«Basta interventi a blitz Da ora presenza costante»
di Alessandra Mura
Il questore Sbordone: si può fare di più e serve una nuova strategia Ma il futuro è l’integrazione: «Incontri con gli immigrati sui temi della legalità»
4 MINUTI DI LETTURA
Interventi meno massicci ma più frequenti, sanzioni amministrative ai consumatori di stupefacenti, collaborazione con il Comune per intraprendere un percorso di educazione alla legalità per gli extracomunitari che stazionano nell’area. Cambia la strategia di contrasto alla criminalità nella zona Gad. Ad annunciarlo è il questore Antonio Sbordone, in questa riflessione attorno al tema del “quartiere caldo” cittadino.
La Gad è un’area relativamente ristretta in cui si trova una anomala concentrazione di giovani nigeriani che non lavorano e sono del tutto slegati dal contesto cittadino. Di recente lei ha individuato in questi due elementi i problemi del quartiere. Ma le dimensioni ridotte della zona non dovrebbero al contrario rappresentare un vantaggio?
In teoria sì, ma la realtà della Gad è più complessa, non solo perché è un quartiere tutt’altro che periferico, e che insiste quindi sul centro cittadino, ma soprattutto perché è diventato un vero e proprio polo di attrazione per persone non residenti che trovano appoggi attraverso amici e parenti. A volte vengono ospitati per la notte, altre volte restano solo un giorno. Secondo un’analisi ancora parziale, dei 308 extracomunitari identificati in poco più di due mesi - dal 24 giugno al 30 agosto - solo 167 risultano residenti a Ferrara. E su 308, i pregiudicati sono 148, circa la metà.
Molti si chiedono: come è possibile che una situazione problematica circoscritta a un solo quartiere si prolunghi per così tanto tempo senza arrivare a una soluzione?
La tipologia di reati non aiuta, contro lo spaccio al minuto non possiamo fare molto. Li arrestiamo, ma per le piccole cessioni non si resta in carcere; oppure proviamo ad espellerli. L’unica strada secondo me è essere presenti, ed è quello che stiamo cercando di fare con i controlli rinforzati di queste settimane.
Tagliani ha detto che gli interventi-spot sono inefficaci.
Il sindaco, con cui ci siamo chiariti, ha ragione quando dice che bisogna fare di più. L’idea dei blitz aveva lo scopo di creare incertezza tra questi soggetti, arrivare quando meno se lo aspettavano. Ammetto che è servito solo parzialmente, i risultati sono stati inferiori a quelli sperati. D’ora in avanti punteremo su una maggiore continuità con una presenza magari meno massiccia ma più costante. Siamo partiti con Periferie Sicure e ora, chiedendo rinforzi da altre province, proseguiremo con i controlli capillari. Non potrà essere per un periodo infinito, ma di certo andrà avanti per diverse settimane.
Se ci sono i pusher vuol dire che ci sono i clienti.
I nigeriani certo non spacciano tra di loro. Per questo un’altra linea sarà quella di cercare di applicare sanzioni amministrative anche ai consumatori. Non certo per seguire la logica dell’untore, ma per rendere il quartiere il più possibile scomodo sia per chi vende che per chi compra. Certo servirebbero più forze.
La scarsità di risorse e di dotazioni adeguate è un problema sollevato ripetutamente dai sindacati della polizia di Stato. Qual è la situazione della Questura ferrarese?
C’è un 30 per cento di personale in meno, ma la carenza di organico non è il solo problema. L’età media è troppo alta e ci sarebbe bisogno di ricambio generazionale. Sulle Volanti ci sono persone che arrivate a questo punto della loro carriera dovrebbero fare altro, e a cui voglio rivolgere un plauso. Perché resistono.
Se i piccoli spacciatori sono più difficili da debellare, quali misure si stanno approntando sul fronte investigativo per incidere sul traffico su larga scala? Tanto più che di recente si è parlato anche di mafia nigeriana.
Sono stati fatti sequestri importanti di stupefacenti, la Mobile sta seguendo vari filoni di indagine. Non arriverei a parlare di mafia nigeriana, ma è indubbio che ci sia un’organizzazione che fa arrivare la droga a Ferrara come in altre città, e dove i pusher sono l’anello finale dello spaccio.
Parlando degli immigrati della Gad, lei ha detto che sono di fatto lasciati a se stessi.
Mi sono persuaso di dover fare un’azione di prevenzione provando, noi forze dell’ordine, a parlare con queste persone. Rilevo che c’è una grande ignoranza delle regole, quando invece l’integrazione passa per la legalità. Per questo nei prossimi giorni, d’accordo con il sindaco, proveremo a organizzare incontri con gli extracomunitari nei quali vari funzionari della Questura, ciascuno per il proprio settore, cercheranno di fornire tutte le informazioni su diversi aspetti della legalità, dalla circolazione stradale alle norme amministrative, e così via. L’isolamento di queste persone è totale, ma il futuro dovrà essere per forza quello dell’integrazione: non si torna indietro, chi ha lasciato il proprio Paese non ci ritornerà. Per questo non si può pensare a una prevenzione solo di tipo militare.
