«Dopo quelle morti non dormo più»
La tragedia di via Boccaleone. Parla l’uomo che un anno fa aveva comprato all’asta giudiziaria l’abitazione della famiglia di Galeazzo Bartolucci
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FERRARA. «Sto malissimo, non immagina quanto. Ho momenti di lucidità in cui riesco a occuparmi delle cose di tutti i giorni, ma poi di colpo mi prende uno sconforto tale che non sono più in grado di fare niente. Anche dormire è difficile».
I tre colpi di pistola esplosi venerdì 4 agosto da Galeazzo Bartolucci contro la moglie, il figlio e se stesso non hanno cancellato solo tre vite. Quel fuoco che doveva bruciare la casa della piazzetta omonima, proprietà della famiglia da tre secoli, non ha intaccato solo pareti, mobili e ricordi. La tragedia ha artigliato anche un’altra esistenza, quella dell’acquirente che - un anno fa - aveva comprato all’asta la casa dell’antiquario, persa dopo una penosa vicenda di prestiti non rientrati, pignoramenti e cause legali contro la banca. «Mi piaceva, avevo voluto comprare quella casa per me. Solo l’abitazione, non il negozio», spiega con il dolore nella voce. Quel 30 settembre 2016, all’asta, c’erano diverse altre persone accorse per disputarsi l’immobile, venduto al prezzo di 95mila euro.
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«Eravamo in tanti, quel giorno - continua il nuovo proprietario quasi a voler lenire il suo tormento - se non l’avessi comprata io, l’avrebbe fatto qualcun altro».
Ma Bartolucci, 77 anni, si è ribellato nel modo più atroce a quello scambio di vite formalizzato dall’asta giudiziaria, trasformando la sua casa perduta in un fardello. «Quando l’ho comprata - continua il nuovo proprietario - mi era stato detto che non era più abitata in quanto, dopo il terremoto del 2012, era stata dichiarata inagibile. Lo stesso curatore mi aveva detto che alla famiglia Bartolucci era stato assegnato un altro alloggio (sarebbe stato disponibile il prossimo ottobre, ndr), ma che bisognava aspettare per lo sgombero di tutto il materiale, tra mobilio e altri oggetti, che conteneva. In tutti questi mesi ho atteso che tutte le procedure andassero a termine, che ogni causa pendente venisse conclusa. Ma, ripeto, il fabbricato era stato venduto come libero, non più occupato dai precedenti proprietari».
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Il legale della famiglia Bartolucci, l’avvocato Giuseppe Cavallari, la stessa mattina del 4 agosto, data dallo sgombero, era intenzionato a chiedere una nuova proroga: «Sono sempre stato una persona ragionevole - replica l’acquirente - avevo atteso un anno e avrei atteso ancora, se ce ne fosse stato bisogno».
Avrebbe poi dovuto intraprendere un lungo periodo di lavori, per ristrutturare la casa e restituirle l’agibilità: «Dovevo organizzarmi per eseguire l’intervento, adesso vedrò cosa fare. In certi momenti sono lucido, in altri sono come paralizzato». Una cosa però va chiarita: il signor Galeazzo non si è sparato in via Boccaleone perché là si trovava lo studio del nuovo proprietario: «Non risponde a verità, quella via non ha nulla a che vedere con me». (a.m.)
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