«Il mio saluto ai copparesi Persone dal cuore d’oro»
Il 3 settembre don Cesare Concas saluterà i parrocchiani dopo quindici anni Arrivato da Carbonia, lascerà Copparo per andare al Santuario di Maria a Tortona
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COPPARO. Il commiato sarà domenica 3 settembre. La fine di una bella storia lunga ben quindici anni, o se preferite 5.500 giorno. Don Cesare Concas lascia la parrocchia di Copparo. Se ne va, schivo e riservato, con un commiato doveroso per il lungo servizio e per il ricordo che lascerà nella comunità.
Ci sono volute lunghe insistenze per convincerlo a parlare di se stesso. Alla fine ha ceduto. Ma, naturalmente, ha poi finito per parlare degli altri, dei parrocchiani, delle persone con le quali ha avuto rapporti.
Don Cesare, tra un po’ ci lascia...
«All’inizio di settembre. Vado a Tortona (provincia di Alessandria, ndr), dove ho cominciato la mia attività “Don Orione”. C’è un bel centro, un santuario, un piccolo istituto per i bimbi disabili. Io andrò al Santuario di Maria. E - ci dice sorridendo -, vedremo cosa ci porterà la vita. Lascio i parrocchiani nelle mani del Signore. Le migliori e le più sicure. Ci incontreremo ancora, ma nel silenzio della preghiera. Ed il regalo che chiedo è recuperare quel silenzio che ci fa incontrare il Signore. Mi chiama in disparte e non so cosa vorrà dirmi. Ma, in silenzio, ascolterò».
Cosa si porterà via di Copparo?
«Tante cose. Belle. Porto via l’affetto. Porto via il ricordo di chi ha collaborato da volontario, volontario vero, all’attività della parrocchia. E porto via la consapevolezza di un rapporto profondo e corretto con le istituzioni locali. L’allora sindaco Davide Tumiati sottolineò al mio arrivo la necessità di un dialogo. Continuato con i sindaci che lo hanno seguito (Bertuzzi e Rossi, ndr): un rapporto profondo e collaborativo».
Invece, cosa l’ha colpita dei copparesi?
«Molte cose. Il rapporto con la gente. Semplice e spontaneo. Nelle grandi città, mi dicono, non è più così. E poi, mi ha colpito la voglia di mettersi a disposizione. C’è qualcosa da fare? Lo si fa. E non per essere ringraziati, ma perché è giusto e necessario farlo. Volontari veri, convinti nel profondo. E pronti a fare qualcosa per la comunità, non solo per la parrocchia. A volte non c’è il tempo materiale per ringraziarli. Ma loro ci sono. Sempre. I volontari del Cav (Centro aiuto alla vita, ndr), per esempio, o alle tante persone fantastiche che hanno consentito l’apertura importante e continua per il nostro oratorio. Io venivo dal Sulcis; Carbonia era un po’ più piccola di Copparo, e con problematiche diverse. Ho avuto due esperienze missionarie, non lunghissime ma profondamente coinvolgenti, e poi sono venuto qui. Ora - conclude don Concas - è il momento di seguire altre strade. Ho voluto lasciare una pubblicazione (la si può richiedere in parrocchia, ndr), dietro insistenza di molti, con la raccolta dei miei articoli sul periodico della parrocchia, “Camminiamo insieme”, dal mio arrivo ad oggi. Alla fine, che il Signore ci benedica e conduca per le sue vie».
Alessandro Bassi
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Ci sono volute lunghe insistenze per convincerlo a parlare di se stesso. Alla fine ha ceduto. Ma, naturalmente, ha poi finito per parlare degli altri, dei parrocchiani, delle persone con le quali ha avuto rapporti.
Don Cesare, tra un po’ ci lascia...
«All’inizio di settembre. Vado a Tortona (provincia di Alessandria, ndr), dove ho cominciato la mia attività “Don Orione”. C’è un bel centro, un santuario, un piccolo istituto per i bimbi disabili. Io andrò al Santuario di Maria. E - ci dice sorridendo -, vedremo cosa ci porterà la vita. Lascio i parrocchiani nelle mani del Signore. Le migliori e le più sicure. Ci incontreremo ancora, ma nel silenzio della preghiera. Ed il regalo che chiedo è recuperare quel silenzio che ci fa incontrare il Signore. Mi chiama in disparte e non so cosa vorrà dirmi. Ma, in silenzio, ascolterò».
Cosa si porterà via di Copparo?
«Tante cose. Belle. Porto via l’affetto. Porto via il ricordo di chi ha collaborato da volontario, volontario vero, all’attività della parrocchia. E porto via la consapevolezza di un rapporto profondo e corretto con le istituzioni locali. L’allora sindaco Davide Tumiati sottolineò al mio arrivo la necessità di un dialogo. Continuato con i sindaci che lo hanno seguito (Bertuzzi e Rossi, ndr): un rapporto profondo e collaborativo».
Invece, cosa l’ha colpita dei copparesi?
«Molte cose. Il rapporto con la gente. Semplice e spontaneo. Nelle grandi città, mi dicono, non è più così. E poi, mi ha colpito la voglia di mettersi a disposizione. C’è qualcosa da fare? Lo si fa. E non per essere ringraziati, ma perché è giusto e necessario farlo. Volontari veri, convinti nel profondo. E pronti a fare qualcosa per la comunità, non solo per la parrocchia. A volte non c’è il tempo materiale per ringraziarli. Ma loro ci sono. Sempre. I volontari del Cav (Centro aiuto alla vita, ndr), per esempio, o alle tante persone fantastiche che hanno consentito l’apertura importante e continua per il nostro oratorio. Io venivo dal Sulcis; Carbonia era un po’ più piccola di Copparo, e con problematiche diverse. Ho avuto due esperienze missionarie, non lunghissime ma profondamente coinvolgenti, e poi sono venuto qui. Ora - conclude don Concas - è il momento di seguire altre strade. Ho voluto lasciare una pubblicazione (la si può richiedere in parrocchia, ndr), dietro insistenza di molti, con la raccolta dei miei articoli sul periodico della parrocchia, “Camminiamo insieme”, dal mio arrivo ad oggi. Alla fine, che il Signore ci benedica e conduca per le sue vie».
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