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il vangelo 

Il destino rivelato ai discepoli

Il racconto della trasfigurazione costituisce un testo evangelico chiave, di cui dovremmo nutrirci con una certa frequenza, per allargare i nostri orizzonti su Gesù. Esso racchiude un’anticipazione...

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Il racconto della trasfigurazione costituisce un testo evangelico chiave, di cui dovremmo nutrirci con una certa frequenza, per allargare i nostri orizzonti su Gesù. Esso racchiude un’anticipazione ed una promessa: il destino di Gesù viene rivelato ai discepoli. Essi lo conoscevano attraverso i tratti della sua umanità umile ed accogliente. Certo lo avevano sentito parlare del Regno con un’autorevolezza impareggiabile, avevano assistito a miracoli e guarigioni. Sapevano però bene, quanto Egli rifuggisse da ogni esaltazione messianica. Conoscevano il fascino della Sua persona, avevano potuto vedere l’efficacia della Sua predicazione. Una folla si era messa al Suo seguito, ma quando il discorso si era fatto più esigente, molti se ne erano andati, trovandolo duro ed inaffrontabile. Ora in questa visione luminosa, che li lascia sgomenti, Pietro, Giacomo e Giovanni possono contemplare la gloria del Signore. Essi vedono in profondità e comprendono, come in Cristo la legge (Mosè) ed i profeti (Elia) trovino il loro pieno compimento. Immersi nel mistero, sperimentano sensazioni contrastanti, dal desiderio di fermarsi, di restare, al timore, che li fa cadere col volto a terra. Il fascino tremendo della manifestazione trinitaria, dove la voce del Padre attesta che Gesù è Figlio e la nube dello Spirito ne avvolge di gloria l’umanità, li confonde, li smarrisce. Non sanno come reagire, non sono all’altezza del dono straordinario che ricevono. Alla fine di tutto resta solo Gesù davanti allo sguardo dei discepoli. Solo Lui sa rimetterli in piedi, solo in Lui ogni paura svanisce. Quale insegnamento trarne? Spesso anche noi abbiamo bisogno di essere portati in disparte, di essere resi partecipi di una visione diversa. Ci disperdiamo in mille azioni ripetitive e minime, consci dell’insufficienza della nostra umanità. Siamo trascinati da tante preoccupazioni. Ci lasciamo sbriciolare, logorare dalla piccolezza quotidiana. Persino i preti, i vescovi, i religiosi faticano ad alzare lo sguardo, a vedere l’insieme del mistero di Dio, incalzati dalle urgenze, dalle necessità, dai problemi. Gesù ci invita a contemplare il significato globale, a considerare come tutto ciò che si compie in Lui rivela il Padre, la gloria di Dio, la resurrezione. Agli occhi della fede non c’è più nulla di banale, o di mediocre nella nostra vita. Nulla che ci debba rendere impazienti, perché il senso profondo di tutto si offre a noi. Un dono incommensurabile che non sempre sappiamo cogliere in tutta la sua forza come cristiani, cadendo nella tentazione di non sentirci amati, prediletti, come in realtà siamo.

Marcello Musacchi



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