"Marcello cercò tre volte di rifarsi una vita, ma fu ucciso nella quarta aggressione"
Omicidio Cenci, la famiglia scrive nell'anniversario della prima aggressione: "Nostro figlio aveva incubi ricorrenti e flashback di mani spietate"
FERRARA. Domani, 26 agosto, sarà passato un anno dalla prima aggressione subita da Marcello Cenci, il giovane di Ponte ucciso il 2 luglio 2017, omicidio per il quale è in carcere Eder Guidarelli. La famiglia Cenci ha rilasciato al proposito una dichiarazione.
"Molte persone non immaginano neppure cosa comporti subire un'aggressione. Marcello ne ha dovute subire addirittura tre e tutte per mano dello stesso aggressore. Queste tre esperienze sono state dilanianti ed hanno modificato il suo stile di vita e la normalità della sua quotidianità.
Tre esperienze a dir poco sconvolgenti anche per i suoi veri amici e soprattutto per noi che siamo la sua famiglia.
Il 26 agosto 2016 è la data della prima aggressione di Eder Guidarelli a Marcello Cenci ovvero l'inizio di una tortura e l'inizio della fine.
Nessuna motivazione può giustificare questo tipo di violenza e di persecuzione.
Il dolore per l’assenza di Marcello è indescrivibile ancor più alla luce di un movente così istintivo, futile ed anacronistico, fondato su un sentimento di gelosia per una ragazza.
Marcello è stato una vittima che ha comunque provato a ricostruirsi per tre volte una vita. Lontano dalla sua famiglia, lontano dagli amici, lontano da Eder e dalla ragazza contesa. Non deve essere stato semplice combattere con pensieri che riportavano a quei momenti, con incubi ricorrenti, con flashback di mani spietate che lo malmenavano, ma lui andava avanti. La quarta aggressione è stata fatale. Un laccio al collo ed è finito tutto. Ma lui è stato forte. Molto più forte del suo assassino che non ha avuto nessuna pietà per la sua vittima e per tutte le persone che volevano bene a Marcello.
Sì perchè spesso non si ragiona su quanto male possa fare l'assenza di una persona cara sulle persone che rimangono.
Quando si sceglie di togliere la vita ad una persona si sceglie anche di togliere un pezzettino di cuore alle persone che rimangono, alle persone che avevano un parente o un amico e che non potranno più sentirlo ridere, vederlo piangere o semplicemente poterlo abbracciare.
Queste sono cose a cui normalmente non si pensa: il dolore di chi rimane".
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