«È una resa delle istituzioni Ora la paura non diventi odio»
Preoccupazione per la nuova ondata di scontri tra spacciatori per il controllo del territorio «È un problema che va affrontato dai tutori dell’ordine pubblico». «Il quartiere trasformato in ghetto»
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«È stata una sconfitta per tutti. L’esasperazione dei residenti ha raggiunto livelli tali che basta avere la pelle scura per provocare diffidenza se non odio. E questo è molto pericoloso, perché ormai parlando degli stranieri non si fa più distinzione tra le brave persone e i criminali». L’idea che alla Gad si sia chiusa la stalla quando i buoi erano già scappati è ben radicata anche tra gli abitanti del quartiere meno disposti a ragionamenti di pancia.
Al Bar Alessio, in via Ortigara, l’ammissione di sindaco e Giunta sul fallimento delle politiche condotte finora e sulla necessità di un intervento delle forze speciali viene accolto come una resa: «L’amministrazione era il nostro riferimento, ora il capitano ha abbandonato la nave. È una sconfitta. Avevano promesso regole più ferree ma le ordinanze non sono servite a niente, anzi c’è stata una recrudescenza perché ora gli spacciatori hanno cominciato a reagire alle forze dell’ordine, picchiando e lanciando le biciclette», commenta uno degli avventori, Luca Piva. Poco più in là, in via Cassoli, ci sono due pattuglie dei carabinieri, si avvista anche un’auto della Municipale, in ricognizione. «Girano sempre, li vedi un giorno sì e uno no, intervengono quando ci sono le risse ma è tutto inutile quando c’è un senso di impunità. Il problema è a monte: perché tutte queste persone sono arrivate qua? Li vedi girare in bicicletta dalle 10 del mattino, ma che lavoro faranno mai?», continua il residente con amarezza.
Il rischio, avverte un altro cliente, Marco Bombardi, è che l’esacerbazione si trasformi in odio: «Questo sta diventando un ghetto e la gente ha paura. A me danno molto fastidio i discorsi di odio e intolleranza, ma questa sta diventando una situazione esplosiva destinata a ritorcersi anche contro i tanti immigrati che sono bravissime persone. Ma il problema esiste, ed è concreto. In piazza Castellina dopo una certa ora la gente non esce nemmeno di casa».
La questione però è a monte, concordano tutti. Ben prima del dibattito sull’accoglienza, il tema è quello della domanda e dell’offerta. Tanti spacciatori prosperano perché è prospera la clientela: «Su quale delle due è più facile agire? - è la provocazione di Luca Piva - Non sarebbe più utile adottare misure per ridurre la domanda? Lo stesso vale per la prostituzione. Siamo un Paese che ha saputo sconfiggere il terrorismo e non sappiamo gestire un quartiere difficile? O il Grattacielo? Si vada a indagare sugli affitti. Il fatto è che a vincere è sempre il Dio denaro».
Il problema è grosso e la soluzione tutt’altro che facile, interviene Michele Masini, titolare della rosticceria di via Cassoli: «La gente chiude gli occhi anziché tenerli aperti, e il degrado si sta allargando ad altre zone. Ci sono risse frequenti, e il motivo è noto a tutti. Qui nel mio negozio non ho mai avuto problemi, ma a volte siamo stati accerchiati anche da quattro-cinque spacciatori. Siamo adulti e sappiamo come difenderci, ma se fossimo stati ragazzini minorenni?» Le forze dell’ordine intervengono «ma se ne prendono qualcuno poi lo mettono subito fuori», continua la moglie, Barbara Bonaguro. «Però bisogna farsi una domanda: loro vendono droga, ma chi è che la compra?» «Almeno un paio di volte - riprende il marito - ho rischiato grosso durante uno dei blitz delle forze dell’ordine. Gli spacciatori scappavano a tutta velocità in bicicletta senza badare a semafori, stop o divieti, e poteva finire male. E a protestare ti becchi pure un gestaccio. Il fatto è che queste persone dovrebbero essere accolte solo con una possibilità di lavoro. Perché il rischio poi è che anche quelle oneste in mancanza di sbocchi vengano reclutate dalla criminalità». Oscar Gull, la cui anziana madre vive alla Gad avverte «I ferraresi sono troppo tolleranti, ma la bomba prima o poi scoppierà».
Riccardo Galletti è il segretario del circolo Pd della Gad, ma è anche un residente storico del quartiere. Lo ha visto cambiare, al punto da non poter andare a prendere il gelato con sua figlia piccola in piazza XXIV Maggio ed essere avvicinato dai pusher mentre la bimba gioca sullo scivolo. «Sono strutturati e organizzati. Se sei un cliente, subito ti indicano dove andare a comprare la droga, comunicando con i soci tramite cellulare. Le dosi sono nascoste dappertutto, in ogni anfratto. Un’organizzazione capillare significa che sono tanti. E che è cresciuta la domanda». Pare che gli spacciatori comunichino tra loro anche tramite l’abbigliamento; dai bastioni le vedette controllano la zona: un berretto di un certo colore vuol dire che ci sono in giro le forze dell’ordine, un altro che c’è via libera. Spesso i clienti arrivano su belle macchine, eleganti e ben vestiti. E trovano quello che cercano. Da cittadino Galletti non propone soluzioni, da esponente del Pd osserva che «le iniziative di mediazione e animazione andavano bene per le percezioni soggettive, ma qui c’è un problema di ordine pubblico e va affrontato da chi è preposto ad assicurare l’ordine pubblico. In questo contesto il sindaco è stato il parafulmine della rabbia, ma l’amministrazione, per le sue competenze, ha fatto quello che poteva: ha piazzato telecamere e riqualificato le aree verdi. Quello che serve ora è una vera azione di repressione, e applicare la legislazione in modo più restrittivo, senza per questo ledere i diritti umani». A chi invoca l’intervento dell’esercito risponde: «Non serve a niente, perché se anche sorprendessero un pusher a spacciare non potrebbero intervenire direttamente, ma dovrebbero chiamare le forze di polizia».
