Servizi a anziani e disabili «È un contratto pirata»
di Marcello Pulidori
Ieri presidio e manifestazione di sindacato e lavoratori in Piazza Savonarola Coinvolti 120 dipendenti tra infermieri, operatori socio-sanitari e fisioterapisti
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«Un contratto pirata, che mina le tutele dei lavoratori che operano a diretto contatto con anziani e disabili, in un settore particolarmente delicato; un contratto che deve essere al più presto sostituito». Luca Greco, funzione pubblica Cgil, non usa giri di parole nell’aprire la conferenza stampa, ieri pomeriggio, in Piazza Savonarola.
Oggetto: il contratto nazionale firmato, «a nostra insaputa» sottolinea, arrabbiato, il sindacalista, da sigle «non rappresentative del settore socio-sanitario e che ora mette 120 lavoratori in estrema difficoltà, depauperandoli dei loro diritti».
L’attacco frontale mette nel mirino Ciu, Snalv, Confsal e Confelp, «sigle – prosegue Greco – di cui ho faticato a trovare la sede in internet e che hanno firmato il 12 aprile scorso questo contratto che non esito – prosegue il sindacalista della Cgil – a definire un contratto pirata».
Per questo un drappello di dipendenti, infermieri, operatori socio-sanitari e fisioterapisti, si sono dati appuntamento con bandiere della Cgil e manifesti più che esaurienti, davanti alla statua del Savonarola per esprimere tutta la loro amarezza. L’applicazione del contratto “incriminato” riguarda in particolare 3 strutture, tutte con sede in via Bellaria a Ferrara: la Rsa Santa Chiara, la Csrr e la Cra Malacarne. «Tutte e tre – precisa con dovizia di particolari Greco – hanno un unico datore di lavoro, la “Salus srl”». Un contratto nazionale, prosegue il dirigente della funzione pubblica Cgil, «che riduce diritti e salario di chi lavora».
La manifestazione di protesta, alla quale hanno aderito anche Cisl e Uil, dice no senza mezzi termini al contratto firmato Anaste (Associazione NAzionale Servizi Terza Età, in pratica l’associazione nazionale che rappresenta le imprese private di assistenza residenziale agli anziani) che, si legge nel volantino distribuito, «peggiora le condizioni dei lavoratori e nega i diritti». Quali i diritti negati? «L’aumento dell’orario di lavoro da 38 a 40 ore settimanali – risponde Greco –, il dimezzamento del pagamento dei primi 3 giorni di malattia, il taglio del diritto allo studio a 50 ore, contro quanto stabilito dallo statuto dei lavoratori. No, dunque, al contratto pirata firmato da Anaste e da sindacati non rappresentativi – dice ancora la Cgil – dei lavoratori del settore». E proprio sul diritto allo studio si concentra uno degli attacchi più duri della Cgil: «Questo contratto pirata – conclude infatti Greco – riduce da 150 a 50 le ore dei permessi, disapplicando lo statuto dei lavoratori. Un altro esempio? La “quattordicesima”. Questo contratto al quale ci opponiamo elimina il diritto alla “14ª” con l’importo spalmato su 12 mensilità».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Oggetto: il contratto nazionale firmato, «a nostra insaputa» sottolinea, arrabbiato, il sindacalista, da sigle «non rappresentative del settore socio-sanitario e che ora mette 120 lavoratori in estrema difficoltà, depauperandoli dei loro diritti».
L’attacco frontale mette nel mirino Ciu, Snalv, Confsal e Confelp, «sigle – prosegue Greco – di cui ho faticato a trovare la sede in internet e che hanno firmato il 12 aprile scorso questo contratto che non esito – prosegue il sindacalista della Cgil – a definire un contratto pirata».
Per questo un drappello di dipendenti, infermieri, operatori socio-sanitari e fisioterapisti, si sono dati appuntamento con bandiere della Cgil e manifesti più che esaurienti, davanti alla statua del Savonarola per esprimere tutta la loro amarezza. L’applicazione del contratto “incriminato” riguarda in particolare 3 strutture, tutte con sede in via Bellaria a Ferrara: la Rsa Santa Chiara, la Csrr e la Cra Malacarne. «Tutte e tre – precisa con dovizia di particolari Greco – hanno un unico datore di lavoro, la “Salus srl”». Un contratto nazionale, prosegue il dirigente della funzione pubblica Cgil, «che riduce diritti e salario di chi lavora».
La manifestazione di protesta, alla quale hanno aderito anche Cisl e Uil, dice no senza mezzi termini al contratto firmato Anaste (Associazione NAzionale Servizi Terza Età, in pratica l’associazione nazionale che rappresenta le imprese private di assistenza residenziale agli anziani) che, si legge nel volantino distribuito, «peggiora le condizioni dei lavoratori e nega i diritti». Quali i diritti negati? «L’aumento dell’orario di lavoro da 38 a 40 ore settimanali – risponde Greco –, il dimezzamento del pagamento dei primi 3 giorni di malattia, il taglio del diritto allo studio a 50 ore, contro quanto stabilito dallo statuto dei lavoratori. No, dunque, al contratto pirata firmato da Anaste e da sindacati non rappresentativi – dice ancora la Cgil – dei lavoratori del settore». E proprio sul diritto allo studio si concentra uno degli attacchi più duri della Cgil: «Questo contratto pirata – conclude infatti Greco – riduce da 150 a 50 le ore dei permessi, disapplicando lo statuto dei lavoratori. Un altro esempio? La “quattordicesima”. Questo contratto al quale ci opponiamo elimina il diritto alla “14ª” con l’importo spalmato su 12 mensilità».
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