Picco record di epatite A: diciotto casi in sei mesi
Impennata di contagi in provincia di Ferrara: se ne contavano tre o quattro all’anno. Il fenomeno riguarda mezza Italia e alcuni Paesi europei. Contagio per via sessuale
FERRARA. A Bologna si sono registrati decine di casi in soli otto mesi, ma l’impennata non si è fermata sul confine dell’area metropolitana. Tutte le province dell’Emilia Romagna mostrano picchi di infezioni da epatite A assolutamente anomali: a Ferrara 18 in sei mesi, contro 3-4 casi l’anno del passato. E la stessa cosa si può dire di Parma, Ravenna, Modena, ma anche di altre regioni, come Lazio, Lombardia, Veneto, Liguria, Toscana, Marche, Puglia, o di altri Paesi europei, dall’Olanda alla Germania, alla Finlandia, Irlanda, Regno Unito, Spagna, Portogallo, Austria, Francia, includendo nell’elenco nazioni dell’Europa settentrionale e meridionale.
È un fatto che l’epidemia ha iniziato a correre dalla fine dell’anno scorso e che nei reparti di Malattie infettive di molti ospedali europei hanno cominciato a presentarsi pazienti che avevano contratto la malattia sulla cui diffusione, contenuta negli anni scorsi a pochi casi per territorio, hanno iniziato a concentrare sguardo, studi e analisi i centri di osservazione delle epidemie di vari Stati europei, compreso l’Istituto Superiore di Sanità italiano (Iss).
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Quest’ultimo, in un articolo pubblicato su “Epicentro” nel marzo scorso, ha evidenziato che «in Italia, nel periodo agosto 2016-febbraio 2017, sono stati notificati al Seieva (Sistema epidemiologico integrato dell’epatite virale acuta) 583 casi (un numero di quasi 5 volte maggiore rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente). L’età mediana è di 34 anni e l’85% dei casi è di sesso maschile». L’infezione può essere trasmessa in vari modi ma da qualche mese le statistiche hanno iniziato a focalizzare la ricorrenza di una particolare modalità di contagio: per via sessuale. Un aspetto che ha trovato qualche conferma anche nella nostra provincia.
Il sistema di protezione più sicuro e promosso dai medici è la vaccinazione contro il virus che innesca l’epatite, l’Hav. Un altro “scudo” contro la diffusione della patologia è rappresentato dall’informazione, che dapprima ha iniziato a circolare negli ambienti più sensibili ai temi di tipo sanitario e poi sulla stampa, compresa quella locale. A Ferrara il numero dei casi segnalati appare in notevole accelerazione ormai da mesi.
Gli esperti locali dicono che «numeri così alti non ne vedevamo da molti anni, si tratta di un’epidemia che inizia ad avere una diffusione ampia e che richiede interventi che non possono prescindere dalla prevenzione». Chi contrae il virus può essere ricoverato per alcuni giorni: dieta e riposo le raccomandazioni mentre la terapia è mirata sui sintomi, poi la presa in carico in day hospital. Nel giro di qualche settimana la malattia regredisce e il paziente recupera lo stato di salute. (gi.ca.)
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