Il dolore del padre L’addio dei colleghi
Alle sedici e qualche minuto, Antonio Gennari, padre di Stefania, morta investita da un tir verso le dodici e trenta, era ancora lì sul doppio incrocio, dove la figlia di 43 anni aveva lasciato la...
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Alle sedici e qualche minuto, Antonio Gennari, padre di Stefania, morta investita da un tir verso le dodici e trenta, era ancora lì sul doppio incrocio, dove la figlia di 43 anni aveva lasciato la sua giovane vita. Ci siamo incrociati con lo sguardo, poi il papà affranto ha imboccato via Roma forse per tornare a casa. Altri curiosi non ce n’erano. Dentro un bar vicino, una signora la cui figlia era a scuola fino alla terza media, con Veronica, figlia di Stefania, ha detto la donna tornava, verso le 12,30 dal supermercato Despar, dove lavorava, con alcuni scatoloni della spesa. «Non posso dire se Stefania fosse o meno sulle strisce pedonali e dove c'é anche il semaforo. Per me era già passata verso la via di casa sua. Ho visto infatti un lenzuolo bianco che ne copriva il corpo. Il camion veniva da via Pambianco e l’ ha colpita. I soccorsi nulla hanno potuto, la donna era morta sul colpo per il tremendo impatto».
Al suopermercato dove Stefania lavorava nessuno ha voglia di parlare: «Il direttore non c’é oggi - ha detto un suo vice - e noi non possiamo e sinceramente non ce la sentiamo di parlare dell’incidente. Siamo distrutti». Bocche cucite, dunque mentre nessuno è presente al Centro Superiore degli Studi dove Stefania insegnava pallavolo.
Porte serrate, anche il custode è andato via. «Ti ricorderò sempre per che mi salutavi in piazza e mi sorridevi sempre... Stefania adesso tocca ali angeli imparare a giocare con te»; «Ciao Stefy...voglio ricordarti con quel tuo splendido sorriso, bella e raggiante. Non ci sono parole, solo rabbia. Riposa in pace dolce angelo». Sono solo alcune delle frasi lasciate in ricordo di Stefania e intanto il paese si sta organizzando per ricordarla nella maniera che più potrebbe piacerle.
(Vincenzo Trapella)
Al suopermercato dove Stefania lavorava nessuno ha voglia di parlare: «Il direttore non c’é oggi - ha detto un suo vice - e noi non possiamo e sinceramente non ce la sentiamo di parlare dell’incidente. Siamo distrutti». Bocche cucite, dunque mentre nessuno è presente al Centro Superiore degli Studi dove Stefania insegnava pallavolo.
Porte serrate, anche il custode è andato via. «Ti ricorderò sempre per che mi salutavi in piazza e mi sorridevi sempre... Stefania adesso tocca ali angeli imparare a giocare con te»; «Ciao Stefy...voglio ricordarti con quel tuo splendido sorriso, bella e raggiante. Non ci sono parole, solo rabbia. Riposa in pace dolce angelo». Sono solo alcune delle frasi lasciate in ricordo di Stefania e intanto il paese si sta organizzando per ricordarla nella maniera che più potrebbe piacerle.
(Vincenzo Trapella)
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