Cinque mesi dopo la caccia continua al fantasma di Igor
di Daniele Predieri
La figlia di Verri: il killer ha ucciso, ma anche altri hanno colpe Nell’Argentano chi cattura nutrie è protetto, ma non i cacciatori
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ARGENTA. «Cinque mesi. Sì, tra poche ore sono 5 mesi che Igor ha ucciso papà. Il punto della situazione? Lo stesso di 5 mesi fa: nessuna risposta dal ministro Minniti nè dal ministro Orlando alla lettera che ho inviato loro, che noi figli di Valerio Verri abbiamo inviato. Nessuno e dico nessuno che ci abbia chiamati, detto qualcosa, nemmeno una telefonata. Come abbiamo scritto in quella lettera di poche settimane fa, non vogliamo pacche sulle spalle, vogliamo chiarezza e giustizia sulla morte di nostro padre». Ricorda anche l’ora, Francesca Verri: era l’8 aprile, ore 19 circa, quando Igor Vaclavic/Norbert Feher, intercettato nel Mezzano dalla pattuglia di guardie ecologiche, Marco Ravaglia e Valerio Verri, apriva il fuoco, lasciando a terra il papà, ferendo gravemente Ravaglia.
Ma non spararono
Poi la fuga su un Fiorino bianco, la mancata sparatoria a Consandolo quando la pattuglia dei carabinieri lo blocca ma non spara per ben tre volte («non c’erano condizioni di sicurezza per farlo», diranno a verbale) e quindi l’inizio della caccia all’uomo tra Molinella e l’Argentano, che continua oggi.
Oggi nessuno parla o scrive più di Igor. Ogni tanto una “fiammata” dalla solita falsa pista o bufala, come l’ultimo presunto avvistamento a Milano, con decine e decine di Rambo della polizia (gli Uopi) a cercarlo, inutilmente, armi e mitra spianati.
Aspettiamo, è un latitante
«Basta sapere aspettare», dicono oggi gli inquirenti a chi chiede conto di questi 5 mesi di indagini: perchè Igor, ovviamente, lo cercano ancora. Tanti carabinieri e forze speciali, non il migliaio schierato le prime settimane e primi mesi. Ma ci sono ancora a controllare tutto l’Argentano e il Portuense, la casa di Igor. Che oggi è un latitante e come per tutti i latitanti, l’unica attività possibile è «stare sul pezzo»: controllare, intercettare, indagare su qualsiasi pista. Non smobilitare.
Controlli e indagini
Oggi, ancora oggi, ogni giorno nell’Argentano girano quattro pattuglie di carabinieri che vengono mandate di servizio dalla intera provincia e dal Bolognese. Oggi, ancora oggi, nella caserma di Molinella, gli inquirenti si riuniscono per fare il punto - se non quotidiano poco ci manca - degli sviluppi delle indagini. Indagini che sono state trasferite anche all’estero (Serbia dove lui è nato e ha famiglia e in Spagna dove ha trascorso anche una parte degli ultimi anni). E anche in Italia, nelle regioni vicine alla nostra.
Lo cercano ancora, dunque, ma non lo trovano.
Nemmeno un sussurro su Igor
Come già riferito, l’attività di controllo era stata tale - intercettazioni nel tempo e su centinaia e centinaia di persone - che avrebbe dovuto portare quantomeno ad un minimo risultato: un sussurro, una allusione su Igor. Nulla. E allora c’è chi ha anche pensato (sperato?) tra gli inquirenti che Igor potesse anche esser morto, là dentro, la sua casa, tra il Mezzano e l’Argentano. E che potrebbero trovarlo i cacciatori nelle loro battute, in quelle zone, che partono da queste settimane per tutto l’autunno- inverno prossimi.
Nessun allarme per i cacciatori
Proprio sui cacciatori emerge una contraddizione cui nessuno sa (vuole) dar risposta: se continuano i controlli nella zona; se comunque non c’è certezza che Igor non sia più qui; se - come si ricorda - erano state date istruzioni per l’uso ai cittadini nel caso si fossero imbattuti in Igor o fossero stati sequestrati da lui; se i famosi coadiutori a caccia di nutrie nel Mezzano e Argentano debbono, oggi, prima di uscire nelle loro attività segnalare quando e come lo faranno, perchè ai cacciatori non è stato detto nulla? Non soltanto nel caso si imbattessero in Igor, ma nella ipotesi che potrebbero trovare elementi, riscontri, prove, tracce: nessuno ha detto loro cosa fare e come farlo. La caccia stanziale - dicono gli esperti - è già partita oltre una settimana fa. Quella vagante partirà domenica prossima: perchè avvisare i coadiutori del possibile pericolo e non i cacciatori, in numero ben più alto?
