sei, Banca di Romagna, Banca Valsabbina, CariCesena, Popolare di Bari e Popolare di Cividale. Beffa perché tutta questa tranche dell’indagine, e i reati contestati, sono stati cancellati dalla prescrizione: reati speciali, civili e amministrativi (il pagamento di sanzioni, di soldi, per milioni) legati a quelli penali e che in caso di condanne dei 12 ex dirigenti e amministratori vecchia Carife sotto processo avrebbe potuto portare il giudice a condannare anche gli enti stessi - le banche - al pagamento di svariati milioni, a vantaggio degli azionisti. La legge 231, legge speciale, è stata voluta dal legislatore (e ribadiamo mai applicata prima a Ferrara, se non in questa forma che diremo “sperimentale”) per indicare che l’ente responsabile (le banche) per un reato commesso da un proprio dirigente può essere condannato a sanzioni amministrative (soldi), e anche interdittive, la confisca del corpo del reato, in questo caso erano i 25 milioni, quelli al centro dello scambio incrociato di azioni tra Carife e le altre banche, ritenuto bancarotta per fittizietà del patrimonio. Lo scopo della legge 231, che accusa enti parallelamente ai propri dipendenti imputati, è quella di poter elevare sanzioni colpendo il profitto - ritenuto illecito - dell’ente chiamato in causa, Carife e le altre banche. Si tratta di tecnicismi, certo, ma che in questo caso avrebbero potuto dare ristoro alle richieste di risarcimenti degli azionisti stessi. Tutto sfumato, perché dal 2011, epoca dell’aumento di capitale, il reato si è prescritto dopo 5 anni: visto che le prime contestazioni risalgono all’estate 2016, i reati “scadevano” pochi mesi più tardi: prescrizione per tutto. In questo caso la prescrizione, però, è scattata solo per vecchia Carife, Banca Romagna, Carife Sei, Caricesena e Valsabbina. Mentre per le altre due banche, le Popolari di Bari e Cividale escluse e archiviate (stessa decisione per i dirigenti) per lo scambio delle azioni ritenuto illecito, non sono state ritenute concorrenti alla fittizietà del patrimonio. Resta un’ultima chance per gli azionisti Carife: potranno al processo del 20 settembre chiamare in causa le banche come responsabili civili, per i danni causati dai 12 imputati, se verranno condannati .
Daniele Predieri
La beffa, in questo caso, si concretizza con la mancata applicazione nell’inchiesta sul crac Carife-aumento di capitale, della legge 231: una legge speciale mai applicata a Ferrara, lo si è fatto per la prima volta durante le indagini in questione, con contestazioni formali dirette alle varie banche che sono state coinvolte: vecchia Carife, Carife Sei, Banca di Romagna, Banca Valsabbina, CariCesena, Popolare di Bari e Popolare di Cividale. Beffa perché tutta questa tranche dell’indagine, e i reati contestati, sono stati cancellati dalla prescrizione: reati speciali, civili e amministrativi (il pagamento di sanzioni, di soldi, per milioni) legati a quelli penali e che in caso di condanne dei 12 ex dirigenti e amministratori vecchia Carife sotto processo avrebbe potuto portare il giudice a condannare anche gli enti stessi - le banche - al pagamento di svariati milioni, a vantaggio degli azionisti. La legge 231, legge speciale, è stata voluta dal legislatore (e ribadiamo mai applicata prima a Ferrara, se non in questa forma che diremo “sperimentale”) per indicare che l’ente responsabile (le banche) per un reato commesso da un proprio dirigente può essere condannato a sanzioni amministrative (soldi), e anche interdittive, la confisca del corpo del reato, in questo caso erano i 25 milioni, quelli al centro dello scambio incrociato di azioni tra Carife e le altre banche, ritenuto bancarotta per fittizietà del patrimonio. Lo scopo della legge 231, che accusa enti parallelamente ai propri dipendenti imputati, è quella di poter elevare sanzioni colpendo il profitto - ritenuto illecito - dell’ente chiamato in causa, Carife e le altre banche. Si tratta di tecnicismi, certo, ma che in questo caso avrebbero potuto dare ristoro alle richieste di risarcimenti degli azionisti stessi. Tutto sfumato, perché dal 2011, epoca dell’aumento di capitale, il reato si è prescritto dopo 5 anni: visto che le prime contestazioni risalgono all’estate 2016, i reati “scadevano” pochi mesi più tardi: prescrizione per tutto. In questo caso la prescrizione, però, è scattata solo per vecchia Carife, Banca Romagna, Carife Sei, Caricesena e Valsabbina. Mentre per le altre due banche, le Popolari di Bari e Cividale escluse e archiviate (stessa decisione per i dirigenti) per lo scambio delle azioni ritenuto illecito, non sono state ritenute concorrenti alla fittizietà del patrimonio. Resta un’ultima chance per gli azionisti Carife: potranno al processo del 20 settembre chiamare in causa le banche come responsabili civili, per i danni causati dai 12 imputati, se verranno condannati .
Daniele Predieri
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
