Disavanzo al Consorzio Emilia ma patrimonio netto di 50 milioni
Il bilancio illustrato dal neo presidente Antonio Ferro al termine delle assemblee elettive «Conferimenti in crescita, un segnale di fiducia. Così valorizzeremo i prodotti del territorio»
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Il nuovo presidente del Consorzio agrario dell'Emilia, Antonio Ferro, ha colto l’occasione per ringraziare tutti i soci, sia per la numerosa partecipazione alle assemblee elettive che lo hanno portato a ricoprire questo importante incarico, sia per la fiducia dimostrata nel concreto con l'aumento dei conferimenti avuti in questa campagna, un segnale chiaro che gli agricoltori si aspettano dal Consorzio agrario azioni di valorizzazione delle loro produzioni diverse dal passato.
«In quest’ottica i progetti di filiera con una caratterizzazione tutta italiana – ha ribadito Ferro – stanno premiando la progettualità strategica in linea con le linee guida di Consorzi Agrari d’Italia».
Il Consorzio infatti, insieme alla sua società SIS, è di fatto detentore delle migliori varietà di seme in Italia e le sta valorizzando in filiere dedicate dando la possibilità ai produttori di coltivare con dei contratti chiusi. Ferro ha evidenziato inoltre anche il ruolo decisivo avuto in alcune fasi assai rilevanti della storia del comparto soprattutto nel territorio di Ferrara garantendo servizi e fornendo la certezza di pagamento agli agricoltori di Capa Ferrara, cosa che nessun altro ha fatto, e ora salvando servizi e pagamenti ai clienti del Consorzio agrario di Ferrara.
«Il ruolo di un Consorzio agrario che lavora per gli agricoltori – ha sottolineato Ferro – è proprio questo, un Consorzio che è stato disponibile a sacrifici ed è proprio qui che si vede la differenza tra chi cerca il puro affare sulla pelle degli agricoltori e chi si mette a disposizione per garantire e valorizzare le produzioni dei suoi soci all'interno di un progetto nazionale dell'unica rete nazionale di servizi per il comparto». Ritornando sugli aspetti del bilancio d’esercizio 2016, «alla luce di letture parziali e non esaustive che hanno creato motivo di perplessità nei giorni scorsi», il presidente ha ricordato che «il patrimonio netto della società è superiore a 50 milioni di euro. Il disavanzo di fusione di 7,5 milioni di euro con il Caf di Ferrara è stato prudenzialmente iscritto nel bilancio 2016 a riduzione del patrimonio netto, nonostante una perizia asseverata che, quantificato in circa 15 milioni. Il valore delle società incorporate, avrebbe consentito l’iscrizione di un avviamento a copertura del disavanzo. Per quanto concerne il profilo finanziario – continua Ferro – la posizione finanziaria netta del Consorzio è migliorata rispetto all’esercizio precedente, assestandosi a circa 61,8 milioni di euro. Nel corso del 2016 inoltre si è positivamente conclusa una transazione con la Banca Popolare di Vicenza che ha consentito a Cae di recuperare 2 milioni di euro. Inoltre, a seguito delle modifiche intervenute per legge nei principi contabili di redazione del bilancio, il Consorzio non ha potuto registrare nel 2016 dividendi attivi per circa 750.000 euro (rilevabili solo nel 2017). Infine, il 2016 sconta almeno due milioni di oneri straordinari in più rispetto al 2015, di cui un milione circa correlato alla procedura di mobilità del personale.
«Il Consorzio agrario dell’Emilia – conclude il presidente Ferro – dal finire dello scorso esercizio sta operando secondo le linee direttive di un predefinito piano industriale 2016/2018, approvato dal Consiglio di Amministrazione, che punta anche alla valorizzazione della nuova area di attività acquisita con le fusioni di Cap Fe e Cisac, di cui sono già emersi positivi riscontri nei risultati e nei numeri della recente campagna cerealicola».
