cento
«Rivissuto il nostro dramma»
La figlia del pensionato scomparso un anno fa: l’informazione è decisiva
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CENTO. «Ora, dopo due morti per il virus West Nile anche nel Centopievese, vengono prima di tutto la prevenzione e la tutela dei cittadini. Il nuovo caso a Pieve di Cento riapre in me e nella mia famiglia, una ferita non ancora rimarginata. Ci auguriamo che il dolore di queste perdite possa tradursi in uno stimolo più efficace alla tutela della comunità».
Mariarosaria, figlia di Giovanni Bertuzzi, il 76enne centese morto il 6 settembre 2016 per il «terribile e temibile virus», racconta il dramma del padre, molto simile a quello di Corrado Gamberini. Una tragedia familiare vissuta con lo stesso dolore e altrettanta incredulità: «Per noi tutto è iniziato a metà agosto 2016: mio padre accusava uno stato di astenia e stanchezza costanti. In una settimana erano poi comparsi inappetenza, nausea, mal di testa, abbassamento della vista, tremori diffusi, qualche linea di febbre. Aveva da poco iniziato ad assumere una terapia antibiotica, prescritta dal medico di base, quando, il 26 agosto, le sue condizioni sono velocemente peggiorate, con febbre alta e perdita di lucidità».
Allertato il 118, l'uomo è stato portato al Pronto soccorso dell’ospedale di Cento e ricoverato nel reparto di Medicina del Santissima Annunziata, dove è rimasto tre giorni». Le condizioni del pensionato si sono sempre più aggravate e nella notte tra il 28 e il 29 agosto è stato trasportato d’urgenza all’Ospedale di Cona e ricoverato nel reparto Malattie Infettive. Subito sottoposto a una intensiva cura di tipo sintomatico e ad accurati accertamenti, il 31 agosto gli è stata diagnosticata un’infezione da West Nile virus, causa dell’encefalite che lo aveva colpito.
«Nella maggioranza delle persone infette questo virus non produce sintomi, per alcuni qualche lieve disturbo, ma in rari casi può invece rivelarsi letale. Non essendo oggi disponibili cure risolutive, mio padre, affetto anche da altre patologie legate all’età, non è purtroppo riuscito a superare la fase acuta dell’infezione e all’alba del 6 settembre si è spento». L'uomo, riferisce Mariarosaria, conduceva una vita tranquilla: «Con mia madre, si dedicava ai nipotini e alla casa e, negli ultimi mesi, non si era mai allontanato da Cento e dalle zone limitrofe. Su consiglio dei medici, è stata subito attuata una disinfestazione degli spazi verdi del condominio in cui risiedeva». In mancanza di vaccini, l’unica forma di difesa da questo virus è la prevenzione attraverso adeguate abitudini di vita, come l'installazione di zanzariere, l'uso di spray antipuntura, le disinfestazioni regolari.
«A distanza di un anno – è l'amara constatazione di Mariarosaria Bertuzzi - ancora un'altra morte, purtroppo. La Regione ha nel frattempo promosso una campagna di sensibilizzazione, ma la consapevolezza che il pericolo è presente rimane ancora legato, malgrado tutto, alla conoscenza di questi casi». (b.b.)
Mariarosaria, figlia di Giovanni Bertuzzi, il 76enne centese morto il 6 settembre 2016 per il «terribile e temibile virus», racconta il dramma del padre, molto simile a quello di Corrado Gamberini. Una tragedia familiare vissuta con lo stesso dolore e altrettanta incredulità: «Per noi tutto è iniziato a metà agosto 2016: mio padre accusava uno stato di astenia e stanchezza costanti. In una settimana erano poi comparsi inappetenza, nausea, mal di testa, abbassamento della vista, tremori diffusi, qualche linea di febbre. Aveva da poco iniziato ad assumere una terapia antibiotica, prescritta dal medico di base, quando, il 26 agosto, le sue condizioni sono velocemente peggiorate, con febbre alta e perdita di lucidità».
Allertato il 118, l'uomo è stato portato al Pronto soccorso dell’ospedale di Cento e ricoverato nel reparto di Medicina del Santissima Annunziata, dove è rimasto tre giorni». Le condizioni del pensionato si sono sempre più aggravate e nella notte tra il 28 e il 29 agosto è stato trasportato d’urgenza all’Ospedale di Cona e ricoverato nel reparto Malattie Infettive. Subito sottoposto a una intensiva cura di tipo sintomatico e ad accurati accertamenti, il 31 agosto gli è stata diagnosticata un’infezione da West Nile virus, causa dell’encefalite che lo aveva colpito.
«Nella maggioranza delle persone infette questo virus non produce sintomi, per alcuni qualche lieve disturbo, ma in rari casi può invece rivelarsi letale. Non essendo oggi disponibili cure risolutive, mio padre, affetto anche da altre patologie legate all’età, non è purtroppo riuscito a superare la fase acuta dell’infezione e all’alba del 6 settembre si è spento». L'uomo, riferisce Mariarosaria, conduceva una vita tranquilla: «Con mia madre, si dedicava ai nipotini e alla casa e, negli ultimi mesi, non si era mai allontanato da Cento e dalle zone limitrofe. Su consiglio dei medici, è stata subito attuata una disinfestazione degli spazi verdi del condominio in cui risiedeva». In mancanza di vaccini, l’unica forma di difesa da questo virus è la prevenzione attraverso adeguate abitudini di vita, come l'installazione di zanzariere, l'uso di spray antipuntura, le disinfestazioni regolari.
«A distanza di un anno – è l'amara constatazione di Mariarosaria Bertuzzi - ancora un'altra morte, purtroppo. La Regione ha nel frattempo promosso una campagna di sensibilizzazione, ma la consapevolezza che il pericolo è presente rimane ancora legato, malgrado tutto, alla conoscenza di questi casi». (b.b.)
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