il parere delle associazioni di categoria e dell’assessore
«Bene la tracciabilità, ma così si favoriscono le banche»
Cosa ne pensano i rappresentanti della Camera di Commercio, di Confesercenti, dell’Ascom di Ferrara e dell’amministrazione comunale del decreto sul pagamento elettronico? Nettamente contrario...
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Cosa ne pensano i rappresentanti della Camera di Commercio, di Confesercenti, dell’Ascom di Ferrara e dell’amministrazione comunale del decreto sul pagamento elettronico?
Nettamente contrario Alessandro Osti, direttore di Confesercenti, che parla di un provvedimento sbagliato. «Con questo provvedimento - dice - si vanno a favorire le banche, mentre si dimentica l’esercente, che ha elevati costi di transazione. Poi da quello che leggo, sarebbero escluse alcune categorie, le solite cose all’italiana. Il problema sono i costi di transazione, e penso sopratutto a benzinai e tabaccai, che hanno un marginalità bassissima e così perdono il guadagno. Senza correttivi efficaci, la misura diventerà solo una nuova tassa regressiva. Un maggior uso della moneta elettronica è senza dubbio positivo, ma non è possibile che le piccole e micro imprese debbano farsi carico di quello che di fatto è un costo sociale, per il quale già oggi le stesse spendono in media quasi 2 mila euro all’anno. Confesercenti ha sempre chiesto che venga prevista la giusta salvaguardia agli esercenti, per evitare che pesanti costi vadano a ricadere su categorie sensibili, ed in particolare per quegli esercenti che sono di fatto esattori dello stato, come benzinai e tabaccai».
Giulio Felloni, presidente Ascom Confcommercio Ferrara, esprime un’opinione in linea con quella del presidente della Camera di Commercio. «Per quanto riguarda la tracciabilità da parte nostra c’è la massima trasparenza e il governo ha tutti i mezzi per operare i suoi controlli. L’obbligo del Pos può andare bene per le attività grandi, ma tabaccai e attività piccole hanno margini ridotti. Se il decreto va in porto, serve una rivisitazione con le banche sui costi delle operazioni, costi che vanno dall’1 al 4 e 1/2 % e con gli emettenti delle carte di credito».
Paolo Govoni, presidente della Camera di Commercio, è d’accordo sulla tracciabilità «ma non possiamo sempre aumentare i costi a carico delle imprese - spiega - in particolare quelle piccole, già penalizzate pesantemente da fisco e burocrazia. Se l’obiettivo è radicare l’uso dei Pos e della moneta elettronica, certo non lo si raggiunge con un meccanismo sanzionatorio. Quello che serve ed è utile alle imprese è creare le condizioni affinché tali strumenti siano effettivamente funzionali all’attività e allo sviluppo dell’impresa. Credo, inoltre, che oggi l’amministrazione finanziaria abbia a disposizione competenze, professionalità e strumenti telematici per per contrastare efficacemente l’evasione».
Roberto Serra, assessore al commercio del comune di Ferrara, spiega che «ad oggi alcuni contenuti non sono ancora stati esplicitai. È ovvio che ci devono essere azioni per ridurre le spese a carico dell’esercente, che a oggi sono troppo alte. Una buona norma per ridurre l’evasione e lasciare una tracciabilità, un modo per favorire il consumatore che a volte può trovarsi in situazioni in cui non ha a disposizione il contante, però non deve ricadere solo sugli esercenti. So che c’è allo studio una proposta per ridurre i costi agli esercenti; dagli effetti di questo si valuterà la bontà del progetto». (v.c.)
Nettamente contrario Alessandro Osti, direttore di Confesercenti, che parla di un provvedimento sbagliato. «Con questo provvedimento - dice - si vanno a favorire le banche, mentre si dimentica l’esercente, che ha elevati costi di transazione. Poi da quello che leggo, sarebbero escluse alcune categorie, le solite cose all’italiana. Il problema sono i costi di transazione, e penso sopratutto a benzinai e tabaccai, che hanno un marginalità bassissima e così perdono il guadagno. Senza correttivi efficaci, la misura diventerà solo una nuova tassa regressiva. Un maggior uso della moneta elettronica è senza dubbio positivo, ma non è possibile che le piccole e micro imprese debbano farsi carico di quello che di fatto è un costo sociale, per il quale già oggi le stesse spendono in media quasi 2 mila euro all’anno. Confesercenti ha sempre chiesto che venga prevista la giusta salvaguardia agli esercenti, per evitare che pesanti costi vadano a ricadere su categorie sensibili, ed in particolare per quegli esercenti che sono di fatto esattori dello stato, come benzinai e tabaccai».
Giulio Felloni, presidente Ascom Confcommercio Ferrara, esprime un’opinione in linea con quella del presidente della Camera di Commercio. «Per quanto riguarda la tracciabilità da parte nostra c’è la massima trasparenza e il governo ha tutti i mezzi per operare i suoi controlli. L’obbligo del Pos può andare bene per le attività grandi, ma tabaccai e attività piccole hanno margini ridotti. Se il decreto va in porto, serve una rivisitazione con le banche sui costi delle operazioni, costi che vanno dall’1 al 4 e 1/2 % e con gli emettenti delle carte di credito».
Paolo Govoni, presidente della Camera di Commercio, è d’accordo sulla tracciabilità «ma non possiamo sempre aumentare i costi a carico delle imprese - spiega - in particolare quelle piccole, già penalizzate pesantemente da fisco e burocrazia. Se l’obiettivo è radicare l’uso dei Pos e della moneta elettronica, certo non lo si raggiunge con un meccanismo sanzionatorio. Quello che serve ed è utile alle imprese è creare le condizioni affinché tali strumenti siano effettivamente funzionali all’attività e allo sviluppo dell’impresa. Credo, inoltre, che oggi l’amministrazione finanziaria abbia a disposizione competenze, professionalità e strumenti telematici per per contrastare efficacemente l’evasione».
Roberto Serra, assessore al commercio del comune di Ferrara, spiega che «ad oggi alcuni contenuti non sono ancora stati esplicitai. È ovvio che ci devono essere azioni per ridurre le spese a carico dell’esercente, che a oggi sono troppo alte. Una buona norma per ridurre l’evasione e lasciare una tracciabilità, un modo per favorire il consumatore che a volte può trovarsi in situazioni in cui non ha a disposizione il contante, però non deve ricadere solo sugli esercenti. So che c’è allo studio una proposta per ridurre i costi agli esercenti; dagli effetti di questo si valuterà la bontà del progetto». (v.c.)
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