La rispostaccia di Renzi divide il Pd ferrarese
Marattin: «Bene così, gli avevano dato del ladro». Per Bratti frase «fuori luogo». L’ex premier torna sull’episodio: «Non si accusi la mia comunità di aver rubato»
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FERRARA. «Voi avete rubato, signora, lo dice a sua sorella». La rispostaccia del segretario Pd, Matteo Renzi, all’azzerata Giovanna Mazzoni sulla vicenda Carife, sabato mattina alla festa dell’Unità di Bologna, ha sollevato un vespaio e divide anche all’interno del partito. Si scontrano in particolare due che quasi mai sono dalla stessa parte della barricata, cioè Luigi Marattin e Alessandro Bratti. Per il consulente economico di Palazzo Chigi questa storia è tutta una scusa per attaccare il segretario, «a coloro i quali hanno perso anni dietro al “carattere di Renzi" e che sono pronti a uscire da un partito per il colore poco ortodosso dei suoi calzini, non pare vero». Marattin fa ironia sulla «povera, innocente e indifesa vecchietta», attacca i «catoni solenni e penosi (cit., vediamo chi si ricorda di chi era!) del "politically correct"», e poi cala l’asso: «Anch'io penso che Renzi non abbia fatto bene a rispondere in quel modo. Ha fatto, invece, benissimo».
Mazzoni, sostiene nel suo post l’esponente Pd, non era andata alla festa per sostenere un confronto, «è venuta a dire a Renzi che è un ladro. Che ha compiuto, cioè, l'azione più infame e degradante che ci sia per un uomo pubblico. Un paio di mesi fa quella stessa innocente e pura vecchietta, era venuta a porre le sue argomentazioni anche da me: assieme ai suoi compari e a qualche studente perditempo, aveva fatto irruzione di prepotenza nel mio ufficio all'Università di Bologna e mi aveva portato un sacco pieno di merda (lei e i suoi compari furono semplicemente fortunati a non trovarmi, sennò avrei certamente fatto buon uso di quel regalo)». Quando, insiste Marattin, «abbiamo smesso di definire criminali (si, dare del ladro a qualcuno è un reato) e fasciste modalità del genere, e abbiamo dato loro diritto di cittadinanza nello spazio pubblico? Quando abbiamo smesso di capire che è proprio facendo cosi' che legittimiamo e incoraggiamo l'ulteriore imbarbarimento del dibattito (salvo poi meravigliarci della violenza via web alla Boldrini e a molti altri)?». Renzi va difeso, in ogni caso, perché «anche su questo, ha il coraggio di non allinearsi alla lagna conformista e ipocrita del “politically correct a tutti i costi” e risponde a tono - pur invitandola a rimanere e a proseguire il dibattito con toni civili - ad una signora incivile e maleducata. Ben venga chi, se accusato di essere un ladro, risponde "a sor't". Perché l'accusa di rubare non è l'accusa di essere tifoso fiorentino: è un marchio di vergogna perenne, è l'ultimo stadio della degenerazione, è violenza senza precedenti».
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Bratti non parte dalla polemica ma dalla vicenda Carife: «Ha avuto un impatto su migliaia di risparmiatori, gente comune che ha visto andare in fumo il frutto del lavoro di una vita. Sulle cause si è parlato a sufficienza. Ieri a Bologna è capitato un episodio spiacevole. Una signora di Ferrara che ho incontrato insieme ad una rappresentanza dei cosiddetti “azzerati” ha usato un’espressione nei confronti del segretario del Pd sicuramente censurabile». Secondo il deputato ferrarese, «la signora ha espresso un sentimento comune purtroppo molto diffuso. Nel mio ruolo di parlamentare decine di volte sono stato oggetto di tali epiteti. Sono arrivato a discutere animatamente anche in treno perché oggetto di offese e insulti vari». E qui arriva la conclusione opposta a quella di Marattin: «Credo che ieri la risposta a quella signora da parte del mio segretario che ho votato sia stata fuori luogo. Può capitare perché la tensione è alta. Forse si poteva rispondere in modo diverso esprimendo gli stessi concetti». In conclusione l’impegno, par di capire, anche nei confronti degli azionisti «credo che ora lo sforzo di tutti sia di capire se c'è la possibilità di trovare una strada magari lunga magari parziale per poter dare un minimo di speranza alle migliaia di risparmiatori innocenti. Forse non ci si riuscirà ma provarci credo sia per noi doveroso».
Il vicesindaco Massimo Maisto, leader della sinistra Pd ferraese, parla di bufera social «molto forzata da ambo le parti. Da quando c'è la politica ci sono le contestazioni e le reazioni. Io preferisco la politica che propone e risolve. La mia posizione critica rispetto all'operato del governo sulle banche è nota: si doveva e si deve fare qualcosa di più per i piccoli azionisti».
«Se c'è un partito che ha rubato i soldi degli italiani, stando alle sentenze, è il partito in camicia verde, che ora deve restituire 48 milioni di euro per truffa ai danni dello Stato. E li deve restituire rapidamente ai cittadini italiani, perché con i soldi degli italiani non si scherza». Matteo Renzi, ieri alla Festa dell'Unità di Lodi, è tornato sulla vicenda rubadendo che ha «solo difeso la mia comunità: il Pd». «Sì può dire che sono inadeguato, qualsiasi cosa, ma non accusare la mia comunità di aver rubato». «Poiché sulla questione è tornato il vostro conterraneo Salvini - ha detto - io ricordo che quello condannato a pagare 48 milioni di euro è il partito in camicia verde. E lo faccia in fretta».
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