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Miele, calo dell’80% in due anni

Picchi di calore e siccità alla base delle scarse rese

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«Dopo che nel 2016 la produzione di miele era crollata del 70% rispetto all’anno precedente, quest’anno si stima che il calo della produzione raggiunga addirittura l’80% rispetto al 2015». Lo afferma Confagricoltura Ferrara, che ricorda come la produzione quest’anno abbia toccato il livello più basso degli ultimi 35 anni. «Per quanto riguarda la Pianura Padana, così come per il centro e sud Italia, la causa è da attribuire agli eccessivi picchi di calore ed alla carenza di acqua, che hanno sconvolto la normale routine delle api, mentre nelle zone montuose del nord il ritorno del gelo in primavera, mentre l’acacia fioriva, ha ridotto di oltre l’80% la produzione. Inoltre negli ultimi 10 anni si è assistito alla progressiva erosione delle superfici occupate da fioriture di interesse per le api e ciò ha inciso molto. Il mondo del miele è molto composito, fatto soprattutto di minuscole realtà aziendali, nate per passione e mantenute spesso come integrazione al reddito. Gli apicoltori in Italia sono circa 42mila, di cui solo 20mila professionisti, mentre il resto è rappresentato da hobbisti - prosegue Confagricoltura Ferrara - la produzione italiana di miele è quindi estremamente frammentata e fatica a raggiungere la Gdo. Molto più spesso raggiunge il consumatore grazie a un rapporto di prossimità con la vendita diretta. Ciò nonostante, con un patrimonio di 1 milione e 200mila alveari (circa 60miliardi di api), l’Italia è uno dei principali produttori di miele di qualità a livello mondiale ed il quarto per numeri e volumi in Europa. Il miele italiano vanta elevatissimi standard qualitativi, molto apprezzati sui mercati internazionali tanto che i flussi export di questa eccellenza made in Italy crescono di anno in anno. Il consumo procapite è di circa 400 grammi annui, contro i 600 grammi procapite della media Europea; nonostante un consumo contenuto, stante la drastica riduzione della produzione, oggi l’Italia importa ben oltre il 50% del prodotto necessario per soddisfare la domanda interna. Ciò determina una maggiore esposizione alla concorrenza di prodotto estero, cinese ed ungherese in particolare, di qualità nettamente inferiore ma proposto a prezzi bassi. Ma il cambiamento climatico sta provocando un problema ancor più grave, rappresentato dalla ridotta capacità di impollinazione delle piante da parte delle api. Le api sono fondamentali, meno api, meno impollinazione, meno garanzia di biodiversità con impoverimento botanico». (a.t.)

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