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Musica e cinema, crisi parallele

Musica e cinema, crisi parallele

La parabola della famiglia si intreccia con le difficoltà di due settori-chiave

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Il tracollo economico della famiglia Bartolucci sarebbe legato, secondo i primi riscontri acquisiti dopo la tragedia di via Boccaleone, alle rate di un mutuo bancario sottoscritto nel 2000, debito rimasto insoluto. Nello sfondo della tragedia, però, si possono individuare anche due fenomeni che si sono intrecciati con l’evoluzione della società contemporanea, non solo locale. Si tratta di tendenze globali, innescate dal l’esplosione di internet e dai cambiamenti epocali che la rete ha introdotto nei comportamenti economici, sociali e culturali. La musica, ad esempio.

Il nome della famiglia Bartolucci è impresso in un’insegna commerciale “storica” a Ferrara che ancora campeggia all’incrocio dei “4S” nonostante il negozio non appartenga da tempo alla famiglia. Da “Pistelli-Bartolucci” si è servita mezza Ferrara per i dischi, gli strumenti musicali, gli spartiti, i quaderni in pentagramma per le scuole. Un’attività passata di mano proprio negli anni in cui i giovani scoprivano i download pirata e la possibilità di ascolti personalizzati e gratuiti. I negozi di dischi (a Ferrara Pistelli-Bartolucci aveva alcuni concorrenti, tra cui Ronchi e Nannini, poi spariti) hanno iniziato ad abbassare la saracinesca in tutto il mondo e oggi sono tanti gli artisti che si affidano ai concerti dal vivo piuttosto che al cd o al vinile, tornato di moda, per garantirsi un reddito.

A bilanciare la “perdita” è stata l’enorme diffusione della musica su qualsiasi tipo di portatile (dallo smartphone al lettore musicale) grazie alle più svariate applicazioni internet. Una parabola che ha contrassegnato anche il cinema, con la caduta verticale del numero degli spettatori e la chiusura della maggior parte delle sale. Dal CinePo all’Embassy, al Rivoli, al Ristori, al Jolly e a tante altre sostituite da Uci, oggi presente in città assieme a un ristretto manipolo di competitori. Giovanni Bartolucci era un proiezionista e aveva lavorato nei cinema della catena Parenti, diretta da Antonio Azzalli. Con la chiusura dell’Alexander aveva lanciato un appello anche sulla “Nuova Ferrara” perché voleva conservare il suo lavoro. Un sogno che ha potuto continuare a coltivare solo come collezionista di pellicole (oggi sostituite dal digitale) e di autografi.



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