«Sindaco nel 2019? Veramente avrei altri programmi»
Il deputato non si ricandiderà nemmeno in Parlamento Analisi sui tormenti Pd: la mia paura è che tanti se ne vadano
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Onorevole Bratti, siamo agli sgoccioli di una tormentata legislatura. Si riuscirà almeno a varare una nuova legge elettorale?
«È stata una legislatura di grande interesse soprattutto nella prima parte. Sono state realizzate tante riforme attese da anni: da quelle sui diritti civili a quelle ambientali. Il governo Renzi ha lavorato bene. Non ci voleva la sconfitta referendaria: uno stop che ha inchiodato il paese ai suoi eterni problemi. Non so se saremo in grado di varare una nuova legge elettorale. Di certo questa in vigore condanna all’ingovernabilità. Credo che in questo contesto di fatto tripolare occorra una legge che premi le coalizioni».
A proposito di elezioni, non le sembra che tiri una brutta aria per il suo Pd?
«È una fase molto critica. La scissione è stata traumatica più per il significato che per la rilevanza numerica di chi ha abbandonato. La mia paura è che tante persone se ne vadano e che il nostro elettorato di riferimento cambi. Ciò non significa che io non sia favorevole all’ingresso di forze nuove che rappresentano l’evoluzione della società, anzi, però non dobbiamo mai dimenticare il progetto originario del Pd. A quello io faccio riferimento e quando ascolto le parole di Veltroni, che condivido, mi preoccupo per il futuro del partito».
Anche a Ferrara si assorbe questo nervosismo che serpeggia a livello nazionale. Tra immigrazione e salvabanche, tanto per citare due temi che stanno da mesi surriscaldando la città e la provincia, da Roma arrivano molti più schiaffi che carezze. Sono stati fatti dei gravi errori di valutazione non le pare?
«Direi che sono due situazioni molto diverse. Il tema è come affrontare i flussi migratori e come garantire la sicurezza delle persone: sia quelle che arrivano che quelle che accolgono. Non c’è dubbio che a livello nazionale ci siano stati troppi cambiamenti di rotta al riguardo. Senza voler entrare nella polemica nazionale dico che anche la sinistra storica ha delle responsabilità nell’aver alimentato un certo buonismo terzomondista. Chi non rispetta le regole, a qualunque etnia esso appartenga ,va sanzionato stop. Per essere accoglienti occorre mantenere la legalità ed essere severi e rigorosi. Questo vale anche a Ferrara. Ho trovato inutile e pericoloso l’intervento del Sindaco di Codigoro. Chi governa si deve assumere le proprie responsabilità e contribuire a risolvere i problemi non a denunciarli. Su Carife è stato detto tutto. La mia posizione non è cambiata. Ci sono stati dei pasticci fatti dal Governo soprattutto nella prima fase. Ho fatto insieme ai miei colleghi ferraresi diverse interrogazioni che hanno dato un esito minimo. Ora occorre guardare avanti e continuare a insistere con la nuova proprietà perché attui una politica di recupero di fiducia verso gli azionisti».
Lei è esperto di ambiente. Come la mettiamo a Ferrara con petrolchimico e le ripetute accuse, tutte da valutare, di siti inquinati in città?
«Non confonderei i problemi ambientali derivati dalla storia industriale del passato con le false dichiarazioni di un ex pentito disperato in cerca di qualche risorsa economica per sopravvivere. La ricerca di continui scoop di un certo tipo di stampa non aiuta a far conoscere la verità ai cittadini. Ferrara non è mai stata terra di camorra. Ferrara così come tutte le città italiane ha dei problemi ambientali legati all’eredità del passato che vanno gestiti e quando possibile risolti. Questo si fa dalle nostre parti da anni. Se qualcosa di nuovo emerge è giusto affrontarlo. Ma per favore basta con le sciocchezze che poi qualcuno ci crede».
Dopo un decennio in Parlamento ci ha preso gusto e si ricandiderà?
«Non mi ricandiderò. È stata per me un’esperienza eccezionale e di questo devo ringraziare la comunità ferrarese e il mio Partito. Credo di aver fatto un lavoro importante per la nostra comunità (dal Polo chimico, al parco del Delta all’interesse su tanti progetti del Comune ad esempio riguardo la mobilità) e anche per tutto il paese. Voglio ricordare con orgoglio il contributo dato per l’approvazione della legge sugli ecoreati, quello sulle agenzie ambientali e in qualità di relatore sui tre provvedimenti riguardo l’Ilva di Taranto. Poi su come ho svolto il ruolo di Presidente della Commissione ecomafie il giudizio lo lascio ad altri: ma l’aver già approvato 11 relazioni ed aver contribuito a risolvere decine di problemi sono dati di fatto. Il 12 Settembre a Roma presenterò parte del lavoro svolto in una Conferenza con la presenza tra gli altri dei Presidenti Grasso e Boldrini e , del Presidente Cantone della Sottosegretaria Boschi e del Presidente Luciano Violante».
