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Un lascito a chi l’ha aiutata un ultimo gesto d’amore

Un lascito a chi l’ha aiutata un ultimo gesto d’amore

Il testamento di Angiolina Pareschi devolve 250.000 euro in beneficenza I soldi andranno ad associazioni che l’avevano sostenuta nel corso della vita

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È un’ultima parola per gli altri quella che ha voluto lasciare Angiolina Pareschi nel suo testamento, una parola che arrivasse a quegli ‘altri’ che hanno più bisogno, quegli altri fra cui le era capitato di trovarsi durante una lunga vita piena di molti, forse troppi, dolori.

Angiolina si è spenta la mattina dello scorso 13 giugno, sola, dopo una vita durata quasi novant’anni che si è conclusa con una lunga malattia. Non ci furono però familiari a piangerla poiché una fredda mano li aveva già prematuramente condotti in quel luogo da cui dicono nessuno ritorni.

Dopo solo un anno dalla nascita dell’unica figlia Rita, nata con il morbo di Usher, malattia genetica che comporta sordità e progressiva cecità, il marito Roberto è morto in un incidente d’auto e, solo due anni dopo, il 18 luglio 1963, l’ha seguito anche la figlia Rita già resa sorda e cieca da quella malattia che non le permise neanche di sedersi su un banco di scuola elementare. Questi tragici eventi avevano cambiato per sempre il rapporto di Angiolina con Bondeno, città nella quale non solo era nata, ma in cui aveva anche vissuto la sua vita coniugale: i ricordi si facevano troppo pesanti e così anche l’essere vicina ai luoghi in cui quei ricordi erano stati vissuti e in cui un tempo era stata felice. A fronte di una situazione diventata insostenibile, Angiolina decise quindi di trasferirsi a Ferrara. Verso la fine degli anni 60, compra quindi un appartamento in via Barlaam dove trascorrerà il resto della sua esistenza lavorando come donna delle pulizie, fino a quando una lunga malattia non l’ha portata via alle soglie dei novant’anni.

Circa due anni fa, il 16 luglio del 2015, quando la malattia le aveva già portato via la voce, Angiolina ha ritenuto giusto scrivere di suo pugno le sue ultime volontà per destinare ad altri il patrimonio di un’intera famiglia che con la sua morte avrebbe cessato di esistere. Nel fare questo ha deciso di devolvere 250.000 euro ad associazioni benefiche che l’hanno fortunatamente sostenuta durante la vita e che quindi per lei avevano un significato particolare: 50.000 euro andranno alla Lega del filo d’oro onlus e altri 50.000 all’Istituto serafico per sordomuti e ciechi che, probabilmente, l’avevano aiutata nel convivere e nell’accettare la malattia della piccola Rita; altri 100.000 euro saranno poi divisi equamente fra Airc e Ado, a quest’ultima come riconoscimento per l’assistenza che le hanno dato durante la malattia e con la prima sarà destinato un notevole contributo alla ricerca con la speranza che si possa andare verso un futuro che non la preveda più. 20.000 euro saranno poi devoluti all’Associazione Ambulanze volontariato di Ferrara e 30.000 all’Associazione Volontariato anziani di Ferrara, quest’ultima non è però ancora stato possibile individuarla, per cui non sono ancora a conoscenza della donazione. Queste ultime due associazioni hanno entrambe contribuito a rendere meno pensante la solitudine e la vecchiaia degli ultimi anni di Angiolina, anni in cui, a volte, anche solo fare la spesa o andare ad una controllo diventa un’impresa insormontabile. Notevoli sono queste donazioni che nel loro insieme costituiscono più della metà del patrimonio di Angiolina in cui erano confluite le sostanze di un’intera famiglia, anni di investimenti e i frutti di una vita di lavoro. Una parte minoritaria, assieme all’appartamento di via Barlaam, è stata poi destinata a tre vicine di casa che l’hanno assistita e aiutata negli ultimi anni della sua esistenza.

Una storia come tante, e una vita forse un po’ più triste di altre che decide però di concludersi nel segno dell’altruismo e della generosità; in lei ricorreva la volontà e il desiderio di rendere ad altri meno pesante una vita che per lei lo fu.

Alberto Ravani



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