formignana e tresigallo
Studio sulla fusione La società incaricata spiega gli obiettivi
FORMIGNANA. Il dibattito in corso in tema di fusione tra i comuni di Formignana e Tresigallo ha visto intervenire tra l’altro Francesco Beccari, della società Maggioli che sta elaborando lo studio di...
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FORMIGNANA. Il dibattito in corso in tema di fusione tra i comuni di Formignana e Tresigallo ha visto intervenire tra l’altro Francesco Beccari, della società Maggioli che sta elaborando lo studio di fattibilità annunciato nei giorni scorsi ai portatori d'interesse locali, ovvero associazioni di categoria, imprenditori, professionisti e volontariato.
Lo studio con tutti i diversi dati e aspetti tecnici e normativi che evidenziano i vantaggi di una fusione, sarà pronto entro la fine di novembre. Ma se dal referendum consultivo vincesse il sì tra i cittadini dei due comuni (entro la fine del 2018: per cui il nuovo unico ente nascere nel 2019, in cui si terranno anche le nuove elezioni per eleggere il sindaco e il nuovo unico Consiglio comunale) su che basi dovrebbe muoversi il comune unico: «La prima cosa da fare-ha detto tra l'altro Beccari, affiancato dai sindaci Laura Perelli e Andrea Poltronieri-sarebbe quello di mettere a punto un piano strategico. Ovvero individuando tre o quattro settori principali ed importanti non solo per migliorare i servizi, ma per dare un nuovo futuro al territorio. Proprio perché le nuove risorse messe a disposizione al nuovo ente da parte di Stato e Regione sono notevoli: oltre 10 milioni di euro in 10 anni. Mentre per i piccoli comuni che non si uniranno, il declino amministrativo e demografico ormai è concreto». Ha poi aggiunto il tecnico: «Ricordiamo che dal 2010 ad oggi, dalle scelte dell'allora ministro Tremonti in poi, passando per le crisi finanziarie i trasferimenti dallo Stato ai comuni sono scesi in modo drastico, Da qui le scelte successive e incentivate alle fusioni per gli enti più' piccoli. Qualcuno chiede in zona perché non unire anche più' comuni, (oltre a due attuali: ad esempio anche Jolanda di Savoia) perché in realtà, c'è il rischio concreto che basti l'intervento critico di uno degli enti, per rimettere in discussione la stessa fusione» ha risposto Beccari.
Lo studio con tutti i diversi dati e aspetti tecnici e normativi che evidenziano i vantaggi di una fusione, sarà pronto entro la fine di novembre. Ma se dal referendum consultivo vincesse il sì tra i cittadini dei due comuni (entro la fine del 2018: per cui il nuovo unico ente nascere nel 2019, in cui si terranno anche le nuove elezioni per eleggere il sindaco e il nuovo unico Consiglio comunale) su che basi dovrebbe muoversi il comune unico: «La prima cosa da fare-ha detto tra l'altro Beccari, affiancato dai sindaci Laura Perelli e Andrea Poltronieri-sarebbe quello di mettere a punto un piano strategico. Ovvero individuando tre o quattro settori principali ed importanti non solo per migliorare i servizi, ma per dare un nuovo futuro al territorio. Proprio perché le nuove risorse messe a disposizione al nuovo ente da parte di Stato e Regione sono notevoli: oltre 10 milioni di euro in 10 anni. Mentre per i piccoli comuni che non si uniranno, il declino amministrativo e demografico ormai è concreto». Ha poi aggiunto il tecnico: «Ricordiamo che dal 2010 ad oggi, dalle scelte dell'allora ministro Tremonti in poi, passando per le crisi finanziarie i trasferimenti dallo Stato ai comuni sono scesi in modo drastico, Da qui le scelte successive e incentivate alle fusioni per gli enti più' piccoli. Qualcuno chiede in zona perché non unire anche più' comuni, (oltre a due attuali: ad esempio anche Jolanda di Savoia) perché in realtà, c'è il rischio concreto che basti l'intervento critico di uno degli enti, per rimettere in discussione la stessa fusione» ha risposto Beccari.
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