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Razziavano garage e negozi: presi

Razziavano garage e negozi: presi

In tre mesi 49 colpi per un bottino di 100mila euro. A Ferrara i nascondigli della refurtiva. Indagini partite da un incidente

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Le loro specialità erano i negozi di biciclette costose e i garage. In tre mesi avevano messo a segno 49 colpi, spostandosi in gran parte dell’Emilia Romagna su grosse auto rubate, riuscendo in una sola notte a compiere anche una decina di razzie a distanza di diversi chilometri l’una dall’altra. I loro obiettivi spaziavano da Bologna a Reggio Emilia, da Modena a Forlì Cesena e fino a Verona, ma era a Ferrara - in due garage in via Magenta e corso Piave - che si trovavano le loro basi di ricettazione, dove nascondere la refurtiva per poi consegnarla, smontata, ai corrieri che la portavano a Est. Ed è da Ferrara che l’indagine, coordinata dalla procura di Bologna, è decollata fino ad approdare, mercoledì, all’esecuzione di sette ordinanze di custodia cautelare in carcere, notificate a casa o direttamente in prigione ad altrettanti cittadini ucraini e moldavi, quasi tutti irregolari e già conosciuti alle forze dell’ordine.

In circa tre mesi, ha spiegato ieri il dirigente della Squadra mobile di Ferrara Andrea Crucianelli affiancato dall'ispettore Michele Rossini, la banda aveva accumulato un bottino di circa 100mila euro. A permettere di individuare i “ladri seriali” è stata la collaborazione con la polizia municipale di Baricella Minerbio, le cui pattuglie per ben due volte avevano cercato di bloccare i malviventi a bordo di auto rubate.

La prima volta, ha sottolineato la comandante Simona Gambari, la pattuglia era stata speronata dopo un inseguimento terminato a Ca’ De Fabbri. La seconda volta invece la corsa del banditi era terminata bruscamente nel Ferrarese, a San Bartolomeo in Bosco, dove il 16 gennaio di quest’anno la macchina si era schiantata contro un muretto e gli occupanti erano stati costretti a scappare a piedi lasciando nell’abitacolo indizi preziosi.

Da quegli elementi è stato possibile avviare l’attività di indagine, fatta di intercettazioni telefoniche, telematiche e gps e ricostruire non solo l’organigramma della banda, ma le loro tecniche di furto. Per i garage, il sistema era quello del forellino accanto alla serratura oppure del taglio dei cardini delle porte basculanti. Dalle rimesse spariva di tutto: bici, innanzitutto, ma anche trapani, decespugliatori, affettatrici, passeggini, casse di vino. E naturalmente anche auto (tutte di grossa cilindrata) per i colpi. A disposizione ne tenevano sempre tre: una da utilizzare e altre due di supporto.

Per quel che riguarda i negozi (di bici costose), la banda era diventata abile a eludere i sistemi di sorveglianza. A Savignano sul Panaro, nel Modenese, in particolare avevano “pescato” diverse biciclette con un uncino assicurato a una corda calata dal lucernario. In quell’occasione avevano rimediato 20mila euro di bottino.

Poi la refurtiva veniva portata a Ferrara, inizialmente in via Magenta dove abitava uno dei componenti della banda. In due occasioni, il 21 e il 22 aprile, la polizia di Stato aveva sorpreso il ricettatore, un cittadino ucraino, mentre trasportava le bici smontate e messe in sacchi a bordo di un furgone. Era stato bloccato e denunciato a piede libero. La sera dopo, come niente fosse, era tornato in via Magenta a ripetere la stessa operazione. In quel caso il furgone con la bordo il maltolto era stato seguito fino all’autogrill di Altedo, dove era stato fermato dalla Polstrada: le tre persone a bordo (due uomini e una donna) erano state denunciate per ricettazione.

Questo non aveva intimidito la banda, che aveva semplicemente spostato il nascondiglio da via Magenta a Corso Piave, continuando le razzie. Ma gli elementi raccolti dagli inquirenti intanto si accumulavano. La banda aveva l’accortezza di spegnere i cellulari durante i colpi e di comunicare via social usando un linguaggio in codice. Ma quando, dopo i furti, riaccendevano i telefoni, parlavano delle imprese compiute e delle modalità per piazzare la merce, fornendo agli investigatori diverse prove del loro coinvolgimento. Le indagini hanno anche permesso di recuperare e riconsegnare ai proprietari 5 auto rubate e 14 bici, queste ultime sono le stesse "pescate"a Savignano sul Panaro.(a.m.)

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