Alessandra Mura
Al Bar Alessio, in via Ortigara, l’ammissione di sindaco e Giunta sul fallimento delle politiche condotte finora e sulla necessità di un intervento delle forze speciali viene accolto come una resa: «L’amministrazione era il nostro riferimento, ora il capitano ha abbandonato la nave. È una sconfitta. Avevano promesso regole più ferree ma le ordinanze non sono servite a niente, anzi c’è stata una recrudescenza perché ora gli spacciatori hanno cominciato a reagire alle forze dell’ordine, picchiando e lanciando le biciclette», commenta uno degli avventori, Luca Piva. Poco più in là, in via Cassoli, ci sono due pattuglie dei carabinieri, si avvista anche un’auto della Municipale, in ricognizione. «Girano sempre, li vedi un giorno sì e uno no, intervengono quando ci sono le risse ma è tutto inutile quando c’è un senso di impunità. Il problema è a monte: perché tutte queste persone sono arrivate qua? Li vedi girare in bicicletta dalle 10 del mattino, ma che lavoro faranno mai?», continua il residente con amarezza.
Il rischio, avverte un altro cliente, Marco Bombardi, è che l’esacerbazione si trasformi in odio: «Questo sta diventando un ghetto e la gente ha paura. A me danno molto fastidio i discorsi di odio e intolleranza, ma questa sta diventando una situazione esplosiva destinata a ritorcersi anche contro i tanti immigrati che sono bravissime persone. Ma il problema esiste, ed è concreto. In piazza Castellina dopo una certa ora la gente non esce nemmeno di casa».
La questione però è a monte, concordano tutti. Ben prima del dibattito sull’accoglienza, il tema è quello della domanda e dell’offerta. Tanti spacciatori prosperano perché è prospera la clientela: «Su quale delle due è più facile agire? - è la provocazione di Luca Piva - Non sarebbe più utile adottare misure per ridurre la domanda? Lo stesso vale per la prostituzione. Siamo un Paese che ha saputo sconfiggere il terrorismo e non sappiamo gestire un quartiere difficile? O il Grattacielo? Si vada a indagare sugli affitti. Il fatto è che a vincere è sempre il Dio denaro».
Il problema è grosso e la soluzione tutt’altro che facile, interviene Michele Masini, titolare della rosticceria di via Cassoli: «La gente chiude gli occhi anziché tenerli aperti, e il degrado si sta allargando ad altre zone. Ci sono risse frequenti, e il motivo è noto a tutti. Qui nel mio negozio non ho mai avuto problemi, ma a volte siamo stati accerchiati anche da quattro-cinque spacciatori. Siamo adulti e sappiamo come difenderci, ma se fossimo stati ragazzini minorenni?» Le forze dell’ordine intervengono «ma se ne prendono qualcuno poi lo mettono subito fuori», continua la moglie, Barbara Bonaguro. «Però bisogna farsi una domanda: loro vendono droga, ma chi è che la compra?» «Almeno un paio di volte - riprende il marito - ho rischiato grosso durante uno dei blitz delle forze dell’ordine. Gli spacciatori scappavano a tutta velocità in bicicletta senza badare a semafori, stop o divieti, e poteva finire male. E a protestare ti becchi pure un gestaccio. Il fatto è che queste persone dovrebbero essere accolte solo con una possibilità di lavoro. Perché il rischio poi è che anche quelle oneste in mancanza di sbocchi vengano reclutate dalla criminalità». Oscar Gull, la cui anziana madre vive alla Gad avverte «I ferraresi sono troppo tolleranti, ma la bomba prima o poi scoppierà».
Riccardo Galletti è il segretario del circolo Pd della Gad, ma è anche un residente storico del quartiere. Lo ha visto cambiare, al punto da non poter andare a prendere il gelato con sua figlia piccola in piazza XXIV Maggio ed essere avvicinato dai pusher mentre la bimba gioca sullo scivolo. «Sono strutturati e organizzati. Se sei un cliente, subito ti indicano dove andare a comprare la droga, comunicando con i soci tramite cellulare. Le dosi sono nascoste dappertutto, in ogni anfratto. Un’organizzazione capillare significa che sono tanti. E che è cresciuta la domanda». Pare che gli spacciatori comunichino tra loro anche tramite l’abbigliamento; dai bastioni le vedette controllano la zona: un berretto di un certo colore vuol dire che ci sono in giro le forze dell’ordine, un altro che c’è via libera. Spesso i clienti arrivano su belle macchine, eleganti e ben vestiti. E trovano quello che cercano. Da cittadino Galletti non propone soluzioni, da esponente del Pd osserva che «le iniziative di mediazione e animazione andavano bene per le percezioni soggettive, ma qui c’è un problema di ordine pubblico e va affrontato da chi è preposto ad assicurare l’ordine pubblico. In questo contesto il sindaco è stato il parafulmine della rabbia, ma l’amministrazione, per le sue competenze, ha fatto quello che poteva: ha piazzato telecamere e riqualificato le aree verdi. Quello che serve ora è una vera azione di repressione, e applicare la legislazione in modo più restrittivo, senza per questo ledere i diritti umani». A chi invoca l’intervento dell’esercito risponde: «Non serve a niente, perché se anche sorprendessero un pusher a spacciare non potrebbero intervenire direttamente, ma dovrebbero chiamare le forze di polizia».
Alessandra Mura
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