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Overdose, vittima ancora senza nome

Overdose, vittima ancora senza nome

Accertamenti sul tipo di sostanza che ha causato il decesso, alcuni elementi fanno escludere l’eroina 

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Non è ancora stato identificato con certezza il giovane, dall’apparente età di 20-25 anni, trovato senza vita sabato mattina nell’area del Grattacielo. Gli accertamenti dei carabinieri di Ferrara hanno permesso di raccogliere alcuni indizi per dare un nome alla vittima, dall’aspetto un giovane nordafricano che non aveva documenti con sé.

Il corpo senza vita era stato notato attorno alle 9.30 da una operatrice che si occupa di mediazione al Grattacielo: il decesso, secondo le prime valutazioni, risaliva a un’ora prima. Sarà l’autopsia a fornire maggiori certezze anche sul tipo di sostanza che ha stroncato il ragazzo. La presenza di epistassi (sangue dal naso) riscontrata sul volto del giovane porterebbe a escludere l’assunzione di eroina, una sostanza che ha tra i suoi effetti l’abbassamento della pressione arteriosa, mentre il sanguinamento è indice del fenomeno contrario.

I canali attraverso i quali la droga arriva a Ferrara sono molteplici e in continua evoluzione. «Una volta che ne scopriamo uno, gli spacciatori si riorganizzano e ne aprono altri», spiega un inquirente.

Anche la geografia dello spaccio, a Ferrara, è in continuo movimento, e anche la “classica” suddivisione del territorio che finora ha visto i nigeriani dominare il mercato della cocaina e della marijuana nella zona Gad e tunisini e marocchini contendersi la piazza dei Baluardi e del Sottomura per lo smercio di hashish potrebbe non conoscere più confini così definiti, con lo spostamento di gruppi di pusher in altre zone “inedite” tra cui via San Romano e il centro storico, aprendo la strada a una nuova stagione di scontri tra gruppi rivali.

Consolidato, e purtroppo efficace, è invece il sistema con cui gli spacciatori al minuto, ultimo anello della “filiera” del traffico di droga, operano per ridurre al minimo i rischi e limitare i danni in caso di controlli da parte delle forze dell’ordine. Con sé i pusher portano soltanto piccole quantità di stupefacente, e solo al momento della compravendita. La droga viene conservata in “magazzini” naturali, negli incavi dei tronchi d’albero, tra i cespugli, tra i varchi delle cinta murarie, molto di rado tenuta in casa e quasi mai addosso, se non la dose da vendere. Molto ricco anche il ricambio di manovalanza, così che non è così difficile imbattersi in spacciatori ancora incensurati.

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