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Ferrara, il questore: alla Gad ci sono troppi nigeriani

Ferrara, il questore: alla Gad ci sono troppi nigeriani

Sbordone: «Sono tanti, anche il Comune fatica con le risorse a disposizione». Dopo Periferie Sicure ci saranno altre settimane di controlli speciali con rinforzi 

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FERRARA. «La zona Gad continua a essere il problema principale della città in materia di ordine pubblico, perché in un fazzoletto di terra c’è una concentrazione abnorme di centinaia di giovani nigeriani che non svolgono alcuna attività lavorativa o sociale e sono isolati dal resto della città. Quando vengono qui sono anche bravi ragazzi, ma sono troppi e non fanno nulla, diventando facile preda della criminalità. Il loro essere spesso persone esuberanti, vivaci e litigiose è anche motivo di scontri e risse, che non sempre sono legate a questioni di droga».

Il questore di Ferrara Antonio Sbordone fa il punto sulla situazione del quartiere Giardino Arianuova Doro, subito dopo un incontro con il sindaco Tagliani e l’assessore Modonesi che ha inteso (anche) sgomberare il campo da sospetti scaricabarile. Il sindaco ha ribadito la sua stima per le forze dell’ordine, il questore ha messo in chiaro che «se non stiamo tutti insieme non si va da nessuna parte».

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E se è vero che le retate anticriminalità alla Gad possono apparire interventi-spot, è altrettanto vero, ha ammesso Sbordone, «che non siamo in grado di dare ai servizi il carattere di continuità che vorremmo. Ma la nostra azione ha comunque l’obiettivo di rendere meno “comoda” la zona per chi delinque».

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Il problema è noto: pochi mezzi e uomini. Per questo, ha annunciato, oltre al programma Periferie Sicure del Viminale, che dal 28 agosto al 2 settembre vedrà arrivare a Ferrara rinforzi (almeno due pattuglie in più del reparto Prevenzione Crimine Emilia Romagna Est per ciascun turno) per un’attività intensiva alla Gad e sulla costa, il periodo immediatamente successivo sarà dedicato a una serie di servizi straordinari «per martellare il quartiere». Dal 4 settembre e per alcune settimane, come hanno confermato anche il dirigente del Reparto Prevenzione Crimine di Bologna, Cosimo Mancini, e la vicaria del Questore di Ferrara, Francesca Montereali, i servizi mirati avranno lo scopo di allontanare dalla zona spacciatori e sfaccendati, con controlli da parte dell’Anticrimine (fogli di via) e dell’Ufficio Immigrazione (espulsioni).

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Il rischio da mettere in bilancio è quello di spostare il problema da una zona all’altra della città, come del resto si sta già avvertendo in centro, a cominciare da via San Romano, ma il punto fermo al momento resta quello di «cercare di restituire tranquillità a un quartiere che vive nell’insicurezza. E pur in assenza di gravi fatti di sangue, questa insicurezza è un problema che va affrontato e non ignorato», ha proseguito Sbordone.

Sui furti e le aggressioni ai danni di residenti che si sono registrati negli ultimi tempi, il questore ha osservato che non è da quegli episodi che si misura il “salto di qualità” negativo della situazione dell’area. La novità, invece, consiste nel fatto che «ormai una parte consistente dei giovani nigeriani presenti alla Gad, circa il 30 per cento, non risiede a Ferrara e non ha un permesso di soggiorno rilasciato dalla questura estense. Il nodo, da tempo, non è più il Grattacielo, dove un tempo gran parte degli appartamenti era occupata da clandestini. Oggi per fortuna sono tornati gli studenti».

Inutile negare, ha detto ancora il capo della polizia ferrarese, che gli arrivi legati agli sbarchi hanno acuito il disagio. Non solo per la concentrazione di tanti ragazzi a rischio («non si può farne una colpa al Comune, anche per l’amministrazione le risorse sono poche e loro sono troppi, ed è un peccato perché se ne potrebbero recuperare parecchi»), ma anche per la stessa natura dell’accoglienza diffusa che «se da un lato ha il vantaggio di impedire la formazione di enclave, dall’altro è più difficile da controllare».

A questo si aggiunge, ha concluso con franchezza, «gli impedimenti a procedere di fronte a una richiesta di status di rifugiato e all’impossibilità di tenere in carcere chi spaccia al minuto. Non nascondo che c’è un grande senso di frustrazione e che l’attuale legislazione andrebbe rivista. Ma ci sono altri strumenti e vanno usati: non solo l’articolo 100 del Testo Unico di Pubblica Sicurezza a cui abbiamo spesso fatto ricorso per chiudere locali non rispettosi delle regole, ma anche il Daspo Urbano nella sua doppia articolazione: quello di competenza delle Questure, da applicare in caso di spaccio, e quello di competenza dei Comuni, che dà agli enti locali un’arma in più per allontanare da zone specifiche chi si renda responsabile di atteggiamenti molesti».
 

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