«Alti costi di transazione ma ok al pago bancomat»
I commenti di commercianti e imprenditori ferraresi sulle nuove disposizioni «Penalizzate le imprese piccole e delocalizzate da questo provvedimento»
4 MINUTI DI LETTURA
Cartelli come “non si accettano pagamenti con il pago bancomat o la carta di credito per importi inferiori ai 20/30 euro” o assenza del Pos nei negozi, potrebbero costare caro agli esercenti dal prossimo settembre.
È infatti allo studio del Governo un decreto per rendere obbligatorio, da parte dell’esercente, l’accettazione del pagamento elettronico anche per importi dai 5 euro. La mancanza del rispetto della norma prevede una sanzione di 30 euro per ogni violazione. Scopo del decreto non è solo la sanzione a chi non accetta il pagamento elettronico, ma incentivare l’uso della moneta elettronica, che in Italia è ancora molto basso rispetto agli altri paesi europei. La norma vale per quasi tutte le categorie, dovrebbero per esempio essere escluse tutte quelle categorie con partita Iva non a contatto con il pubblico, come gli studi di avvocati associati, che di norma fatturano solo al loro studio. Cosa ne pensano della decisione del Governo gli esercenti ferraresi? Quasi tutti sono d’accordo nel dire che l’uso della carta di credito o del pago bancomat è già consentito per qualsiasi importo ai cittadini, anche se le transazioni bancarie sono molto elevate e i guadagni dei commercianti, in particolare di alcune categorie come tabaccai, edicolanti, gestori di distributori di benzina, vengono molto ridimensionati. Il filo rosso dell’obiezione sollevata dagli imprenditori è che si avvii un discorso con le banche affinché il costo delle transazioni venga calato o annullato. Molti commercianti ferraresi non hanno difficoltà ad accettare il pagamento elettronico.
Tra questi, Barbara Borsetti, titolare di Benetton intimo Under colors, riferisce che «accettiamo sempre il pagamento con il Pos, piuttosto di perdere la vendita. Pochi sono i clienti che pagano con il contante. Il problema è il costo delle transazioni bancarie». Chi è nettamente contrario è il titolare dell’edicola Duomo, Sergio Tracchi, «per la mia attività è una fregatura. Avrò costi di gestione in più, e se anche un cliente compera due quotidiani ho un importo di 3 euro, ma con le spese di commissione non ci guadagno. Senza contare le spese d’affitto del Pos (la macchinetta per il pagamento elettronico, ndr). Per ammortizzare serve un acquisto da parte del cliente di 30/40 euro, che in un’edicola è difficile da fare. Quindi sono più i danni dei benefici». Barbara Nanni, della farmacia Perelli, spiega che «già accettiamo il pagamento elettronico, anche per cifre basse; è ovvio però che questo si ripercuote sui prezzi dei prodotti».
Mirko e Massimo del negozio Altre Terre di via Garibaldi, non sono turbati dalla novità, «siamo già abituati, non abbiamo mai rifiutato alcun importo con il pagamento elettronico. Il problema sono le tasse di transazione, dovrebbe essere la banca a chiedere meno sul transito».
Il pagamento con il Pos viene accettato anche nel negozio di telefonia Tim di corso Porta Reno, dove però il dipendente Mattia Andrighetti chiarisce che «lo accettiamo quasi sempre per le ricariche. Siccome il guadagno con le ricariche è zero, la transazione con il Pos è una spesa per noi. Ovvio che se il cliente ha solo la carta di credito o il pago bancomat lo accettiamo lo stesso».
Nell’erboristeria di via Garibaldi, la titolare Maria Laura Migliari è contraria al provvedimento: «è solo un vantaggio per le banche», afferma decisa «perché applicano una tassazione alta. Se le banche fanno le transazioni gratis ben venga» spiega ironica «ma non è così. Io spendo dai 70 agli 80 euro tutti i mesi per le transazioni. Così si aumentano solo i prezzi», conclude. Il decreto che il governo dovrebbe firmare a settembre non dovrebbe incidere troppo sull’andamento di un’attività a parere di Stefano Succi, titolare delle gioiellerie Bellati di Copparo. Il punto non è tanto la transazione bancaria, secondo l’esercente, anche se è ovvio, come ritiene Succi, che anche questa tassa contribuisce ad erodere il guadagno.
«Fondamentalmente il problema non è Pos o meno - spiega l’imprenditore - perché alla fine non incide in maniera decisiva. Se un’attività vende bene e ha un buon giro, la transazione non influisce. Per esempio, su 20 euro ne guadagno 19,50 se il cliente paga con la moneta elettronica. Alla fine anche questo incide ovviamente, ma non è quello che determina il fallimento o il successo di un’attività, perché alla fine cambia ben poco. Da sempre accetto tutti i paganti con la moneta elettronica, proprio in questi giorni anche uno da 5 euro. E’ giusto dare al cliente la possibilità di pagare come vuole, anche per piccole somme. Sentirsi rispondere che non si accettano pagamenti con il Pos non è positivo».
Il discorso del negoziante si allarga ad un’altra valutazione: «le attività che più possono risentire del provvedimento sono quelle piccole, lontane dal centro, o in campagna, dove influisce una questione di logistica. Sicuramente il decreto così graverà sulle piccole attività. L’ideale, anche se molto difficile, sarebbe valutare diverse forme di trattenuta, proprio perché ci sono attività con un giro d’affari importante e altre più fragili. Ormai l’uso della moneta elettronica è aumentato, e ho calcolato che nel guadagno di un mese, circa il 30/35 % avviene con l’incasso elettronico, mentre rimane un 65% di persone che paga ancora con il contante».
