Il silenzioso addio alla famiglia Bartolucci
Cerimonia con pochi parenti e amici ieri all’aula del commiato in Certosa. «Il patrimonio di Giovanni non vada disperso»
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Un mesto sipario è calato ieri sulla tragedia che ha colpito la storica famiglia Bartolucci. Tre vittime che sono vissute sempre molto unite e così insieme, anche se in maniera molto drammatica, sono arrivate alla morte lo scorso 4 agosto. Le esequie si sono tenute in Certosa nell’Aula del commiato alla presenza dei parenti stretti, il fratello e la sorella di lui ed il fratellastro di lei con i nipoti ed alcuni amici intimi, quindi in maniera molto riservata come era stata sempre vissuta la loro vicenda personale. Ora Galeazzo, Mariella ed il loro figlio Giovanni riposeranno in pace. Lei dopo una sepoltura e gli altri due dopo la successiva cremazione.
La funzione religiosa, preceduta dalla lettura da parte del vicario Massimo Manservigi del messaggio dell’arcivescovo Gian Carlo Perego è stata celebrata da padre Massimiliano parroco della chiesa di Santo Spirito e dal cappellano della Certosa don Franco Rogato, il primo ha tenuto l’omelia annunciando il cordoglio anche di monsignor Luigi Negri e l’altro ha chiuso la messa rivolgendo ai parenti parole di conforto, invitandoli a non cercare di capire le cause ma invocando solo il silenzio .
La pagina del Vangelo commentata da padre Massimiliano, si è riferita all’amore ed alla commozione provata da Gesù per la morte dell’amico Lazzaro resuscitato dopo diversi giorni ed è stato proprio con questo amore che Gesù estese a tutti gli uomini la possibilità di liberarci dalla definitività della morte.
«Mariella era la cugina di mio marito Gian Carlo – ha ricordato Maria Guerra – ed era una donna straordinaria. Ci sentivamo molto spesso telefonicamente e qualche volta andavo a trovarla nel negozio, ma mai nulla ha fatto trapelare dei suoi problemi». Fra gli amici di Giovanni c’era invece Carlo Ottavi residente ad Occhiobello, attore e fotografo appassionato come lui di cinema. «Aveva una collezione di pezzi molto rari – straordinariamente importanti per questo settore che sono stati ammirati anche durante una splendida mostra. So che qualche pellicola è andata distrutta specie quelle che si trovavano nel magazzino mentre quelle che aveva in casa sembra si siano salvate. La città di Ferrara dovrebbe riconoscere la validità di questo patrimonio e recuperarlo perché altrimenti Giovanni morirebbe una seconda volta».
Una tragedia inspiegabile che ha colpito tutta la città e che ieri ha avuto il suo epilogo.
Margherita Goberti
La funzione religiosa, preceduta dalla lettura da parte del vicario Massimo Manservigi del messaggio dell’arcivescovo Gian Carlo Perego è stata celebrata da padre Massimiliano parroco della chiesa di Santo Spirito e dal cappellano della Certosa don Franco Rogato, il primo ha tenuto l’omelia annunciando il cordoglio anche di monsignor Luigi Negri e l’altro ha chiuso la messa rivolgendo ai parenti parole di conforto, invitandoli a non cercare di capire le cause ma invocando solo il silenzio .
La pagina del Vangelo commentata da padre Massimiliano, si è riferita all’amore ed alla commozione provata da Gesù per la morte dell’amico Lazzaro resuscitato dopo diversi giorni ed è stato proprio con questo amore che Gesù estese a tutti gli uomini la possibilità di liberarci dalla definitività della morte.
«Mariella era la cugina di mio marito Gian Carlo – ha ricordato Maria Guerra – ed era una donna straordinaria. Ci sentivamo molto spesso telefonicamente e qualche volta andavo a trovarla nel negozio, ma mai nulla ha fatto trapelare dei suoi problemi». Fra gli amici di Giovanni c’era invece Carlo Ottavi residente ad Occhiobello, attore e fotografo appassionato come lui di cinema. «Aveva una collezione di pezzi molto rari – straordinariamente importanti per questo settore che sono stati ammirati anche durante una splendida mostra. So che qualche pellicola è andata distrutta specie quelle che si trovavano nel magazzino mentre quelle che aveva in casa sembra si siano salvate. La città di Ferrara dovrebbe riconoscere la validità di questo patrimonio e recuperarlo perché altrimenti Giovanni morirebbe una seconda volta».
Una tragedia inspiegabile che ha colpito tutta la città e che ieri ha avuto il suo epilogo.
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