«Marcello, una vittima più forte del suo omicida»
Un anno fa l’inizio delle aggressioni culminate nell’assassinio di Valencia La famiglia Cenci: la sua perdita è un vuoto incolmabile, è il dolore di chi resta
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Alla fine di un anno da incubo, dopo tre aggressioni e l’ultima, fatale violenza; dopo la perdita di un figlio, di un fratello, di un amico, di un amore, tutto quello che resta è il dolore dei sopravvissuti. È passato giusto un anno, oggi, dall’inizio della tragedia di Marcello Cenci, il giovane di 32 anni ucciso il 2 luglio a Valencia da Eder Guidarelli, suo coetaneo e un tempo suo amico, poi suo persecutore e suo assassino. Proprio un anno fa, il 26 agosto 2016, Cenci per la prima volta venne preso a botte da Guidarelli, geloso di una ragazza. Un anniversario buio, che è occasione per la famiglia Cenci per ricordare a tutti quello che le cronache spesso lasciano sullo sfondo e i tribunali possono solo cercare di quantificare calcolando l’incalcolabile: «Il dolore di chi resta». Quel 26 agosto di un anno fa, scrive la famiglia Cenci, «è stato l’inizio di una tortura e l’inizio della fine», l’avvio di una violenza e un accanimento che «nessuna motivazione può giustificare».
L’esplosione di quell’odio implacabile ha travolto la vittima, e insieme a lui ha sconvolto i suoi cari e i veri amici di Marcello: «Molte persone non immaginano neppure cosa comporti subire un'aggressione. Marcello ne ha dovute subire addirittura tre e tutte per mano dello stesso aggressore. Queste tre esperienze sono state dilanianti e hanno modificato il suo stile di vita e la normalità della sua quotidianità».
Dopo il primo episodio, a Ponte, Cenci era andato a Valencia, ma la lontananza non aveva affievolito la spaventosa determinazione dello stalker: Eder era andato in Spagna, e di nuovo aveva malmenato la sua vittima. Dicembre, Pontelagoscuro: Marcello è tornato a casa per il matrimonio di un’amica e trova ancora sulla sua strada Guidarelli. Questi pretende di controllare il suo cellulare, poi lo colpisce con un oggetto contundente fino a mandarlo all’ospedale con 55 punti di sutura. Nel frattempo ci sono le denunce per stalking, le ordinanze restrittive. Ma non bastano a fermare Guidarelli che il 2 luglio, dopo sei mesi di tregua apparente, torna a Valencia. Per Marcello è la fine, per la sua famiglia è l’inizio di uno strazio senza consolazione: «Il dolore per l’assenza di Marcello è indescrivibile ancor più alla luce di un movente così istintivo, futile e anacronistico, fondato su un sentimento di gelosia per una ragazza».
Per tre volte la vittima ha aveva provato a ricostruirsi una vita: «Lontano dalla sua famiglia, lontano dagli amici, lontano da Eder e dalla ragazza contesa. Non deve essere stato semplice combattere con pensieri che riportavano a quei momenti, con incubi ricorrenti, con flashback di mani spietate che lo malmenavano, ma lui andava avanti. La quarta aggressione è stata fatale. Un laccio al collo ed è finito tutto. Ma lui è stato forte. Molto più forte del suo assassino che non ha avuto nessuna pietà per la sua vittima e per tutte le persone che volevano bene a Marcello». Persone a loro volta vittime di una violenza insensata: «Quando si sceglie di togliere la vita a una persona si sceglie anche di togliere un pezzettino di cuore alle persone che rimangono, alle persone che avevano un parente o un amico e che non potranno più sentirlo ridere, vederlo piangere o semplicemente poterlo abbracciare. Queste sono cose a cui normalmente non si pensa: il dolore di chi rimane».
L’esplosione di quell’odio implacabile ha travolto la vittima, e insieme a lui ha sconvolto i suoi cari e i veri amici di Marcello: «Molte persone non immaginano neppure cosa comporti subire un'aggressione. Marcello ne ha dovute subire addirittura tre e tutte per mano dello stesso aggressore. Queste tre esperienze sono state dilanianti e hanno modificato il suo stile di vita e la normalità della sua quotidianità».
Dopo il primo episodio, a Ponte, Cenci era andato a Valencia, ma la lontananza non aveva affievolito la spaventosa determinazione dello stalker: Eder era andato in Spagna, e di nuovo aveva malmenato la sua vittima. Dicembre, Pontelagoscuro: Marcello è tornato a casa per il matrimonio di un’amica e trova ancora sulla sua strada Guidarelli. Questi pretende di controllare il suo cellulare, poi lo colpisce con un oggetto contundente fino a mandarlo all’ospedale con 55 punti di sutura. Nel frattempo ci sono le denunce per stalking, le ordinanze restrittive. Ma non bastano a fermare Guidarelli che il 2 luglio, dopo sei mesi di tregua apparente, torna a Valencia. Per Marcello è la fine, per la sua famiglia è l’inizio di uno strazio senza consolazione: «Il dolore per l’assenza di Marcello è indescrivibile ancor più alla luce di un movente così istintivo, futile e anacronistico, fondato su un sentimento di gelosia per una ragazza».
Per tre volte la vittima ha aveva provato a ricostruirsi una vita: «Lontano dalla sua famiglia, lontano dagli amici, lontano da Eder e dalla ragazza contesa. Non deve essere stato semplice combattere con pensieri che riportavano a quei momenti, con incubi ricorrenti, con flashback di mani spietate che lo malmenavano, ma lui andava avanti. La quarta aggressione è stata fatale. Un laccio al collo ed è finito tutto. Ma lui è stato forte. Molto più forte del suo assassino che non ha avuto nessuna pietà per la sua vittima e per tutte le persone che volevano bene a Marcello». Persone a loro volta vittime di una violenza insensata: «Quando si sceglie di togliere la vita a una persona si sceglie anche di togliere un pezzettino di cuore alle persone che rimangono, alle persone che avevano un parente o un amico e che non potranno più sentirlo ridere, vederlo piangere o semplicemente poterlo abbracciare. Queste sono cose a cui normalmente non si pensa: il dolore di chi rimane».
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