Pesci senz’acqua Valle Campo soffoca «Così chiudiamo»
Lido Spina, l’ossigeno è ormai assente a causa della siccità «Avrebbero dovuto permettere di aprire i canali»
3 MINUTI DI LETTURA
LIDO SPINA. Duro colpo inferto dalla siccità alle specie ittiche che popolano Valle Campo. L’estate torrida, caratterizzata da precipitazioni scarse, ha messo a dura prova i gestori del bacino vallivo, confinante con la salina del Lido di Spina.
Nel solo mese di agosto il quantitativo di bagigini e gamberi catturati è drasticamente calato, a seguito di una morìa diffusa, che ha colpito altri pesci tipici della zona, granchi compresi «e quando muoiono loro, che sono gli ultimi a subire le conseguenze della siccità - commenta desolato Enrico Nordi, gestore di Valle Campo -, dato che riescono a respirare anche in superficie, vuole dire che la siccità ha raggiunto livelli molto critici». Quest'anno la pesca tradizionale del bagigino, la tradizionale alice di valle, ha preso ufficialmente il via il 10 luglio scorso e con fatture alla mano, relative alla vendita del pescato giornaliero, risulta che siano stati messi in commercio 11,60 quintali di prodotto.
Nei giorni successivi la pesca è proseguita sino ad arrivare ai primi segnali preoccupanti del primo agosto con un pescato di bagigini pari a 370 chilogrammi e del 2 agosto, quando nel lavoriero di Valle Campo sono arrivati 450 chili di prodotto. «Il 3 agosto non ho più bagigino in arrivo al lavoriero - prosegue preoccupato Nordi - e da allora sono arrivati i gamberi, che di solito vengono pescati con le reti in valle e non qui al lavoriero, ma visto che arrivavano li abbiamo recuperati con il retino».
Anche la vendita del prodotto ha subito un inevitabile stop, mentre al lavoriero sono cominciate ad insinuarsi le anguille, questo sino al 29 agosto. «Quello che mi fa adirare - incalza Enrico Nordi -,è riscontrare che la morìa di pesce c’è stata ed ha assunto proporzioni mai viste prima d’ora, ma non ha intaccato quel fazzoletto di valle vicino al punto ristoro, dove ho effettuato alcuni interventi, creando un regime idraulico differente dal resto di Valle Campo. Qui ho 30/35 centimetri di acqua in più che ho immesso dal mare e che mi ha consentito di mantenere in vita i pesci. Sarebbe stato meglio l’acqua dolce quella piovana, ma in mancanza di quella, va bene anche l'acqua del mare».
In questi giorni sono sorte perplessità sulla morìa così consistente delle specie ittiche di Valle Campo e tra le ipotesi spicca quella relativa a manovre errate, circa l'immissione dell'acqua, l'apertura delle chiuse. Ma Nordi non ci sta e rilancia, perchè «se avessi commesso errori - va avanti il gestore di Valle Campo -, sarei il primo ad ammetterli. Dirò di più: se non avessi fatto questa opera di dare acqua dal mare, sarebbe morto tutto il pesce. È da aprile che immetto acqua dal mare in questo fazzoletto più piccolo della valle e lì è tutto a posto. Gli studiosi sanno bene che non racconto fesserie. Sfido chiunque a venire a verificare di persona la situazione».
Da sempre Valle Campo dispone di due lavorieri, ai quali affluiscono i bagigini e anche l’acqua, uno dei quali, definito “del Baiòn” è in disuso da una quarantina d’anni.
L’unico lavoriero in uso è quello all’entrata di Valle Campo, a ridosso della statale Romea e del canale delle vene di Bellocchio. «Se ci venisse permesso di scaricare acqua dall'argine del Baiòn che confina con la vecchia salina - conclude - riusciremmo ad avere un po’ di ricircolo interno e anche il rilancio complessivo della vallicoltura sarebbe il sistema di tutela ideale dell’intero ecosistema vallivo». Ad agosto 2019 scade la convenzione di gestione di Valle Campo.
Katia Romagnoli
Nel solo mese di agosto il quantitativo di bagigini e gamberi catturati è drasticamente calato, a seguito di una morìa diffusa, che ha colpito altri pesci tipici della zona, granchi compresi «e quando muoiono loro, che sono gli ultimi a subire le conseguenze della siccità - commenta desolato Enrico Nordi, gestore di Valle Campo -, dato che riescono a respirare anche in superficie, vuole dire che la siccità ha raggiunto livelli molto critici». Quest'anno la pesca tradizionale del bagigino, la tradizionale alice di valle, ha preso ufficialmente il via il 10 luglio scorso e con fatture alla mano, relative alla vendita del pescato giornaliero, risulta che siano stati messi in commercio 11,60 quintali di prodotto.
Nei giorni successivi la pesca è proseguita sino ad arrivare ai primi segnali preoccupanti del primo agosto con un pescato di bagigini pari a 370 chilogrammi e del 2 agosto, quando nel lavoriero di Valle Campo sono arrivati 450 chili di prodotto. «Il 3 agosto non ho più bagigino in arrivo al lavoriero - prosegue preoccupato Nordi - e da allora sono arrivati i gamberi, che di solito vengono pescati con le reti in valle e non qui al lavoriero, ma visto che arrivavano li abbiamo recuperati con il retino».
Anche la vendita del prodotto ha subito un inevitabile stop, mentre al lavoriero sono cominciate ad insinuarsi le anguille, questo sino al 29 agosto. «Quello che mi fa adirare - incalza Enrico Nordi -,è riscontrare che la morìa di pesce c’è stata ed ha assunto proporzioni mai viste prima d’ora, ma non ha intaccato quel fazzoletto di valle vicino al punto ristoro, dove ho effettuato alcuni interventi, creando un regime idraulico differente dal resto di Valle Campo. Qui ho 30/35 centimetri di acqua in più che ho immesso dal mare e che mi ha consentito di mantenere in vita i pesci. Sarebbe stato meglio l’acqua dolce quella piovana, ma in mancanza di quella, va bene anche l'acqua del mare».
In questi giorni sono sorte perplessità sulla morìa così consistente delle specie ittiche di Valle Campo e tra le ipotesi spicca quella relativa a manovre errate, circa l'immissione dell'acqua, l'apertura delle chiuse. Ma Nordi non ci sta e rilancia, perchè «se avessi commesso errori - va avanti il gestore di Valle Campo -, sarei il primo ad ammetterli. Dirò di più: se non avessi fatto questa opera di dare acqua dal mare, sarebbe morto tutto il pesce. È da aprile che immetto acqua dal mare in questo fazzoletto più piccolo della valle e lì è tutto a posto. Gli studiosi sanno bene che non racconto fesserie. Sfido chiunque a venire a verificare di persona la situazione».
Da sempre Valle Campo dispone di due lavorieri, ai quali affluiscono i bagigini e anche l’acqua, uno dei quali, definito “del Baiòn” è in disuso da una quarantina d’anni.
L’unico lavoriero in uso è quello all’entrata di Valle Campo, a ridosso della statale Romea e del canale delle vene di Bellocchio. «Se ci venisse permesso di scaricare acqua dall'argine del Baiòn che confina con la vecchia salina - conclude - riusciremmo ad avere un po’ di ricircolo interno e anche il rilancio complessivo della vallicoltura sarebbe il sistema di tutela ideale dell’intero ecosistema vallivo». Ad agosto 2019 scade la convenzione di gestione di Valle Campo.
Katia Romagnoli
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
