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La cgil su costi ed etica nelle imprese 

«La sicurezza sul lavoro? Non si fa senza i lavoratori»

«La sicurezza sul lavoro? Non si fa senza i lavoratori»

L’intervista rilasciata alla “Nuova Ferrara” dall’ingegner Stefano Bergagnin, professionista esperto di sicurezza sul lavoro, ha trovate orecchie molto attente nel sindacato Cgil. Riccardo Grazzi,...

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L’intervista rilasciata alla “Nuova Ferrara” dall’ingegner Stefano Bergagnin, professionista esperto di sicurezza sul lavoro, ha trovate orecchie molto attente nel sindacato Cgil. Riccardo Grazzi, della Camera del Lavoro, e Maria Lisa Cavallini, coordinatrice dei Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, della Cgil, ricordano «l'impegno che il sindacato sta profondendo per arrivare ad accordi (Avviso Comune della Prefettura) e protocolli (Accordo quadro Petrolchimico) per tutelare la salute dei lavoratori».

La questione subappalti, su cui si è soffermato lo stesso Bergagnin, resta un nodo da sciogliere anche per il sindacato.

«Il lavoro in appalto e l'allungamento delle filiere produttive mediante il ricorso ai subappalti - scrivono i due sindacalisti - rappresentano un sistema imprenditoriale che favorisce, più di altri, il verificarsi di molti e troppi infortuni, perchè fonda i suoi meccanismi di funzionamento sulla deresponsabilizzazione degli appaltatori e dei committenti e sulla autoreferenzialità delle imprese nel decidere se e come eseguire la valutazione dei rischi se e come adottare le misure di prevenzione».

Per questo moltivo, proseguono i due sindacalisti, «è un segmento economico, non il solo ovviamente, che merita attenzione e va sottoposto a puntuali regolamentazioni e controlli». Il problema dei costi, che spinge una parte degli imprenditori a cercare scappatoie, non può rappresentare una discriminante sul terreno della sicurezza in azienda: «L'assenza di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro - commentano Grazzi e Cavallini - non è un problema economico ma è una questione etica. L'incolumità nei luoghi di lavoro non è un traguardo lontano e irrealizzabile, anzi si deve agire concretamente per raggiungerlo il prima possibile».

Perciò nè «la fatalità» nè «la crisi economica» possono giustificare «le tragedie sul lavoro che hanno funestato il nostro Paese nel corso degli anni. Questo flusso continuo delle morti sul lavoro, l'alto numero delle malattie professionali e le decine di migliaia di infortuni ogni anno è un dramma che può essere fermato. Aumentare la consapevolezza dei rischi e dei pericoli connessi all’ambiente di lavoro, coinvolgere aziende e specialisti della certificazione o formazione, cambiare “la mentalità” al fine di accrescere la cultura del lavoro non è sufficiente». Occorre rendere «partecipi durante le scelte organizzative del lavoro e le analisi dei rischi ad esso connessi - conclude la nota - i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza e i sindacati che rappresentano le istanze dei lavoratori».

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