«Riportiamo Ferrara al centro della via Emilia»
di Gian Pietro Zerbini
Il direttore degli industriali Pirazzoli fa il punto tra speranze di rilancio e opportunità «Dopo la fusione ci sono 32 nuove imprese iscritte, buoni i rapporti con i sindacati»
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Il prossimo 6 settembre la nuova Confindustria Emilia, nata dalla fusione tra le tre realtà delle unioni industriali di Ferrara, Bologna e Modena terrà la sua prima assemblea. Un momento importante per gli industriali ferraresi che entrano in una nuova fase.
Giacomo Pirazzoli, direttore del territorio ferrarese di Confindustria Emilia (area centro) dallo scorso 1 luglio, fa il punto della situazione.
«La nuova entità - dichiara Pirazzoli - ricopre un’area vasta che copre la spazio di tre province e va da Sassuolo al mare di Comacchio e dal Po all’Appennino. Conta 3.100 aziende associate a sistema di cui circa 450 nella sola provincia Ferrara. La nostra realtà provinciale nel primo semestre 2017 ha fatto registrare 32 nuovi associati, è un risultato importate. Interessante la percezione del tutto positiva che c’è stata in maniera diffusa nella maggioranza degli imprenditori associati ferraresi».
Fase di innovazione anche sul tema delle sede con l’associazione che potrà ritornare entro l’anno nella storica dimora di Palazzo Calcagnini in via Montebello.
«Stiamo lavorando per portare a 500 il numero delle imprese ferraresi associate - continua Pirazzoli - e preferisco guardare con ottimismo al futuro. Le aziende che hanno saputo innovarsi e mantenere o entrare in mercati esteri, hanno avuto la possibilità di salvarsi in questi lunghissimi otto/nove anni di crisi. Altre realtà che hanno lavorato sul mercato interno hanno avuto più difficoltà anche perché c’è stata una minore capacità di finanziamento. Il rapporto con le banche non è stato facile soprattutto a Ferrara, dove adesso c’è un percorso che va ricostruito e consolidato. I nostri interlocutori privilegiati restano le banche del territorio Bper e CariCento, ma non possiamo rimanere indifferenti anche ai grossi gruppi bancari che operano nel ferrarese».
Timidi segnali di ripresa, secondo il direttore degli industriali, arrivano anche sul versante occupazionale. Sono diminuite le vertenze per la cassa integrazione, come sono in flessione le chiusure e i fallimenti aziendali.
«Il rapporto con il sindacato - precisa Pirazzoli - continua ad essere buono, come lo ha mantenuto il mio predecessore Roberto Bonora, Le organizzazioni sindacali restano il primo punto di riferimento degli industriali, pur restando visioni diversi su determinati aspetti. Uno degli elementi che mi piace aggiungere è che Bonora ha saputo traghettare molto bene l’associazione in una fase che la vedeva scomparire per fondersi in un’altra realtà e lo ha fatto con determinazione, riuscendo a fare valere le nostra specificità, siamo più piccoli come associati e struttura, ma vantiamo un gruppo di tecnici e professionisti molto preparati su consulenza e servizi. Chiaramente sta al vicepresidente Maiarelli completare l’opera e trovare i giusti equilibri. Non dimentichiamoci che anche i tre sindaci dei capoluoghi di provincia hanno poche settimane fa raggiunto un’intesa territoriale proprio nella stessa area che copre la Confindustria. Aver riportato Ferrara sulla via Emilia è un’opportunità importante. Tra l’altro, Ferrara offre spazi e strutture attrezzate, che possono essere un’attrattiva per imprenditori che vogliono investire in un territorio non ad elevata densità imprenditoriale».
L’11 settembre nella sede di Bologna, Confindustria Emilia incontrerà in tre momenti diversi, le organizzazioni sindacali, i tre sindaci Tagliani (Ferrara), Merola (Bologna) e Muzzarelli (Modena) e i tre rettori delle università Zauli (Ferrara), Ubertini (Bologna), Andrisano (Modena) per gettare le base di nuove strategia che portino sviluppo e impresa dopo tanti anni di crisi.
Giacomo Pirazzoli, direttore del territorio ferrarese di Confindustria Emilia (area centro) dallo scorso 1 luglio, fa il punto della situazione.
«La nuova entità - dichiara Pirazzoli - ricopre un’area vasta che copre la spazio di tre province e va da Sassuolo al mare di Comacchio e dal Po all’Appennino. Conta 3.100 aziende associate a sistema di cui circa 450 nella sola provincia Ferrara. La nostra realtà provinciale nel primo semestre 2017 ha fatto registrare 32 nuovi associati, è un risultato importate. Interessante la percezione del tutto positiva che c’è stata in maniera diffusa nella maggioranza degli imprenditori associati ferraresi».
Fase di innovazione anche sul tema delle sede con l’associazione che potrà ritornare entro l’anno nella storica dimora di Palazzo Calcagnini in via Montebello.
«Stiamo lavorando per portare a 500 il numero delle imprese ferraresi associate - continua Pirazzoli - e preferisco guardare con ottimismo al futuro. Le aziende che hanno saputo innovarsi e mantenere o entrare in mercati esteri, hanno avuto la possibilità di salvarsi in questi lunghissimi otto/nove anni di crisi. Altre realtà che hanno lavorato sul mercato interno hanno avuto più difficoltà anche perché c’è stata una minore capacità di finanziamento. Il rapporto con le banche non è stato facile soprattutto a Ferrara, dove adesso c’è un percorso che va ricostruito e consolidato. I nostri interlocutori privilegiati restano le banche del territorio Bper e CariCento, ma non possiamo rimanere indifferenti anche ai grossi gruppi bancari che operano nel ferrarese».
Timidi segnali di ripresa, secondo il direttore degli industriali, arrivano anche sul versante occupazionale. Sono diminuite le vertenze per la cassa integrazione, come sono in flessione le chiusure e i fallimenti aziendali.
«Il rapporto con il sindacato - precisa Pirazzoli - continua ad essere buono, come lo ha mantenuto il mio predecessore Roberto Bonora, Le organizzazioni sindacali restano il primo punto di riferimento degli industriali, pur restando visioni diversi su determinati aspetti. Uno degli elementi che mi piace aggiungere è che Bonora ha saputo traghettare molto bene l’associazione in una fase che la vedeva scomparire per fondersi in un’altra realtà e lo ha fatto con determinazione, riuscendo a fare valere le nostra specificità, siamo più piccoli come associati e struttura, ma vantiamo un gruppo di tecnici e professionisti molto preparati su consulenza e servizi. Chiaramente sta al vicepresidente Maiarelli completare l’opera e trovare i giusti equilibri. Non dimentichiamoci che anche i tre sindaci dei capoluoghi di provincia hanno poche settimane fa raggiunto un’intesa territoriale proprio nella stessa area che copre la Confindustria. Aver riportato Ferrara sulla via Emilia è un’opportunità importante. Tra l’altro, Ferrara offre spazi e strutture attrezzate, che possono essere un’attrattiva per imprenditori che vogliono investire in un territorio non ad elevata densità imprenditoriale».
L’11 settembre nella sede di Bologna, Confindustria Emilia incontrerà in tre momenti diversi, le organizzazioni sindacali, i tre sindaci Tagliani (Ferrara), Merola (Bologna) e Muzzarelli (Modena) e i tre rettori delle università Zauli (Ferrara), Ubertini (Bologna), Andrisano (Modena) per gettare le base di nuove strategia che portino sviluppo e impresa dopo tanti anni di crisi.
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