CaEmilia è parte integrante delle filiere produttive del territorio di sua competenza. Il sistema di filiera permette di indirizzare la produzione agricola in funzione delle esigenze del consumatore. I “disciplinari di produzione” guidano il socio all'ottenimento di prodotti di qualità, che sarà garantita dalla precisa tracciabilità degli interventi agronomici effettuati. Nel settore zootecnico, come in quello agricolo, ottimizzare la qualità significa restare competitivi sul mercato internazionale
Lauro Casoni
«In quest’ottica i progetti di filiera con una caratterizzazione tutta italiana – ha ribadito Ferro – stanno premiando la progettualità strategica in linea con le linee guida di Consorzi Agrari d’Italia».
Il Consorzio infatti, insieme alla sua società SIS, è di fatto detentore delle migliori varietà di seme in Italia e le sta valorizzando in filiere dedicate dando la possibilità ai produttori di coltivare con dei contratti chiusi. Ferro ha evidenziato inoltre anche il ruolo decisivo avuto in alcune fasi assai rilevanti della storia del comparto soprattutto nel territorio di Ferrara garantendo servizi e fornendo la certezza di pagamento agli agricoltori di Capa Ferrara, cosa che nessun altro ha fatto, e ora salvando servizi e pagamenti ai clienti del Consorzio agrario di Ferrara.
«Il ruolo di un Consorzio agrario che lavora per gli agricoltori – ha sottolineato Ferro – è proprio questo, un Consorzio che è stato disponibile a sacrifici ed è proprio qui che si vede la differenza tra chi cerca il puro affare sulla pelle degli agricoltori e chi si mette a disposizione per garantire e valorizzare le produzioni dei suoi soci all'interno di un progetto nazionale dell'unica rete nazionale di servizi per il comparto». Ritornando sugli aspetti del bilancio d’esercizio 2016, «alla luce di letture parziali e non esaustive che hanno creato motivo di perplessità nei giorni scorsi», il presidente ha ricordato che «il patrimonio netto della società è superiore a 50 milioni di euro. Il disavanzo di fusione di 7,5 milioni di euro con il Caf di Ferrara è stato prudenzialmente iscritto nel bilancio 2016 a riduzione del patrimonio netto, nonostante una perizia asseverata che, quantificato in circa 15 milioni. Il valore delle società incorporate, avrebbe consentito l’iscrizione di un avviamento a copertura del disavanzo. Per quanto concerne il profilo finanziario – continua Ferro – la posizione finanziaria netta del Consorzio è migliorata rispetto all’esercizio precedente, assestandosi a circa 61,8 milioni di euro. Nel corso del 2016 inoltre si è positivamente conclusa una transazione con la Banca Popolare di Vicenza che ha consentito a Cae di recuperare 2 milioni di euro. Inoltre, a seguito delle modifiche intervenute per legge nei principi contabili di redazione del bilancio, il Consorzio non ha potuto registrare nel 2016 dividendi attivi per circa 750.000 euro (rilevabili solo nel 2017). Infine, il 2016 sconta almeno due milioni di oneri straordinari in più rispetto al 2015, di cui un milione circa correlato alla procedura di mobilità del personale.
«Il Consorzio agrario dell’Emilia – conclude il presidente Ferro – dal finire dello scorso esercizio sta operando secondo le linee direttive di un predefinito piano industriale 2016/2018, approvato dal Consiglio di Amministrazione, che punta anche alla valorizzazione della nuova area di attività acquisita con le fusioni di Cap Fe e Cisac, di cui sono già emersi positivi riscontri nei risultati e nei numeri della recente campagna cerealicola».
CaEmilia è parte integrante delle filiere produttive del territorio di sua competenza. Il sistema di filiera permette di indirizzare la produzione agricola in funzione delle esigenze del consumatore. I “disciplinari di produzione” guidano il socio all'ottenimento di prodotti di qualità, che sarà garantita dalla precisa tracciabilità degli interventi agronomici effettuati. Nel settore zootecnico, come in quello agricolo, ottimizzare la qualità significa restare competitivi sul mercato internazionale
Lauro Casoni
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