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Nell’ordine di cattura niente cenni del ‘faccia a faccia’

Giornali e giornalisti sono stati accusati di «romanzare, quando non inventare le notizie», come riportano gli atti giudiziari del caso Igor, come si legge nell’ordinanza di custodia contro Igor...

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Giornali e giornalisti sono stati accusati di «romanzare, quando non inventare le notizie», come riportano gli atti giudiziari del caso Igor, come si legge nell’ordinanza di custodia contro Igor Vaclavic/Norbert Feher emessa per l’omicidio di Davide Fabbri. Nelle stesse carte, però, si legge una ricostruzione che non coincide affatto con il rapporto dei tre carabinieri che pubblichiamo qui sopra. I carabinieri di Molinella, scrive il gip Letizio Magliaro nel suo atto, «riuscivano ad intercettare il furgone Fiorino con una sola persona a bordo, salvo poi dopo breve inseguimento perderlo di vista all’altezza del bivio tra via Spina e via Arginale a Consandolo, dove il veicolo veniva abbandonato e poi rinvenuto, notando sporgere dal cassone una bicicletta e riconoscendo senza ombra di dubbio nell’uomo alla guida l’odierno indagato (Igor in fuga dopo l’omicidio di Valerio Verri, ndr». Una delle prove che viene fornita e descritta dal giudice per convincersi della responsabilità di Igor nel delitto di Davide Fabbri e poi di Valerio Verri è il riconoscimento che i carabinieri fanno di chi stava guidando il Fiorino, Igor.

Scrive di nuovo il gip Magliaro: che «l’uomo (Igor, ndr) è stato riconosciuto dai militari che lo hanno osservato da vicino, mentre era alla guida del veicolo, “senza ombra di dubbio”, riconoscendo la corrispondenza del profilo e dei tratti dell’indagato che i militari già conoscevano per le foto segnaletiche». Nessun cenno del faccia a faccia di quella notte, delle tre volte che lo ebbero nel mirino, dopo averlo fermato, bloccato e non avergli sparato.

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