Maxi-arrivi di nigeriani, così si riempie la Gad
Anomalia nei flussi di profughi: dal Paese africano sono il 60% in più della media. Ignoto il meccanismo distributivo. Qui si ritrovano anche gli ospiti di altri comuni
FERRARA. Se è vero che la «rete di criminalità» dello spaccio e della prostituzione alla Gad, «che è cambiata da un anno a questa parte» come hanno denunciato il sindaco Tiziano Tagliani e i suoi assessori, utilizza come manovalanza in misura non trascurabile migranti di origine nigeriana, è forse venuto il momento di porsi domande sulla natura del flusso che solo di recente sembra essersi affievolito. Il punto di partenza è il confronto tra i dati nazionali dell’accoglienza e quelli provinciali, che vedono un netto squilibrio degli arrivi di nazionalità nigeriana a Ferrara e dintorni. La tabella a destra riassume la situazione attuale a livello provinciale, per quanto riguarda il solo i Cas, escludendo così i progetti per l’integrazione Sprar: i richiedenti asilo di origine nigeriana superano il 35% del totale, con 429 persone, più del quadruplo di bengalesi (8,83% del totale), ivoriani (8,42%), gambiani (7,85%), pakistani (6,70%), guineani (6,13%), senegalesi (5,81%), maliani (5,31%) e ghanesi (4,50%). Le altre nazionalità sono rappresentate in maniera quasi simbolica.
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Ben diversi sono i dati nazionali sugli arrivi suddivisi per nazionalità. Nel luglio scorso su 12.410 richiedenti asilo arrivati in Italia, 2.559 sono di nazionalità nigeriana, cioè il 20,6%; i bengalesi sono l’8,86%, poi vengono gli eritrei (7,8% a livello nazionale, 1 solo a Ferrara), gli ivoriani (7%), guineiani, gambiani, malesi, senegalesi, pakistani e ghanesi. Il quadro non cambia di molto se vengono presi in esame i dati cumulativi di tutto il 2016 a livello nazionale, con i nigeriani a quota 27.289 su 123.600 arrivi totali (22%), seguiti a distanza da pakistani, gambiani, senegalesi, etritrei e ivoriani. La vera anomalia nel confronto con il livello locale, oltre all’assenza di eritrei, sta quindi nel differente “peso” dei nigeriani: a Ferrara ce ne sono il 60% in più della media nazionale.
Spiegazioni di questo squilibrio non ne arrivano dai gestori l’accoglienza a livello locale, anzi: a quanto sembra, nessuno è in grado di ricostruire i meccanismi con i quali vengono selezionate le destinazioni dei richiedenti asilo, al di là del fatto che lo spot di Bologna è centrale in questo sistema. Oltre ai migranti inviati d’ufficio, c’è da fare i conti con la valutazione messa per iscritto da sindaco e assessori, cioè il fatto che nelle aree verdi del quartiere Giardino si ritrovano profughi a centinaia «venendo anche da altri comuni». Da cosa sono richiamati, è un altro interrogativo da porsi.
Stefano Ciervo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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