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Fogna a cielo aperto strada senza banchina e un Primaro morto

Fogna a cielo aperto strada senza banchina e un Primaro morto

Problematiche ancora irrisolte nella frazione di Monestirolo Un progetto nel cassetto per promuovere il corso del fiume

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Sono sempre più le frazioni che lamentano problematiche, più o meno importanti, le quali però potrebbero essere ovviate con maggiore facilità se ci fosse un maggiore contatto tra la cittadinanza e la pubblica amministrazione. Questo per lo meno è quanto lamentano alcuni cittadini, e nel caso in questione di Monestirolo è Vittorio Galletti a mostrarci alcune problematiche irrisolte del paese, da lui sempre puntualmente segnalate, non sempre però con i riscontri sperati.

«Innanzitutto si può notare entrando in paese che esiste ancora una fogna a cielo aperto che scarica tra le case e i frutteti, tutto questo non in aperta campagna ma appunto alle porte del paese – esordisce Galletti – Hera aveva promesso anni fa una soluzione al problema, ma ad oggi tutto è ancora come lo vedete».

Se questo è un intervento già piuttosto importante da realizzare, in altri casi basterebbe invece poco per rendere più funzionali certe criticità. Dai bidoni sulla via Ravenna – che potrebbero essere arretrati di pochi metri spianando un tratto dell’aiuola retrostante, in modo da non costringere la gente a invadere la carreggiata per gettare i rifiuti – al marciapiede in via Prati, «promesso nel 2010 e mai realizzato».

«Vedete questo punto luce – prosegue Galletti indicando il lampione che illumina l’incrocio tra via Ravenna, via della Pesca e via Pastorella – quando quello precedente situato dall’altro lato era da sostituire, invece che intervenire in modo efficiente come hanno fatto con un altro lampione all’incrocio tra la superstrada e via Prati, hanno preferito spostarlo su questo lato immergendolo totalmente all’interno della chioma di un albero. Risultato: si è speso certamente di più e ora di notte non si vede niente!».

Sempre a proposito di via della Pesca, pericolosa è l’assenza della banchina, man mano assottigliatasi e mai ripristinata, e inoltre questa via si ritrova interrotta da quando sono stati costruiti i magazzini Patfrut.

«Per carità, ben venga lo stabilimento e tutti i posti di lavoro che ha portato – precisa subito Galletti – ci era però stata promessa una pista ciclabile e pedonale dall’allora assessore alla mobilità Vainer Merighi, la quale passando sul retro lungo l’argine ci avrebbe consentito di arrivare in centro senza passare per la pericolosa via Ravenna; nonostante la semplicità della cosa, non se n’è mai fatto nulla».

Il nostro giro per Monestirolo termina sulle rive del Po morto di Primaro, dove Galletti si lascia andare a una suggestione personale: «qui una volta transitavano i barconi con le bietole, e i buoi le trainavano dalla riva. Ora qua è tutta vegetazione incolta, ma se riqualificato ne potrebbe nascere un percorso naturalistico che da San Giorgio arriva fino a San Nicolò. Questo è un po’ un mio sogno, e forse è utopia, ma credo che certe volte la storia può dare spunti molto interessanti per valorizzare le risorse che il nostro territorio ci offre».

In effetti il Po di Primaro è una risorsa naturalistica che dovrebbe essere sfruttata meglio, lungo tutto il suo territorio ferrarese.

Qualcuno lo sta facendo, ma occorrerebbe una rete più organizzata.

Marcello Ferrari

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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