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I 60 anni dall'invenzione

La plastica, rivoluzione tecnologica col marchio Ferrara

La plastica, rivoluzione tecnologica col marchio Ferrara

Dopo oltre mezzo secolo il polipropilene sviluppato al petrolchimico è al top. Se ne producono 60 milioni di tonnellate l’anno in 120 impianti nel mondo

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FERRARA. Il polipropilene è biancazzurro come la Spal, o color cotto come il Castello Estense. È una tra le materie plastiche più diffuse in assoluto, perché ne vengono vendute nel mondo oltre 60 milioni di tonnellate all’anno, che costituiscono circa il 26% di tutte le principali materie plastiche. Ma è anche, o dovrebbe esserlo, un simbolo della città: una parte significativa della produzione mondiale viene infatti realizzata attraverso tecnologie sviluppate e commercializzate da LyondellBasell, grazie all’eredità costruita attorno al primo impianto produttivo al mondo aperto in piazzale Donegani esattamente 60 anni fa, sulla base degli studi da Nobel di Giulio Natta.

Un’eredità, quella del primo polipropilene, che ritroviamo nella vita di tutti i giorni: in cucina e al market, con gli imballaggi alimentari rigidi (contenitori per frigoriferi e congelatori) e flessibili (film per le confezioni della pasta), che ne sfruttano la leggerezza; nelle conduttore di casa come in ogni cantiere, con i tubi per il trasporto dell’acqua calda e fredda in pressione e di scarico. Ma l’applicazione principe per visibilità e notorietà, anche legata all’innovazione italiana nel settore, è quella nella componentistica per l’automobile. In un’auto prodotta anche dalle marche più prestigiose ci sono circa 150 kg di plastiche, e il polipropilene ne conta da solo circa 60. Lo si trova nei paraurti, sotto al cofano, nei parafanghi ed all’interno vettura in diversi parti che vanno dalla piccola maniglia all’intera plancia porta strumenti. Il primo paraurti interamente in plastica è stato realizzato utilizzando un prodotto sviluppato a Ferrara nel Centro Ricerche Giulio Natta alla fine degli anni 70. Le applicazioni più “fini” si trovano nel settore medicale, con siringhe, provette ed altri oggetti di laboratorio, nei giocattoli, in alcune stoviglie di casa ed i mobili da giardino. «Nel futuro - dice Giampaolo Pellegatti, responsabile della gestione del portafoglio progetti d’innovazione LyondellBasell - ci aspettiamo che il consumo di polipropilene continui a salire, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, in modo importante per lo sviluppo di nuovi mercati ed applicazioni in sostituzione di materiali tradizionali».

L’eredità di Natta vive nel Centro ricerche che porta il suo nome, che resta sede centrale della ricerca del gruppo LYB ed è considerato il più importante per attività di ricerca e per sinergia con le produzioni commerciali della multinazionale esistenti nel sito di Ferrara. Oltre alla ricerca sono presenti impianti commerciali di catalizzatori, che servono a coprire il 35% di tutta la produzione mondiale di polipropilene, e di plastiche speciali. Al Centro Natta si aggiungono quello di Francoforte, Cincinnati e Houston: a Ferrara lavorano circa 400 persone impiegati nella ricerca e lo sviluppo di nuove tecnologie, catalizzatori e prodotti. «La nostra ricerca - spiega Pellegatti - inizia dalla sperimentazioni di base in laboratorio fino alla fase pre-commerciale, che avviene utilizzando impianti pilota capaci di produrre quantità sufficienti per condurre prove presso clienti. L’attività di ricerca del gruppo è perfettamente integrata con la strategia dell’azienda. I filoni principali della ricerca restano lo sviluppo di catalizzatori, di tecnologie e di prodotti più competitivi a più basso impatto energetico. Le linee guida più importanti per i prodotti al di la dei requisiti applicativi specifici sono: la migliorata leggerezza, buone proprietà organolettiche, la capacità di progettare e realizzare oggetti a costo contenuti rispetto ad altri materiali. Questi indirizzi di ricerca continuano a migliorare la qualità della nostra vita e hanno i seguenti denominatori comuni: basso impatto ambientale, sostenibilità, bassi sprechi, risparmio delle materie prime che sono limitate soprattutto in Europa».

La tecnologia Spheripol, sviluppata in piazzale Donegani, è la più diffusa al mondo per il polipropilene, con oltre 120 impianti. E il “marchio” di Ferrara ci è ben impresso sopra. (s.c.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA


 

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