Allora vorrà dire che si candiderà per le primarie Pd per l’elezione a successore di Tagliani a sindaco di Ferrara?
«Il 2019 è lontano. Tagliani e la sua giunta stanno lavorando bene in un mare di difficoltà. Quello che farò io non è importante. Ora ho altri progetti che spero a breve si realizzino. Poi come si dice in queste situazioni si vedrà».
Da uomo politico e parlamentare, perché in questi ultimi anni c’é stata una forte disaffezione alla politica al punto che una provincia come Ferrara, che faceva sempre registrare affluenze di stampo bulgaro, ora fa segnare invece alte percentuali di astensione al voto?
«Ferrara come tutte le città italiane è oggi contesa da diverse forze politiche. È finita l’epoca in cui il centro sinistra vinceva sempre e comunque. Occorre quindi non perdersi in beghe da cortile, parlo ovviamente per la mia parte politica, ed evitare di alimentare polemiche sterili per stare un giorno sui giornali o magari per avere spazio sui media nazionali. Altro è un confronto serio sul futuro della nostra città».
Quali sono per lei i punti neri di Ferrara?
«L’opportunità di trovare lavoro poi, anche se non paragonabile ad altre situazioni nel Paese, ma per la sensibilità della popolazione ferrarese direi la sicurezza».
E invece le eccellenze sui cui puntare per un rilancio?
«Sono tantissime: mi limito ad indicarne tre di fatto collegate. Puntare sulla città sostenibile, Università e Polo chimico. Internazionalizzazione: mi piacerebbe una città come Friburgo. Dovremo essere in grado di favorire un’immigrazione di scolarità elevata, oltre che attirare investimenti ad alta tecnologia. Delta del Po: un progetto che unifichi il territorio (da Comacchio a Ferrara) attorno ad una delle emergenze ambientali uniche in Europa».
Un suo sogno nel cassetto?
«Uno si è già avverato: la Spal in serie A».
«È stata una legislatura di grande interesse soprattutto nella prima parte. Sono state realizzate tante riforme attese da anni: da quelle sui diritti civili a quelle ambientali. Il governo Renzi ha lavorato bene. Non ci voleva la sconfitta referendaria: uno stop che ha inchiodato il paese ai suoi eterni problemi. Non so se saremo in grado di varare una nuova legge elettorale. Di certo questa in vigore condanna all’ingovernabilità. Credo che in questo contesto di fatto tripolare occorra una legge che premi le coalizioni».
A proposito di elezioni, non le sembra che tiri una brutta aria per il suo Pd?
«È una fase molto critica. La scissione è stata traumatica più per il significato che per la rilevanza numerica di chi ha abbandonato. La mia paura è che tante persone se ne vadano e che il nostro elettorato di riferimento cambi. Ciò non significa che io non sia favorevole all’ingresso di forze nuove che rappresentano l’evoluzione della società, anzi, però non dobbiamo mai dimenticare il progetto originario del Pd. A quello io faccio riferimento e quando ascolto le parole di Veltroni, che condivido, mi preoccupo per il futuro del partito».
Anche a Ferrara si assorbe questo nervosismo che serpeggia a livello nazionale. Tra immigrazione e salvabanche, tanto per citare due temi che stanno da mesi surriscaldando la città e la provincia, da Roma arrivano molti più schiaffi che carezze. Sono stati fatti dei gravi errori di valutazione non le pare?
