Ferrara si interroga mentre sui social scatta lo sciacallaggio
di Sergio Armanino
Il sindaco Tiziano Tagliani costretto a minacciare querela La riflessione del consigliere vigaranese Antonio Raho
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FERRARA. Il dramma che ha travolto la famiglia Bartolucci ha scosso profondamente la comunità ferrarese. Tante le reazioni che, nell’immediato o a mente più fredda, sono giunte in redazione, testimonianze di vicinanza e affetto, ricordi commossi delle vittime. Tante, ancor di più, anche le reazioni lette sul web. Un mondo, quello dei social network, che, lo sappiamo bene e non da oggi, concede spazio e voce anche agli istinti peggiori: parole in libertà mai accettabili, tanto meno in un frangente del genere.
Partiamo proprio da questo e da un esempio emblematico. Alfredo Valente, esponente di Rifondazione Comunista, ha segnalato ad Annarosa Fava, portavoce del sindaco Tiziano Tagliani, un post inqualificabile, che proponeva una ricostruzione della tragedia dell’altra mattina quanto mai fantasiosa, corredata dalla foto di un incendio che nulla aveva a che fare con i fatti di Ferrara, e concludeva: «Il Comune di Ferrara ha autorizzato lo sfratto e affidato l’appartamento ad un’altra famiglia. Oggi le case popolari vengono negate agli italiani poveri, figli e nipoti di chi ha pagato le tasse permettendo la costruzione di quelle stesse case. Benvenuti in Italia».
Tagliani, avvisato, ha manifestato la volontà di sporgere querela nei confronti dell’individuo - un reggino residente a Monza -, che poi è stato contattato dalla stessa Fava: «Il sindaco aveva tutta l’intenzione di querelare - spiega la portavoce -, ma poi ho contattato quella persona, che ha tolto il post e ne ha messo un altro, per altro senza spiegare cosa avesse combinato e senza scusarsi pubblicamente, ma riproponendo in sostanza il comunicato stampa diramato dal Comune di Ferrara nell’immediatezza dei fatti. Sarà il sindaco, ora, a valutare se procedere comunque con la querela. Per altro, anche sotto quel post cancellato, i commenti sono stati univoci nel condannarlo».
Il problema è che questo è soltanto un esempio di quanto accade su Facebook e dintorni: «E rincorrere queste cose - riprende la portavoce - è complicato, eppure va fatto, perché sono comportamenti inaccettabili. Sembra di assistere al gioco del telefono senza fili, con le notizie che vengono distorte: qualcuno scrive cose inesatte per superficialità e disinformazione, qualcun altro invece lo fa di proposito...».
A questo tipo di atteggiamenti contrapponiamo un post di senso opposto, perché per fortuna c’è anche l’altra faccia della medaglia ed è altrettanto emblematica. A scriverlo, Antonio Raho, consigliere comunale a Vigarano Mainarda, dov’è stato candidato sindaco nelle ultime due consigliature, esponente di Fratelli d’Italia: «Tragedia di stamattina a Ferrara letta sui social: avete scritto di tutto sul fatto di cronaca che ha visto la morte di un’intera famiglia ferrarese. Trattati di politica, sociologia, psicologia e psicanalisi, fatti da un branco di lupi affamati d’ignoranza e di indice puntato. Neanche il tempo di cercare di capire, razionalizzare e spiegare un gesto al di fuori della ragione, della consapevolezza, di persone sconosciute delle quali non sappiamo nulla. Ma niente, dobbiamo per forza dire la nostra, attaccare qualcuno, indicare qualcosa che ci liberi la coscienza. E poi, da domani, avanti come prima, fino alla prossima tragedia... per la quale troveremo sicuramente qualcuno da colpevolizzare...».
Ecco, è proprio questo il punto: interrogarsi, anzi tutto, su se stessi, quando ci si trova davanti a immani tragedie. E ricordarsi che non è obbligatorio esprimersi su qualsiasi argomento, specie se nemmeno lo si conosce. Ma tant’è...
Partiamo proprio da questo e da un esempio emblematico. Alfredo Valente, esponente di Rifondazione Comunista, ha segnalato ad Annarosa Fava, portavoce del sindaco Tiziano Tagliani, un post inqualificabile, che proponeva una ricostruzione della tragedia dell’altra mattina quanto mai fantasiosa, corredata dalla foto di un incendio che nulla aveva a che fare con i fatti di Ferrara, e concludeva: «Il Comune di Ferrara ha autorizzato lo sfratto e affidato l’appartamento ad un’altra famiglia. Oggi le case popolari vengono negate agli italiani poveri, figli e nipoti di chi ha pagato le tasse permettendo la costruzione di quelle stesse case. Benvenuti in Italia».
Tagliani, avvisato, ha manifestato la volontà di sporgere querela nei confronti dell’individuo - un reggino residente a Monza -, che poi è stato contattato dalla stessa Fava: «Il sindaco aveva tutta l’intenzione di querelare - spiega la portavoce -, ma poi ho contattato quella persona, che ha tolto il post e ne ha messo un altro, per altro senza spiegare cosa avesse combinato e senza scusarsi pubblicamente, ma riproponendo in sostanza il comunicato stampa diramato dal Comune di Ferrara nell’immediatezza dei fatti. Sarà il sindaco, ora, a valutare se procedere comunque con la querela. Per altro, anche sotto quel post cancellato, i commenti sono stati univoci nel condannarlo».
Il problema è che questo è soltanto un esempio di quanto accade su Facebook e dintorni: «E rincorrere queste cose - riprende la portavoce - è complicato, eppure va fatto, perché sono comportamenti inaccettabili. Sembra di assistere al gioco del telefono senza fili, con le notizie che vengono distorte: qualcuno scrive cose inesatte per superficialità e disinformazione, qualcun altro invece lo fa di proposito...».
A questo tipo di atteggiamenti contrapponiamo un post di senso opposto, perché per fortuna c’è anche l’altra faccia della medaglia ed è altrettanto emblematica. A scriverlo, Antonio Raho, consigliere comunale a Vigarano Mainarda, dov’è stato candidato sindaco nelle ultime due consigliature, esponente di Fratelli d’Italia: «Tragedia di stamattina a Ferrara letta sui social: avete scritto di tutto sul fatto di cronaca che ha visto la morte di un’intera famiglia ferrarese. Trattati di politica, sociologia, psicologia e psicanalisi, fatti da un branco di lupi affamati d’ignoranza e di indice puntato. Neanche il tempo di cercare di capire, razionalizzare e spiegare un gesto al di fuori della ragione, della consapevolezza, di persone sconosciute delle quali non sappiamo nulla. Ma niente, dobbiamo per forza dire la nostra, attaccare qualcuno, indicare qualcosa che ci liberi la coscienza. E poi, da domani, avanti come prima, fino alla prossima tragedia... per la quale troveremo sicuramente qualcuno da colpevolizzare...».
Ecco, è proprio questo il punto: interrogarsi, anzi tutto, su se stessi, quando ci si trova davanti a immani tragedie. E ricordarsi che non è obbligatorio esprimersi su qualsiasi argomento, specie se nemmeno lo si conosce. Ma tant’è...
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