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Meis, apertura “parziale” Il resto entro il 2020

Meis, apertura “parziale” Il resto entro il 2020

La mostra “Ebrei una storia italiana” inaugura a dicembre la prima sezione Attese le altre 5 sezioni del Museo. Franceschini: volano per il turismo scolastico

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“Ebrei, una storia italiana: i primi mille anni” è la mostra che accompagnerà l’apertura al pubblico, il 13 dicembre, della prima parte del Museo dell’ebraismo italiano e della Shoah. Lo hanno annunciato il presidente del Meis, Dario Disegni, e il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini in occasione della presentazione a Roma della 18ª Giornata Europea della Cultura Ebraica che si svolgerà domenica prossima in 35 paesi europei con il tema “Diaspora - Identità e dialogo”.

Quella che si aprirà al pubblico sarà l’edificio completamente ristrutturato dell’ex carcere di via Paingipane (tre piani per 1.269 metri quadri che ospiteranno anche la biblioteca e il centro di documentazione), ma la costruzione del Meis proseguirà con la costruzione, tra l’inizio del 2018 e per tutto il 2020, di cinque nuovi edifici previsti dal progetto vincitore del concorso bandito negli scorsi anni e realizzato dall’architetto Carla Di Francesco, nominata pochi giorni fa nuovo segretario generale del Dicastero del Collegio romano da parte del Consiglio dei ministri. In questo modo saranno aggiunti al museo altri 2.733 metri quadri.

La mostra, cui stanno contribuendo insigni curatori (Anna Foa, Giancarlo Lacerenza e Daniele Jalla), studiosi dell'ebraismo italiani e stranieri, progettisti ed esperti di comunicazione museale, «non sarà – ha chiarito Disegni – una semplice esposizione temporanea, bensì una mostra di prefigurazione del Museo, di cui rappresenterà la prima grande sezione, con la rappresentazione di contesti temporali, spaziali, sociali, culturali, attraverso oggetti autentici o riproduzioni, testi scritti, immagini fisse o in movimento, capaci di comunicare ai visitatori l'interpretazione dei primi mille anni della storia degli Ebrei in Italia».

L'obiettivo strategico che, a partire dalla mostra inaugurale, il Meis si è posto è quello di dare vita a un centro di cultura, di dibattito e di confronto, un laboratorio di idee e riflessioni sull’ebraismo. «L’esperienza dell’ebraismo in Italia – le parole di Disegni – costituisce un modello assolutamente originale di integrazione e, al tempo stesso, di mantenimento e sviluppo di una propria identità religiosa e culturale. Farla conoscere, nel momento in cui l'Italia e l'Europa sono chiamate ad affrontare le drammatiche sfide poste dagli epocali fenomeni migratori e dall'accoglienza, è uno dei principali contributi che il nascente Museo intende offrire alla società del nostro Paese».

Ha aggiunto Franceschini: «Sono legato personalmente al percorso del Meis, perché ero all’inizio della mia esperienza parlamentare quando, nel 2003, riuscimmo a far approvare la legge istitutiva del Museo. E fu un rarissimo caso di voto unanime. Poi dall’idea, dalla nascita della Fondazione, dalla ricerca dei finanziamenti siamo arrivati ad avere oggi il quadro completo dal punto di vista della governance ed è stato trovato un equilibrio positivo con le altre iniziative culturali esistenti o in fase di costruzione. E l’oggetto del Meis è proprio quello di raccontare la lunga e fondamentale storia dell’ebraismo italiano, nei momenti buoni e in quelli terribili. Questa missione si incrocerà sempre di più con le future Giornate Europee della Cultura Ebraica, con le attività dei musei ebraici, delle sinagoghe, delle fondazioni diffuse in tutto il Paese e che lavorano per la conservazione del patrimonio culturale ebraico. Senza dimenticare l’enorme impatto che avrà sul turismo scolastico, attraverso il dialogo che si è instaurato tra Meis e Miur».



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