Povertà, assistite dalle Caritas di Cento centinaia di persone
In città anche altri casi come quello di Svetlana «Vanno e vengono, e ci sono anche degli italiani»
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CENTO. La morte di Svetlana Chestiakova, avvenuta tra i rifiuti all'interno dell’edificio abbandonato di via IV Novembre, porta alla ribalta un problema, è un segnale per la comunità centese. La città non è esente da povertà ed emarginazione. Tra fabbriche e villette, eventi culturali e le case popolari, c'è anche chi vive ai margini della società. Ed è un mondo ai margini, ma reale, quello che emerge dai referenti delle Caritas della città.
«Svetlana non era tra i nostri assistiti - spiega Marinella Manderioli della Caritas di San Biagio - però veniva quasi tutte le mattine in canonica, a prendere da mangiare. Diceva di non avere il fuoco per cuocere, per cui le davamo una sportina con latte, fagioli, tonno, biscotti». Dalla Caritas, emerge l'altra faccia di Cento: «Si rivolgono alla Caritas di San Biagio non solo stranieri, ma anche tanti centesi. Da Ferrara, non arrivano tanti prodotti, tant'è che questo mese siamo stati costretti ad acquistare 400 litri di latte. Una volta al mese, distribuiamo circa 90 sporte, piene di alimenti di ogni tipo. Vuole dire una spesa consistente per 90 famiglie. Ogni lunedì e mercoledì poi andiamo al Bennet a prendere pane e verdura, e li distribuiamo a 40-45 famiglie, diverse in ciascuno dei due giorni. In totale, assistiamo 150 famiglie, che significa circa 500 persone. Una cosa pazzesca».
Dalla necessità di nuovi volontari all'impegno ad assistere persone senza dimora: «Ci sono altri casi di persone, soprattutto straniere, che abbiamo l'impressione che vivano in case abbandonate. Ci dicono là, verso Corporeno. C'era anche un italiano, originario di Crevalcore, che viveva in una roulotte, ma è un po' che non lo vediamo.. .».
La donna, conosciuta dai servizi sociali del Comune di Cento, ma non seguita, si rivolgeva anche alla Caritas di Penzale: «Pur non volendo apparire, la signora veniva di frequente - riferisce Magda Guidetti –. Era tra le persone di passaggio, a cui diamo spesso da mangiare. Vanno e vengono, ma ci sono. Sono persone senza lavoro e poi senza casa, che stanno nell'ombra, nascoste. Per paura delle conseguenze, non vogliono dire nulla, vogliono rimanere anonime. Sono situazioni molto tristi, e di fronte ad un problema evidente, noi facciamo il possibile».
Mentre è costante il numero delle persone che si rivolgono alla Caritas di Penzale, sono in lieve calo a San Pietro: «Conoscevamo la signora Svetlana - racconta Andrea Balboni -, a partire dal 2011 si rivolgeva saltuariamente alla Caritas di San Pietro. Chiedeva in particolare abbigliamento, qualche volta anche alimenti. Non era una nostra assistita, ma si è cercato ogni volta e per quanto possibile di aiutarla». Tra gli assistiti dalla Caritas di San Pietro, persone sole o in difficoltà, ma «nessun caso come quello di Svetlana». Modificato nel tempo, l'identikit di chi si rivolge a San Pietro: «Spartiacque – riferisce Balboni – il terremoto. Nel post sisma, le difficoltà per tante famiglie sono aumentate e da qui anche il numero di assistiti. Negli ultimi mesi, tuttavia, c’è un lieve calo delle richieste, motivato dal fatto che alcune famiglie perlopiù straniere, sono andate in Francia o tornate in Marocco. Al contempo, in questo periodo è aumentato, seppur in piccole percentuali, il numero degli italiani in difficoltà». (b.b.)
«Svetlana non era tra i nostri assistiti - spiega Marinella Manderioli della Caritas di San Biagio - però veniva quasi tutte le mattine in canonica, a prendere da mangiare. Diceva di non avere il fuoco per cuocere, per cui le davamo una sportina con latte, fagioli, tonno, biscotti». Dalla Caritas, emerge l'altra faccia di Cento: «Si rivolgono alla Caritas di San Biagio non solo stranieri, ma anche tanti centesi. Da Ferrara, non arrivano tanti prodotti, tant'è che questo mese siamo stati costretti ad acquistare 400 litri di latte. Una volta al mese, distribuiamo circa 90 sporte, piene di alimenti di ogni tipo. Vuole dire una spesa consistente per 90 famiglie. Ogni lunedì e mercoledì poi andiamo al Bennet a prendere pane e verdura, e li distribuiamo a 40-45 famiglie, diverse in ciascuno dei due giorni. In totale, assistiamo 150 famiglie, che significa circa 500 persone. Una cosa pazzesca».
Dalla necessità di nuovi volontari all'impegno ad assistere persone senza dimora: «Ci sono altri casi di persone, soprattutto straniere, che abbiamo l'impressione che vivano in case abbandonate. Ci dicono là, verso Corporeno. C'era anche un italiano, originario di Crevalcore, che viveva in una roulotte, ma è un po' che non lo vediamo.. .».
La donna, conosciuta dai servizi sociali del Comune di Cento, ma non seguita, si rivolgeva anche alla Caritas di Penzale: «Pur non volendo apparire, la signora veniva di frequente - riferisce Magda Guidetti –. Era tra le persone di passaggio, a cui diamo spesso da mangiare. Vanno e vengono, ma ci sono. Sono persone senza lavoro e poi senza casa, che stanno nell'ombra, nascoste. Per paura delle conseguenze, non vogliono dire nulla, vogliono rimanere anonime. Sono situazioni molto tristi, e di fronte ad un problema evidente, noi facciamo il possibile».
Mentre è costante il numero delle persone che si rivolgono alla Caritas di Penzale, sono in lieve calo a San Pietro: «Conoscevamo la signora Svetlana - racconta Andrea Balboni -, a partire dal 2011 si rivolgeva saltuariamente alla Caritas di San Pietro. Chiedeva in particolare abbigliamento, qualche volta anche alimenti. Non era una nostra assistita, ma si è cercato ogni volta e per quanto possibile di aiutarla». Tra gli assistiti dalla Caritas di San Pietro, persone sole o in difficoltà, ma «nessun caso come quello di Svetlana». Modificato nel tempo, l'identikit di chi si rivolge a San Pietro: «Spartiacque – riferisce Balboni – il terremoto. Nel post sisma, le difficoltà per tante famiglie sono aumentate e da qui anche il numero di assistiti. Negli ultimi mesi, tuttavia, c’è un lieve calo delle richieste, motivato dal fatto che alcune famiglie perlopiù straniere, sono andate in Francia o tornate in Marocco. Al contempo, in questo periodo è aumentato, seppur in piccole percentuali, il numero degli italiani in difficoltà». (b.b.)
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