Siccità, mai così tanta acqua presa dal Po per irrigare
Stellata, dalle Pilastresi attinti in sei mesi 250 milioni di metri cubi In tutto il 2016 l’impianto del Burana ne aveva prelevati 187 milioni
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STELLATA. La siccità non da tregua. Da mesi, ormai non piove con intensità in tutto il bacino del Po e le produzioni delle aziende agricole sono state possibili grazie all’irrigazione. Acqua arrivata nel Ferrarese grazie agli impianti delle Pilastresi, a Stellata, che preleva direttamente dal Po e che porta il prezioso liquido in tutto il territorio provinciale grazie al Burana-Volano. E a dare una dimensione di quanto la siccità abbia inciso sull’agricoltura, i 250 milioni di metri cubi d’acqua derivati dal Po quest’anno proprio dagli impianti del Consorzio di bonifica a Stellata. Una quantità d’acqua - ha spiegato il direttore Cinalberto Bertozzi - «che equivale a 100mila piscine olimpioniche». I prelievi di quest’anno costituiscono un vero e proprio record per le Pilastresi. Dal 2004 al 2013 gli impianti hanno derivato dal Po in media 130milioni di metri cubi d’acqua, con la punta massima nel 2011 (208 milioni) e la minima nel 2013 (59 milioni). Nel ultimi tre anni, poi, tra aprile e ottobre, le Pilastresi hanno prelevato dal Po circa 138 milioni di metri cubi d’acqua nel 2014, che sono diventato circa 186 milioni nel 2015 e circa 187 milioni nel 2016.
«Ai livelli di siccità di quest’anno si impone una riflessione profonda che metta in campo risorse per attuare un cambiamento strutturale - spiega Francesco Vincenzi - il presidente del Consorzio Burana -. Dobbiamo ringraziare i bonificatori del Novecento che ci hanno permesso di derivare acqua da Po fino alle porte di Modena, grazie alla costruzione sia dell’impianto Sabbioncello messo in funzione nel 1957, sia del Canale Emiliano Romagnolo che rifornisce parte della pianura bolognese e modenese, ma non possiamo fermarci dato che il territorio è in continua evoluzione. E quello cui stiamo assistendo oggi è un cambiamento tutt’altro che propizio: la pressione sulle risorse idriche è alle stelle in tutto il mondo».
È molto diverso registrare una caduta di 70-100 millimetri di pioggia in poche ore «o spalmata su più giorni – ribadisce Vincenzi -. Si rischia la continua alternanza tra i danni causati da rovesci temporaleschi (spesso con grandinate e raffiche di vento) e lunghi periodi di totale mancanza di precipitazioni che si traducono in cali di produzione di pomodoro, frutteti, vigneti, cereali e foraggio in generale, per citarne solo alcuni, oltre alla sofferenza per la fauna ittica. Una possibile risposta è nella creazione di nuovi invasi. È indispensabile un aumento di responsabilità da parte di tutti coloro che a vario titolo attingono dai fiumi».
L’ingegner Bertozzi, direttore del Consorzio, nel ribadire, per quanto riguarda il territorio modenese la necessità del raddoppio «della Cassa di espansione di Manzolino, Castelfranco Emilia» (c’è il progetto e si attende il finanziamento) sottolinea il ruolo svolto dai due impianti principali del Burana, Pilastresi e Sabbioncello: «Sono mesi che le idrovore sono impiegate senza sosta. Rispetto all’agricoltura le altre attività produttive hanno bisogno di alti costi, come fognature e depurazione, per essere rimesse in circolo con livelli qualitativi comunque più bassi. E meno male che, grazie alla lungimiranza che è tipica dei consorzi di bonifica, accanto all’impianto principale ora sono affiancati due impianti sussidiari pensati proprio per i periodi di forte magra».
«Ai livelli di siccità di quest’anno si impone una riflessione profonda che metta in campo risorse per attuare un cambiamento strutturale - spiega Francesco Vincenzi - il presidente del Consorzio Burana -. Dobbiamo ringraziare i bonificatori del Novecento che ci hanno permesso di derivare acqua da Po fino alle porte di Modena, grazie alla costruzione sia dell’impianto Sabbioncello messo in funzione nel 1957, sia del Canale Emiliano Romagnolo che rifornisce parte della pianura bolognese e modenese, ma non possiamo fermarci dato che il territorio è in continua evoluzione. E quello cui stiamo assistendo oggi è un cambiamento tutt’altro che propizio: la pressione sulle risorse idriche è alle stelle in tutto il mondo».
È molto diverso registrare una caduta di 70-100 millimetri di pioggia in poche ore «o spalmata su più giorni – ribadisce Vincenzi -. Si rischia la continua alternanza tra i danni causati da rovesci temporaleschi (spesso con grandinate e raffiche di vento) e lunghi periodi di totale mancanza di precipitazioni che si traducono in cali di produzione di pomodoro, frutteti, vigneti, cereali e foraggio in generale, per citarne solo alcuni, oltre alla sofferenza per la fauna ittica. Una possibile risposta è nella creazione di nuovi invasi. È indispensabile un aumento di responsabilità da parte di tutti coloro che a vario titolo attingono dai fiumi».
L’ingegner Bertozzi, direttore del Consorzio, nel ribadire, per quanto riguarda il territorio modenese la necessità del raddoppio «della Cassa di espansione di Manzolino, Castelfranco Emilia» (c’è il progetto e si attende il finanziamento) sottolinea il ruolo svolto dai due impianti principali del Burana, Pilastresi e Sabbioncello: «Sono mesi che le idrovore sono impiegate senza sosta. Rispetto all’agricoltura le altre attività produttive hanno bisogno di alti costi, come fognature e depurazione, per essere rimesse in circolo con livelli qualitativi comunque più bassi. E meno male che, grazie alla lungimiranza che è tipica dei consorzi di bonifica, accanto all’impianto principale ora sono affiancati due impianti sussidiari pensati proprio per i periodi di forte magra».
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