«Direi che sono due situazioni molto diverse. Il tema è come affrontare i flussi migratori e come garantire la sicurezza delle persone: sia quelle che arrivano che quelle che accolgono. Non c’è dubbio che a livello nazionale ci siano stati troppi cambiamenti di rotta al riguardo. Senza voler entrare nella polemica nazionale dico che anche la sinistra storica ha delle responsabilità nell’aver alimentato un certo buonismo terzomondista. Chi non rispetta le regole, a qualunque etnia esso appartenga ,va sanzionato stop. Per essere accoglienti occorre mantenere la legalità ed essere severi e rigorosi. Questo vale anche a Ferrara. Ho trovato inutile e pericoloso l’intervento del Sindaco di Codigoro. Chi governa si deve assumere le proprie responsabilità e contribuire a risolvere i problemi non a denunciarli. Su Carife è stato detto tutto. La mia posizione non è cambiata. Ci sono stati dei pasticci fatti dal Governo soprattutto nella prima fase. Ho fatto insieme ai miei colleghi ferraresi diverse interrogazioni che hanno dato un esito minimo. Ora occorre guardare avanti e continuare a insistere con la nuova proprietà perché attui una politica di recupero di fiducia verso gli azionisti».
Lei è esperto di ambiente. Come la mettiamo a Ferrara con petrolchimico e le ripetute accuse, tutte da valutare, di siti inquinati in città?
«Non confonderei i problemi ambientali derivati dalla storia industriale del passato con le false dichiarazioni di un ex pentito disperato in cerca di qualche risorsa economica per sopravvivere. La ricerca di continui scoop di un certo tipo di stampa non aiuta a far conoscere la verità ai cittadini. Ferrara non è mai stata terra di camorra. Ferrara così come tutte le città italiane ha dei problemi ambientali legati all’eredità del passato che vanno gestiti e quando possibile risolti. Questo si fa dalle nostre parti da anni. Se qualcosa di nuovo emerge è giusto affrontarlo. Ma per favore basta con le sciocchezze che poi qualcuno ci crede».
Dopo un decennio in Parlamento ci ha preso gusto e si ricandiderà?
«Non mi ricandiderò. È stata per me un’esperienza eccezionale e di questo devo ringraziare la comunità ferrarese e il mio Partito. Credo di aver fatto un lavoro importante per la nostra comunità (dal Polo chimico, al parco del Delta all’interesse su tanti progetti del Comune ad esempio riguardo la mobilità) e anche per tutto il paese. Voglio ricordare con orgoglio il contributo dato per l’approvazione della legge sugli ecoreati, quello sulle agenzie ambientali e in qualità di relatore sui tre provvedimenti riguardo l’Ilva di Taranto. Poi su come ho svolto il ruolo di Presidente della Commissione ecomafie il giudizio lo lascio ad altri: ma l’aver già approvato 11 relazioni ed aver contribuito a risolvere decine di problemi sono dati di fatto. Il 12 Settembre a Roma presenterò parte del lavoro svolto in una Conferenza con la presenza tra gli altri dei Presidenti Grasso e Boldrini e , del Presidente Cantone della Sottosegretaria Boschi e del Presidente Luciano Violante».
Allora vorrà dire che si candiderà per le primarie Pd per l’elezione a successore di Tagliani a sindaco di Ferrara?
«Il 2019 è lontano. Tagliani e la sua giunta stanno lavorando bene in un mare di difficoltà. Quello che farò io non è importante. Ora ho altri progetti che spero a breve si realizzino. Poi come si dice in queste situazioni si vedrà».
Da uomo politico e parlamentare, perché in questi ultimi anni c’é stata una forte disaffezione alla politica al punto che una provincia come Ferrara, che faceva sempre registrare affluenze di stampo bulgaro, ora fa segnare invece alte percentuali di astensione al voto?
«Ferrara come tutte le città italiane è oggi contesa da diverse forze politiche. È finita l’epoca in cui il centro sinistra vinceva sempre e comunque. Occorre quindi non perdersi in beghe da cortile, parlo ovviamente per la mia parte politica, ed evitare di alimentare polemiche sterili per stare un giorno sui giornali o magari per avere spazio sui media nazionali. Altro è un confronto serio sul futuro della nostra città».
Quali sono per lei i punti neri di Ferrara?
«L’opportunità di trovare lavoro poi, anche se non paragonabile ad altre situazioni nel Paese, ma per la sensibilità della popolazione ferrarese direi la sicurezza».
E invece le eccellenze sui cui puntare per un rilancio?
«Sono tantissime: mi limito ad indicarne tre di fatto collegate. Puntare sulla città sostenibile, Università e Polo chimico. Internazionalizzazione: mi piacerebbe una città come Friburgo. Dovremo essere in grado di favorire un’immigrazione di scolarità elevata, oltre che attirare investimenti ad alta tecnologia. Delta del Po: un progetto che unifichi il territorio (da Comacchio a Ferrara) attorno ad una delle emergenze ambientali uniche in Europa».
Un suo sogno nel cassetto?
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