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Dune spianate, salasso legale per il Cum

Dune spianate, salasso legale per il Cum

Massenzatica. Dopo 16 anni il Tar boccia i ricorsi del Consorzio: 18mila euro per gli avvocati del Comune

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MASSENZATICA. Dopo sedici anni – e carte e di polemiche a pacchi – il Consorzio Uomini di Massenzatica ha avuto torto su tutta la linea nella contesa al Tar contro il Comune di Mesola sulla questione delle dune fossili spianate. Questione che sul terreno è chiusa da un pezzo, ma che sopravviveva davanti alla giustizia amministrativa producendo un salasso di spese legali: nella sentenza pubblicata a cavallo di ferragosto, il solo rimborso dovuto al Comune per la spesa sostenuta con gli avvocati, è stato conteggiato in diciottomila euro. Sentenza unica, per tre distinti ricorsi: i primi due contro l’ordinanza di fine 2010 che intimava al Consorzio di ripristinare le dune che erano state abusivamente spianate e l’ultimo per annullare i vincoli di tutela e i limiti agli interventi di ripianamento e di movimento inseriti dal Comune nel Regolamento edilizio. Vincoli troppo rigidi, secondo il Consorzio, e in contrasto con la normativa regionale che favorisce l’agricoltura: una tesi bocciata dai giudici che hanno invece riconosciuto come pienamente legittima, anzi dovuta, la tutela delle dune “di valore storico documentale e paesistico” mappate dalla Provincia, come quelle di Massenzatica.

La ruspa era pronta ad entrare in funzione già all’inizio del 2009, quando il consorzio presentò una Dia per “significativi movimenti di terra mediante spianamento per uniformare il piano campagna” e per risposta ottenne un secco “no” da parte del Comune, basato sul parere negativo della Provincia. Un “no” che però fu ignorato. Il consorzio andò avanti con il suo progetto, spianando ciò che non avrebbe potuto toccare. Da sanare, con spese a carico.

Davanti ai giudici, i legali del consorzio hanno provato anche ad appellarsi a presunte mancate comunicazioni da parte del Comune, ad atti giudicati immotivati e addirittura all’affermazione che le dune spianate erano di scarso interesse. Tesi facilmente smontate, consultando le mappe e lo scambio di comunicazioni che c’era stato tra Consorzio e Comune. Con il risultato che i tre ricorsi, riuniti in un unico procedimento perché connessi tra loro, sono stati respinti in toto, come erano già state respinte le istanze cautelari. Al Cum la possibilità di promuovere appello al Consiglio di Stato, facendo crescere il conto dei legali.(m.f.)



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