Veronica Capucci
È infatti allo studio del Governo un decreto per rendere obbligatorio, da parte dell’esercente, l’accettazione del pagamento elettronico anche per importi dai 5 euro. La mancanza del rispetto della norma prevede una sanzione di 30 euro per ogni violazione. Scopo del decreto non è solo la sanzione a chi non accetta il pagamento elettronico, ma incentivare l’uso della moneta elettronica, che in Italia è ancora molto basso rispetto agli altri paesi europei. La norma vale per quasi tutte le categorie, dovrebbero per esempio essere escluse tutte quelle categorie con partita Iva non a contatto con il pubblico, come gli studi di avvocati associati, che di norma fatturano solo al loro studio. Cosa ne pensano della decisione del Governo gli esercenti ferraresi? Quasi tutti sono d’accordo nel dire che l’uso della carta di credito o del pago bancomat è già consentito per qualsiasi importo ai cittadini, anche se le transazioni bancarie sono molto elevate e i guadagni dei commercianti, in particolare di alcune categorie come tabaccai, edicolanti, gestori di distributori di benzina, vengono molto ridimensionati. Il filo rosso dell’obiezione sollevata dagli imprenditori è che si avvii un discorso con le banche affinché il costo delle transazioni venga calato o annullato. Molti commercianti ferraresi non hanno difficoltà ad accettare il pagamento elettronico.
Tra questi, Barbara Borsetti, titolare di Benetton intimo Under colors, riferisce che «accettiamo sempre il pagamento con il Pos, piuttosto di perdere la vendita. Pochi sono i clienti che pagano con il contante. Il problema è il costo delle transazioni bancarie». Chi è nettamente contrario è il titolare dell’edicola Duomo, Sergio Tracchi, «per la mia attività è una fregatura. Avrò costi di gestione in più, e se anche un cliente compera due quotidiani ho un importo di 3 euro, ma con le spese di commissione non ci guadagno. Senza contare le spese d’affitto del Pos (la macchinetta per il pagamento elettronico, ndr). Per ammortizzare serve un acquisto da parte del cliente di 30/40 euro, che in un’edicola è difficile da fare. Quindi sono più i danni dei benefici». Barbara Nanni, della farmacia Perelli, spiega che «già accettiamo il pagamento elettronico, anche per cifre basse; è ovvio però che questo si ripercuote sui prezzi dei prodotti».
Mirko e Massimo del negozio Altre Terre di via Garibaldi, non sono turbati dalla novità, «siamo già abituati, non abbiamo mai rifiutato alcun importo con il pagamento elettronico. Il problema sono le tasse di transazione, dovrebbe essere la banca a chiedere meno sul transito».
Il pagamento con il Pos viene accettato anche nel negozio di telefonia Tim di corso Porta Reno, dove però il dipendente Mattia Andrighetti chiarisce che «lo accettiamo quasi sempre per le ricariche. Siccome il guadagno con le ricariche è zero, la transazione con il Pos è una spesa per noi. Ovvio che se il cliente ha solo la carta di credito o il pago bancomat lo accettiamo lo stesso».
Nell’erboristeria di via Garibaldi, la titolare Maria Laura Migliari è contraria al provvedimento: «è solo un vantaggio per le banche», afferma decisa «perché applicano una tassazione alta. Se le banche fanno le transazioni gratis ben venga» spiega ironica «ma non è così. Io spendo dai 70 agli 80 euro tutti i mesi per le transazioni. Così si aumentano solo i prezzi», conclude. Il decreto che il governo dovrebbe firmare a settembre non dovrebbe incidere troppo sull’andamento di un’attività a parere di Stefano Succi, titolare delle gioiellerie Bellati di Copparo. Il punto non è tanto la transazione bancaria, secondo l’esercente, anche se è ovvio, come ritiene Succi, che anche questa tassa contribuisce ad erodere il guadagno.
«Fondamentalmente il problema non è Pos o meno - spiega l’imprenditore - perché alla fine non incide in maniera decisiva. Se un’attività vende bene e ha un buon giro, la transazione non influisce. Per esempio, su 20 euro ne guadagno 19,50 se il cliente paga con la moneta elettronica. Alla fine anche questo incide ovviamente, ma non è quello che determina il fallimento o il successo di un’attività, perché alla fine cambia ben poco. Da sempre accetto tutti i paganti con la moneta elettronica, proprio in questi giorni anche uno da 5 euro. E’ giusto dare al cliente la possibilità di pagare come vuole, anche per piccole somme. Sentirsi rispondere che non si accettano pagamenti con il Pos non è positivo».
Il discorso del negoziante si allarga ad un’altra valutazione: «le attività che più possono risentire del provvedimento sono quelle piccole, lontane dal centro, o in campagna, dove influisce una questione di logistica. Sicuramente il decreto così graverà sulle piccole attività. L’ideale, anche se molto difficile, sarebbe valutare diverse forme di trattenuta, proprio perché ci sono attività con un giro d’affari importante e altre più fragili. Ormai l’uso della moneta elettronica è aumentato, e ho calcolato che nel guadagno di un mese, circa il 30/35 % avviene con l’incasso elettronico, mentre rimane un 65% di persone che paga ancora con il contante».
Veronica Capucci
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
