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«Questa commissione non ha responsabilità sul pignoramento»

«Questa commissione non ha responsabilità sul pignoramento»

Il Cda del Patrimonio Studi respinge le accuse: tutta colpa  delle scelte sbagliate fatte dal precedente presidente

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CENTO. «Del pignoramento degli immobili del Patrimonio Studi, questa commissione non ha responsabilità. La colpa è da attribuire alle scelte sbagliate di Orlandini, che ha imposto alla Fondazione un grande e incomprensibile sacrificio». A respingere le accuse dell'ex presidente Adriano Orlandini e del titolare della Resintec Alessandro Battaglia, è l'attuale presidente della Fondazione Patrimonio Studi, l’avvocato Romina Filippini, con Luigi Corvini (membro della commissione amministrativa) e dal segretario dell'ente Daniele Rubino.

Filippini ricorda anche il passaggio in consiglio comunale a gennaio: «La causa allora era in corso, ma non il pignoramento, su cui si era deciso a maggio di mantenere riserbo, e che è prova del fallimento dell’ex presidente, non di questa commissione». Documenti alla mano, Filippini incalza: «Su campanile e auditorium, erano necessari e doverosi gli interventi di messa in sicurezza, già pagati alla ditta con 120 mila euro, ma gli interventi svolti in seguito non erano così urgenti. Si potevano attendere le ordinanze, istruire la pratica Mude, assicurarsi le risorse» e poi procedere alla riparazione, «per non esporre l'ente a costi eccessivi. Con quella scelta Orlandini ha dimostrato di non aver avuto cura e premura dell'interesse della Fondazione. A cominciare dalla cessione di 2 fondi rustici che producevano reddito periodico, proprio per l'acquisto della casa/terreno di Renazzo» per la permuta.

Poi il mancato trasferimento della proprietà a titolo di pagamento parziale di 470mila euro alla Resintec: «Se i lavori sono terminati l'8 maggio 2013, l'immobile di Renazzo era pronto al trasferimento, i soldi in banca c'erano, perché Orlandini (presidente sino a fine ottobre) non ha portato a termine la permuta e a saldato la Resintec? I mesi sono passati inutilmente, fino al 4 ottobre quando ex presidente e Resintec stipulano il preliminare con l'aggiunta di una clausola peggiorativa per la Fondazione e a tutela dell'impresa, che prevede, in mancanza del rogito entro marzo 2014, il pagamento in denaro. La Regione ci mise in guardia da questa forma di pagamento, ma questa commissione ha sempre ribadito la volontà di portare a termine la cessione. Sanato l'abuso edilizio, chiedemmo solo all'impresa una proroga di almeno un mese, negata. Quindi è la Resintec che non ha più voluto l'immobile».

Ne è seguita la lunga battaglia giudiziaria: «Sarebbe stato un errore cedere dal punto di vista legale. L'opposizione era necessaria per la sospensione all'esecuzione del decreto ingiuntivo». Alla base di tutto riferiscono la Filippini e il segretario Rubino, «c'era un pregresso accordo verbale, confermato anche dai verbali della commissione amministrativa guidata da Orlandini, ma mai formalizzato, in cui la Resintec si impegnava ad attendere l'arrivo dalla Regione dei contributi per la ricostruzione. Accordo poi smentito. Quindi chi dice la verità?».

L'obiettivo è comunque «chiudere presto la vicenda con una composizione bonaria della questione. Nel frattempo si sta lavorando col Comune sulla pratica Mude». Una volta presentato il Mude – conclude Filippini - «contiamo di dare soluzione definitiva a questa faccenda. Se il contributo sarà sufficiente lo vedremo, ma abbiamo già pronta un'altra soluzione».

Beatrice Barberini

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