Tutti sullo stesso piano
Dai fatti alle parole, quelle vergate negli atti giudiziari. Su Igor/Norbert sono ormai diverse le inchieste aperte: la prima sull’omicidio di Davide Fabbri ucciso nel suo bar a Budrio, e quella sulla morte di Valerio Verri trasferita alla procura di Bologna per competenza. A Ferrara restano le parole nelle carte degli esposti della famiglia Verri. Che hanno chiesto alla procura di valutare il mancato allarme che ha portato alla morte di Verri: «Lui, Igor - chiude decisa Francesca Verri - ha compiuto l’atto, ha ucciso. Altri, le persone che a nostro avviso hanno sbagliato, prima e dopo - duro dirlo ma è così - sono tutti sullo stesso piano».
Ma non spararono
Poi la fuga su un Fiorino bianco, la mancata sparatoria a Consandolo quando la pattuglia dei carabinieri lo blocca ma non spara per ben tre volte («non c’erano condizioni di sicurezza per farlo», diranno a verbale) e quindi l’inizio della caccia all’uomo tra Molinella e l’Argentano, che continua oggi.
Oggi nessuno parla o scrive più di Igor. Ogni tanto una “fiammata” dalla solita falsa pista o bufala, come l’ultimo presunto avvistamento a Milano, con decine e decine di Rambo della polizia (gli Uopi) a cercarlo, inutilmente, armi e mitra spianati.
Aspettiamo, è un latitante
«Basta sapere aspettare», dicono oggi gli inquirenti a chi chiede conto di questi 5 mesi di indagini: perchè Igor, ovviamente, lo cercano ancora. Tanti carabinieri e forze speciali, non il migliaio schierato le prime settimane e primi mesi. Ma ci sono ancora a controllare tutto l’Argentano e il Portuense, la casa di Igor. Che oggi è un latitante e come per tutti i latitanti, l’unica attività possibile è «stare sul pezzo»: controllare, intercettare, indagare su qualsiasi pista. Non smobilitare.
Controlli e indagini
Oggi, ancora oggi, ogni giorno nell’Argentano girano quattro pattuglie di carabinieri che vengono mandate di servizio dalla intera provincia e dal Bolognese. Oggi, ancora oggi, nella caserma di Molinella, gli inquirenti si riuniscono per fare il punto - se non quotidiano poco ci manca - degli sviluppi delle indagini. Indagini che sono state trasferite anche all’estero (Serbia dove lui è nato e ha famiglia e in Spagna dove ha trascorso anche una parte degli ultimi anni). E anche in Italia, nelle regioni vicine alla nostra.
Lo cercano ancora, dunque, ma non lo trovano.
Nemmeno un sussurro su Igor
Come già riferito, l’attività di controllo era stata tale - intercettazioni nel tempo e su centinaia e centinaia di persone - che avrebbe dovuto portare quantomeno ad un minimo risultato: un sussurro, una allusione su Igor. Nulla. E allora c’è chi ha anche pensato (sperato?) tra gli inquirenti che Igor potesse anche esser morto, là dentro, la sua casa, tra il Mezzano e l’Argentano. E che potrebbero trovarlo i cacciatori nelle loro battute, in quelle zone, che partono da queste settimane per tutto l’autunno- inverno prossimi.
Nessun allarme per i cacciatori
Proprio sui cacciatori emerge una contraddizione cui nessuno sa (vuole) dar risposta: se continuano i controlli nella zona; se comunque non c’è certezza che Igor non sia più qui; se - come si ricorda - erano state date istruzioni per l’uso ai cittadini nel caso si fossero imbattuti in Igor o fossero stati sequestrati da lui; se i famosi coadiutori a caccia di nutrie nel Mezzano e Argentano debbono, oggi, prima di uscire nelle loro attività segnalare quando e come lo faranno, perchè ai cacciatori non è stato detto nulla? Non soltanto nel caso si imbattessero in Igor, ma nella ipotesi che potrebbero trovare elementi, riscontri, prove, tracce: nessuno ha detto loro cosa fare e come farlo. La caccia stanziale - dicono gli esperti - è già partita oltre una settimana fa. Quella vagante partirà domenica prossima: perchè avvisare i coadiutori del possibile pericolo e non i cacciatori, in numero ben più alto?
Tutti sullo stesso piano
Dai fatti alle parole, quelle vergate negli atti giudiziari. Su Igor/Norbert sono ormai diverse le inchieste aperte: la prima sull’omicidio di Davide Fabbri ucciso nel suo bar a Budrio, e quella sulla morte di Valerio Verri trasferita alla procura di Bologna per competenza. A Ferrara restano le parole nelle carte degli esposti della famiglia Verri. Che hanno chiesto alla procura di valutare il mancato allarme che ha portato alla morte di Verri: «Lui, Igor - chiude decisa Francesca Verri - ha compiuto l’atto, ha ucciso. Altri, le persone che a nostro avviso hanno sbagliato, prima e dopo - duro dirlo ma è così - sono tutti sullo stesso piano».
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