Un pungiglione ogni 500 è della temibile anofele
Luciani (Cead): sta nel delta e vicino alle risaie, densità bassa e rischio quasi zero Leis (Unife): il paziente tipo si infetta all’estero, in Paesi dove l’insetto è radicato
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Due zanzare ogni mille catturate. L’Anopheles, l’insetto responsabile del contagio da Plasmodio della malaria, circola anche a Ferrara, conferma Enrico Luciani, direttore tecnico del centro di Ecologia Applicata Delta Po (Cead), soprattutto nel basso e medio ferrarese, ma il numero degli esemplari è talmente basso che anche lui, come gli esperti di medicina, definisce «quasi nullo» il rischio di un caso “autoctono” di malaria. «Per i nostri monitoraggi, che conduciamo in un territorio storicamente colpito dalla malattia (ma da decenni le bonifiche e altri fattori hanno modificato questo aspetto in maniera sostanziale), abbiamo 15 stazioni attive su Comacchio e i lidi da maggio a settembre, mesi durante i quali le nostre trappole trattengono 50mila zanzare. Le Anopheles sono all’incirca un centinaio, quindi parliamo di un esemplare ogni 500». Un’incidenza così bassa «che non rappresenta una minaccia - prosegue Luciani - Anche perché la varietà più presente è l’Anopheles Maculipennis, che tende a non pungere l’uomo. In zona è presente in Emilia ma anche nel Veneto».
Luciani ricorda che lo stesso Istituto Superiore di Sanità non prevede rischi nè nella nostra regione nè in Veneto o in Trentino. «Ed è una ragione in più per cercare di capire perché la malaria ha potuto uccidere una bimba di 4 anni mai andata all’estero». Uno dei fattori per cui la l’Anopheles non ha raggiunto lo stesso livello di radicamento di altre specie, come la locale Culex pipiens (che può trasmettere invece la West Nile) e rappresenta il 50% degli esemplari catturati in una stagione, potrebbe essere di tipo ambientale: l’Anopheles necessita, precisa Luciani, di acque dolci e molto pulite. Imparentata con la Maculipennis, l’Anopheles plumbeus nella zona del Delta è quasi irreperibile. «Riconoscere un’Anopheles è semplice, prosegue Luciani, quando si appoggia su una superficie la testa appare più inclinata verso il basso rispetto al resto del corpo. «Spesso è reperibile vicino alle risaie - conclude Luciani - ed è il motivo per cui oltre che nel Delta la troviamo in zone come Jolanda, dove feci uno studio alcuni anni fa». Marilena Leis, ricercatore del Dipartimento di Scienze della Vita e Biotecnologie di Unife e responsabile del Laboratorio di Ecologia Urbana ed Entomologia medico-veterinaria, ricorda che le specie di zanzare più presenti, in provincia, sono la Culex pipiens, la Ochlerotatus caspius e la Aedes Albopictus, la famigerata tigre. «L’Anopheles c’è anche qui - conferma - ma la densità della popolazione (delle zanzare, ndr) è così bassa che il rischio associato è quasi zero». Il meccanismo che genera l’infezione è legato alla modalità con cui le femmine dell’insetto estraggono il sangue - precisa la ricercatrice - Per evitare la coagulazione inoculano una sostanza che la rallenta, il plasmodio si concentra proprio nelle ghiandole salivari dell’insetto». Leis osserva che la presenza di casi di infezione in Italia e in regione è spesso legata ai viaggi di immigrati in zone dove la presenza dell’insetto è radicata e al successivo rientro in Italia (se hanno sviuppato la malattia dopo la puntura) e alle vacanze di chi, in inverno, va a cercare il caldo in Paesi con presenza endemica di Anopheles».
Luciani ricorda che lo stesso Istituto Superiore di Sanità non prevede rischi nè nella nostra regione nè in Veneto o in Trentino. «Ed è una ragione in più per cercare di capire perché la malaria ha potuto uccidere una bimba di 4 anni mai andata all’estero». Uno dei fattori per cui la l’Anopheles non ha raggiunto lo stesso livello di radicamento di altre specie, come la locale Culex pipiens (che può trasmettere invece la West Nile) e rappresenta il 50% degli esemplari catturati in una stagione, potrebbe essere di tipo ambientale: l’Anopheles necessita, precisa Luciani, di acque dolci e molto pulite. Imparentata con la Maculipennis, l’Anopheles plumbeus nella zona del Delta è quasi irreperibile. «Riconoscere un’Anopheles è semplice, prosegue Luciani, quando si appoggia su una superficie la testa appare più inclinata verso il basso rispetto al resto del corpo. «Spesso è reperibile vicino alle risaie - conclude Luciani - ed è il motivo per cui oltre che nel Delta la troviamo in zone come Jolanda, dove feci uno studio alcuni anni fa». Marilena Leis, ricercatore del Dipartimento di Scienze della Vita e Biotecnologie di Unife e responsabile del Laboratorio di Ecologia Urbana ed Entomologia medico-veterinaria, ricorda che le specie di zanzare più presenti, in provincia, sono la Culex pipiens, la Ochlerotatus caspius e la Aedes Albopictus, la famigerata tigre. «L’Anopheles c’è anche qui - conferma - ma la densità della popolazione (delle zanzare, ndr) è così bassa che il rischio associato è quasi zero». Il meccanismo che genera l’infezione è legato alla modalità con cui le femmine dell’insetto estraggono il sangue - precisa la ricercatrice - Per evitare la coagulazione inoculano una sostanza che la rallenta, il plasmodio si concentra proprio nelle ghiandole salivari dell’insetto». Leis osserva che la presenza di casi di infezione in Italia e in regione è spesso legata ai viaggi di immigrati in zone dove la presenza dell’insetto è radicata e al successivo rientro in Italia (se hanno sviuppato la malattia dopo la puntura) e alle vacanze di chi, in inverno, va a cercare il caldo in Paesi con presenza endemica di Anopheles».
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