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L’autunno caldo delle inchieste

L’autunno caldo delle inchieste

A fine settembre attesa la svolta sul fallimento della Cassa che vede 27 indagati  

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Negli atti giudiziari sul Grande crac Carife c’è anche un altra data importantissima, da segnare in rosso: è il 21 settembre prossimo, quando dopo oltre un anno di indagini scadranno i termini per raccogliere prove, riscontri e altro sul fallimento della Cassa di Risparmio di Ferrara tra gli anni 2007 e il 2013, quando Carife venne commissariata da Banca Italia. E’ questa la vera, grande inchiesta: aperta l’estate scorsa, vede al momento 27 indagati, tra ex vertici e dirigenti, numero che potrebbe anche aumentare. Dal 21 settembre in poi, come vuole la procedura, scatterà solo l’ultima proroga di sei mesi, che costringerà gli inquirenti a chiudere l’indagine entro quella scadenza, quindi altro termine temporale, marzo 2018. Ma, attenzione, come accaduto per il crac sull’aumento di capitale, per verificare tesi e capi d’accusa finora raccolti sulla vita e sui “buchi” della Carife tra il 2007 e il 2013, potrebbero scattare già dalla fine di settembre i primi interrogatori. Le accuse contestate da procura e guardia di finanza sono quelle di bancarotta fraudolenta ma con altre indicazioni tecniche: distrattiva e dissipativa. Come del resto recita la contestazione già notificata, in modo generico, ai primi 27 indagati negli atti a loro conoscenza: «l’aver distratto, occultato, dissimulato, distrutto o dissipato i propri beni», con l’aggravante del “buco” che ha portato nell’inverno 2016 al fallimento della banca. Accuse equamente ripartite tra tutti i 27 ex vertici e amministratori che hanno guidato vecchia Carife - primi tra tutti i presidenti Alfredo Santini e Sergio Lenzi e i direttori generali Gennaro Murolo, Daniele Forin e Giuseppe Grassano, quest’ultimo in posizione marginale, vista la breve permanenza ai vertici.



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