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Tanti amici nella chiesa per dire addio a Barbara

Tanti amici nella chiesa per dire addio a Barbara

Ieri a Santa Maria Maddalena il funerale della donna deceduta ad Albarella  Un coro: «Era una persona straordinaria, ci mancherà la sua generosità»

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«Non è venuta a mancare una sorella, ma una seconda mamma».

In queste poche ma significative parole pronunciate da Stefano, fratello di Isabella Benetti, detta Barbara, vittima la scorsa settimana ad Albarella di Rovigo di un tragico incidente in mare, c’era tutto il suo dolore, l’angoscia e la disperazione che ha condiviso con le sorelle. Una famiglia molto unita dove Isabella era la più vecchia e spinta dalla generosità e dall’amore di cui era capace, ha fatto veramente da mamma ai suoi fratelli, uno dei quali purtroppo è deceduto prima di lei a causa di una malattia incurabile.

Il cordoglio unanime era palpabile in tutti i volti dei presenti, ieri, alla funzione funebre che si è tenuta nella chiesa di Santa Maria Maddalena, dove ai parenti si sono mescolati molti amici e conoscenti.

«Sono rimasta con la voglia di poterla frequentare ancora – ha sottolineato Silvia -, Isabella non era di questo mondo perché era troppo speciale».

«La conoscevo solo da quattro anni – prosegue Silvana – da quando era venuta ad abitare qui a Santa Maria Maddalena; eravamo vicine di casa ma soprattutto eravamo diventate grandi amiche perché lei era veramente una persona straordinaria. Andavo - dice ancora la donna - spesso a Ferrara a trovarla per stare insieme e mangiare una pizza. Mi mancherai tanto Isabella, cara, dolce Isabella».

A Santa Maria Maddalena infatti si era trasferita dal Barco dove aveva vissuto quasi per tutta la sua vita e da Barco erano in tanti quelli che hanno voluto darle l’ultimo saluto. Come Stefano, che la conosceva da bambina. «Ero andato a salutarla due giorni prima che partisse per quelle maledette vacanze, in negozio a Ferrara, Eravamo molto amici e al sabato sera molto spesso andavamo a mangiare fuori con mia moglie ed il suo compagno. Non meritava una fine così tragica».

Si riferisce proprio alla dinamica dell’incidente anche il parroco don Guido Lucchiari durante l’omelia dicendo che «scatole di metallo sempre più sofisticate guidate da persone esperte, possono comunque essere la causa di tanto dolore e mandare in frantumi un sogno. Le indagini non ci riporteranno in vita la nostra cara Isabella – ha proseguito il sacerdote – e non risponderanno al perché sia toccato a lei un destino così crudele, riflettiamo sulla caducità della nostra esistenza e sul fatto che ignoriamo il momento e l’ora della nostra morte». Poi rifacendosi alla lettura del Vangelo dove si parla delle vergini e dell’olio che conservavano per tenere acceso il lume, il parroco ha invitato tutti a non cadere nello sconforto ed a ricordare che rappresenta: la speranza e la carità. «Pensiamo dunque a quella lampada, la cui luce ci aiuta ad affrontare il buio della morte».

Margherita Goberti

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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