La Gad è un’area relativamente ristretta in cui si trova una anomala concentrazione di giovani nigeriani che non lavorano e sono del tutto slegati dal contesto cittadino. Di recente lei ha individuato in questi due elementi i problemi del quartiere. Ma le dimensioni ridotte della zona non dovrebbero al contrario rappresentare un vantaggio?
In teoria sì, ma la realtà della Gad è più complessa, non solo perché è un quartiere tutt’altro che periferico, e che insiste quindi sul centro cittadino, ma soprattutto perché è diventato un vero e proprio polo di attrazione per persone non residenti che trovano appoggi attraverso amici e parenti. A volte vengono ospitati per la notte, altre volte restano solo un giorno. Secondo un’analisi ancora parziale, dei 308 extracomunitari identificati in poco più di due mesi - dal 24 giugno al 30 agosto - solo 167 risultano residenti a Ferrara. E su 308, i pregiudicati sono 148, circa la metà.
Molti si chiedono: come è possibile che una situazione problematica circoscritta a un solo quartiere si prolunghi per così tanto tempo senza arrivare a una soluzione?
La tipologia di reati non aiuta, contro lo spaccio al minuto non possiamo fare molto. Li arrestiamo, ma per le piccole cessioni non si resta in carcere; oppure proviamo ad espellerli. L’unica strada secondo me è essere presenti, ed è quello che stiamo cercando di fare con i controlli rinforzati di queste settimane.
Tagliani ha detto che gli interventi-spot sono inefficaci.
Il sindaco, con cui ci siamo chiariti, ha ragione quando dice che bisogna fare di più. L’idea dei blitz aveva lo scopo di creare incertezza tra questi soggetti, arrivare quando meno se lo aspettavano. Ammetto che è servito solo parzialmente, i risultati sono stati inferiori a quelli sperati. D’ora in avanti punteremo su una maggiore continuità con una presenza magari meno massiccia ma più costante. Siamo partiti con Periferie Sicure e ora, chiedendo rinforzi da altre province, proseguiremo con i controlli capillari. Non potrà essere per un periodo infinito, ma di certo andrà avanti per diverse settimane.
Se ci sono i pusher vuol dire che ci sono i clienti.
I nigeriani certo non spacciano tra di loro. Per questo un’altra linea sarà quella di cercare di applicare sanzioni amministrative anche ai consumatori. Non certo per seguire la logica dell’untore, ma per rendere il quartiere il più possibile scomodo sia per chi vende che per chi compra. Certo servirebbero più forze.
La scarsità di risorse e di dotazioni adeguate è un problema sollevato ripetutamente dai sindacati della polizia di Stato. Qual è la situazione della Questura ferrarese?
C’è un 30 per cento di personale in meno, ma la carenza di organico non è il solo problema. L’età media è troppo alta e ci sarebbe bisogno di ricambio generazionale. Sulle Volanti ci sono persone che arrivate a questo punto della loro carriera dovrebbero fare altro, e a cui voglio rivolgere un plauso. Perché resistono.
Se i piccoli spacciatori sono più difficili da debellare, quali misure si stanno approntando sul fronte investigativo per incidere sul traffico su larga scala? Tanto più che di recente si è parlato anche di mafia nigeriana.
Sono stati fatti sequestri importanti di stupefacenti, la Mobile sta seguendo vari filoni di indagine. Non arriverei a parlare di mafia nigeriana, ma è indubbio che ci sia un’organizzazione che fa arrivare la droga a Ferrara come in altre città, e dove i pusher sono l’anello finale dello spaccio.
Parlando degli immigrati della Gad, lei ha detto che sono di fatto lasciati a se stessi.
Mi sono persuaso di dover fare un’azione di prevenzione provando, noi forze dell’ordine, a parlare con queste persone. Rilevo che c’è una grande ignoranza delle regole, quando invece l’integrazione passa per la legalità. Per questo nei prossimi giorni, d’accordo con il sindaco, proveremo a organizzare incontri con gli extracomunitari nei quali vari funzionari della Questura, ciascuno per il proprio settore, cercheranno di fornire tutte le informazioni su diversi aspetti della legalità, dalla circolazione stradale alle norme amministrative, e così via. L’isolamento di queste persone è totale, ma il futuro dovrà essere per forza quello dell’integrazione: non si torna indietro, chi ha lasciato il proprio Paese non ci ritornerà. Per questo non si può pensare a una prevenzione solo di tipo militare.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
